Enzo Boccia

Parla Boccia: L’impresa di stampare ai tempi di internet

Ventesimo appuntamento del ciclo “Intraprendenti”, format multimediale del Denaro dedicato a imprenditori e professionisti che non si arrendono. Questa settimana è il turno di Enzo Boccia, amministratore delegato di Arti Grafiche Boccia e presidente del gruppo Piccola industria di Confindustria. Di seguito proponiamo una sintesi dell’intervista condotta negli studi di Denarotv e che sarà trasmessa dall’emittente digitale stasera alle ore 21,05 e in replica sempre stasera alle 23,55, dopodomani alle 17,30 e domenica 23 gennaio alle ore 13. Il video integrale sarà disponibile su archivio.denaro.it. Dalla particolarità dell’iniziativa deriva il tono colloquiale e l’uso del tu, inusuale sui quotidiani e in particolare sul Denaro..

Riviste, giornali, depliant: vale la pena d’investire in rotative nell’era di Internet?
Sì, perché non esistono settori maturi e settori innovativi ma aziende innovative o mature. Arti Grafiche Boccia è un’azienda innovativa che opera in un settore maturo, che cresce ininterrottamente da oltre venti anni e che negli ultimi otto anni ha triplicato il suo fatturato.
Che oggi raggiunge il livello…?
Di 41 milioni di euro, con un incremento dell’8 per cento sul 2009. Veniamo da anni in cui il trend di crescita ha toccato anche il 25 per cento.
Quanto pesa l’export?
Intorno al 40 per cento, ed è in sensibile crescita.
Quante persone lavorano con te?
Circa centosessanta. Ed anche in questo caso aumentano anno dopo anno.
Sei in controtendenza visto che il settore se la passa male.
Il settore ha un indice negativo, ma è composto dalla somma algebrica di indici positivi e indici negativi
Qual è il segreto di Arti Grafiche Boccia? Come fate a prosperare mentre la concorrenza s’impoverisce?
Abbiamo fatto un grande passo, trasformandoci da stampatore a impresa di stampa. Non ci occupiamo solo di produzione, ma tendiamo all’eccellenza in ogni funzione aziendale con un’attenzione particolare al cliente. Quella di produzione non è l’unica funzione che conta.
Prima le macchine o le persone?
Nostro padre Orazio, socio fondatore dell’azienda, ha sempre rivolto forte attenzione alle persone. E ai talenti. Anche le Ferrari senza grandi piloti non possono esprimere tutta la propria potenzialità. A parità di tecnologia è l’uomo a fare la differenza.
Quando dici nostro padre a chi ti riferisci, oltre che a te?
A mio fratello Maurizio che condivide con me la conduzione dell’azienda e è nel Cda.
A proposito di uomini, hai scelto collaboratori di primo piano: il direttore generale Mario Renda viene dall’Espresso e il capo delle relazioni esterne Matteo Formenton è un ex Mondadori. Dove vuoi arrivare?
Ho cercato di fare quello che gli esperti chiamano passaggio da azienda patriarcale a istituzionale, con la famiglia sempre più impegnata a fare l’azionista. Oggi la nostra realtà è totalmente diversa rispetto a otto anni fa.
Quando ti vedo muovere in ufficio o tra le macchine non assumi mai l’aria del padrone e chi collabora con te non sembra un dipendente. E’ una scelta?
Il nostro obiettivo è costruire un’organizzazione a palla, che non sia piramidale e che faccia entrare contenuti e idee da ogni punto. Il successo si raggiunge quando tutti in azienda si sentono titolari.
Arti Grafiche Boccia è sul mercato da più di mezzo secolo fondata da tuo padre Orazio, oggi Cavaliere del Lavoro: come vive un pioniere come lui la trasformazione della sua creatura?
Il grande pregio di Orazio è la capacità di cambiare in funzione del contesto. E tiene a educare alla cultura d’impresa ogni suo collaboratore. E’ il “papà”, tra virgolette, di tutti noi. Ha saputo circondarsi di persone di qualità e ha fatto un passo indietro nell’interesse generale.
Qual è il più grande valore che ti ha trasferito?
