Magistrati

Ionta (Dap): Lavoro ai detenuti, più risorse

Il capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, Franco Ionta, interviene al Salone della Giustizia di Rimini sul lavoro in carcere dei detenuti come forma di finanziamento degli istituti di pena. “Un carcere più aperto e più sicuro crea migliori condizioni – afferma – per i detenuti e per il lavoro degli agenti”.

Sono 13.384 i detenuti sottoposti a misure alternative al carcere. ” il dato fornito dal Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, aggiornato allo scorso ottobre e presentato al Salone della Giustizia. Sono sottoposti all’affidamento in prova 7.672 condannati, 881 godono del regime di semilibertà, mentre 4.831 detenuti sono agli arresti domiciliari. I dati sono quelli forniti dal capo del Dap (Dipartimento amministrazione penitenziaria), Franco Ionta, intervenuto ieri al Salone della Giustizia a Rimini. “Un carcere più aperto e più sicuro – ha detto – ha delle migliori condizioni per i detenuti e per il lavoro degli agenti. Chi ha più cultura e un lavoro non ha interesse a comportarsi male. Le risorse sono quelle che sono e il capitolo di bilancio è attraversato da sonore riduzioni: facciamo uno sforzo di creatività non facile, sfruttando tutte le risorse disponibili e cercando di attingere anche ad altre fonti”.
Sono 14.116 i detenuti, reclusi in carcere, che lavorano alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria. Solo 324 di loro hanno un impiego “extramurario”. In sostanza ha un’occupazione poco più del 20 per cento della popolazione detenuta. Solo il 14,58 per cento lavora per un datore privato, estraneo all’amministrazione penitenziaria. In 630, pari al 4,46 per cento dei reclusi, svolgono attività agricole. Gli altri sono impiegati soprattutto in attività di falegnameria, sartoria, legatoria, lavanderia, assemblaggio di componenti, pasticceria e realizzazione di oggetti in legno o altri materiali. I dati sono stati forniti dal Dap al Salone della Giustizia in corso a Rimini.
Nell’ottobre del 2009 il Dap ha registrato il marchio “Sigillo” che connota le attività imprenditoriali delle persone detenute, finalizzate “al pieno recupero delle loro capacità produttive per un sereno e proficuo reinserimento sociale”. I dati alla fine dello scorso ottobre sulle presenze in carcere parlano di 68.795 persone detenute.

ruggero rugliaro


Giornale numero: 230 - Pagina: 41