Che la famiglia è al servizio dell’impresa e non viceversa. L’ha insegnato a me, a mio fratello e a tutta la comunità aziendale.
Quando tuo padre ha mollato le redini decidendo che tu e tuo fratello potevate reggere le sorti dell’impresa?
La forza di quest’azienda è il frutto di due grandi innesti: l’esperienza della prima generazione, molto tecnica, e l’innovazione della seconda, che ha messo in rete altre funzioni come la finanza, la direzione commerciale, il marketing e la visione europea. A mano a mano che i risultati arrivavano la delega si ampliava. E’ stato un lavoro graduale e continuo.
E’ vero che le persone che lavorano con te hanno una tuta con due bandiere, italiana ed europea?
Sì, e in più figurano il nome di chi la indossa e il logo dell’azienda. La bandiera dell’Unione c’è perché siamo europei e l’Europa è il nostro mercato domestico. La bandiera italiana testimonia il nostro orgoglio nel rappresentare la capacità del Paese in un settore, come la stampa, dove in apparenza siamo tutti uguali.
Che cos’è per te Salerno, città dove sei nato? Il luogo dove sorge lo stabilimento? Un indirizzo? Una complicazione nel lavoro?
Salerno è stupenda, come tutto il Sud e le nostre città ita­liane. Vi sono molto legato. Ma la ­nostra azienda possiede ormai le competenze per collocarsi in qualsiasi parte del mondo. Se ­restiamo qui è soprattutto perché siamo legati alla comunità di persone che si è formata nel tempo.
Hai mai pensato: Adesso basta, mollo tutto, lascio la Campania e vado da qualche altra parte?
Racconto una cosa per la prima volta: tre anni eravamo di fronte a un bivio, potenziare gli investimenti su Salerno o acquisire un’azienda del Nord che ci avrebbe garantito per otto anni un fatturato che si sommava al ritmo di crescita delle Arti Grafiche Boccia. Ha prevalso il calore del cuore…
Pentito?
No. Si sarebbe creato un conflitto interno e Salerno non sarebbe cresciuta come poi ha fatto. Abbiamo sciolto questo dubbio senza neanche discutere troppo, io, mio fratello e mio padre. I numeri e i risultati oggi ci danno ragione.
La cura Marchionne è utile per l’Italia o potrebbe finire con lo stroncare il Paese?
Quella di Marchionne è una cura che in Italia tanti settori e tante aziende hanno già fatto: dodicimila accordi di secondo livello ne sono la prova.
Quindi?
La cura Marchionne è vitale per la Fiat anche perché il livello del debito nazionale impedisce che risorse pubbliche possano affluire alle imprese. Non c’è grasso per nessuno e i cittadini non lo consentirebbero.
Hai figli?  Che percorso di studi hai scelto per loro?
Ho due figlie, che finora hanno scelto in autonomia. Federica, la prima, ha 17 anni e fa il liceo classico. Sara ha scelto invece il liceo scientifico.
Prevedi il loro ingresso in azienda?
Le lascerò libere di decidere. Ho solo chiesto a Federica, questa estate quando finirà la scuola, di seguirmi nel lavoro per sette giorni. Mio padre l’ha fatto con me quando avevo la stessa età e ne rimasi affascinato. Non mi aspetto che s’innamori. Vorrei però che almeno conoscesse questo mondo.
Come si comporta Orazio da nonno?
E’ perfetto. E proprio l’altro giorno m’invitava a introdurre Federica ai segreti dell’azienda. Gli ho potuto rispondere che è già pianificato.
Campania regione economicamente moribonda se non già morta. Vero o falso?
Sono tempi difficili, pieni di preconcetti a volte usati strumentalmente per fare i propri interessi o per limitare la forza d’imprese che stanno nel territorio. Abbiamo la necessità di narrare un Sud diverso perché ne abbiamo la possibilità.
Con quali strumenti?
Non vedo a livello regionale e nazionale una vera politica industriale capace di dare forza alle nostre potenzialità. Oltre alla blindatura dei conti e dei piani di rientro dobbiamo liberare le energie sane. Non possiamo solo resistere ma dobbiamo anche reagire. E poi insistere.

Alfonso Ruffo


Giornale numero: 009 - Pagina: 07