diritto dell’ impresa

I debiti aziendali nella cessione d'azienda

La cessione della azienda comporta il trasferimento del complesso della struttura operativa di una impresa, o anche solo parte di essa, da un soggetto a un altro.
L’introduzione, nel codice del 1942, di una regolamentazione organica del trasferimento d’azienda risponde ad una duplice esigenza: da una parte, quella di proteggere l’unità economica del complesso aziendale e tutelare la continuazione dell’impresa da parte del soggetto subentrante; dall’altra, quella di offrire tutela ai terzi creditori che potrebbero subire un pregiudizio dall’alienazione della componente principale del patrimonio del debitore.

ESIGENZE DA RISPETTARE
E’ proprio tale ultima esigenza ad aver ispirato il legislatore nel disciplinare il regime di circolazione dei debiti aziendali, che trova la sua disciplina nell’art. 2560 cod. civ..
In particolare, il secondo comma della disposizione in esame prevede, con riguardo al trasferimento di un’azienda commerciale, la responsabilità solidale dell’acquirente dell’azienda per il pagamento dei debiti relativi all’azienda ceduta, sorti prima del trasferimento. Tale responsabilità si aggiunge a quella dell’alienante che, ai sensi del primo comma, non è liberato dal pagamento dei debiti aziendali a meno che non risulti il consenso dei creditori, ed è posta, appunto, a tutela dei creditori dell’azienda, i quali vedono affiancarsi all’originario debitore, ovvero l’alienante, un altro soggetto, l’acquirente, in funzione lato sensu di garanzia. L’esigenza di preservare le ragioni creditorie viene, tuttavia, ad essere bilanciata con quella di tutela dell’acquirente, il quale non può assumere la responsabilità in relazione a debiti aziendali dei quali potrebbe anche non essere a conoscenza: in tale considerazione trova fondamento il limite, normativamente imposto, della iscrizione dei debiti aziendali dai libri contabili obbligatori, ai fini della configurabilità stessa della responsabilità dell’acquirente. La disciplina codicistica, tuttavia, non dispone in ordine a due aspetti particolarmente critici: se il presupposto dell’iscrizione dei debiti aziendali nei libri contabili obbligatori possa essere surrogato da altre circostanze; se la disciplina dell’art. 2560 cod. civ. sia applicabile anche in relazione a debiti di natura extracontrattuale.

LA GIURISPRUDENZA
Per quel che concerne il primo aspetto, determinante è stato l’intervento della giurisprudenza nel chiarire il valore di tale limite: è, infatti, orientamento unanime quello in base al quale l’iscrizione dei debiti nelle scritture contabili obbligatorie dell’azienda ceduta è da considerarsi quale vero e proprio elemento costitutivo della responsabilità del cessionario. Le conseguenze sono rilevanti se solo si consideri che l’onere di provare l’esistenza del debito nelle scritture contabili obbligatorie grava sul creditore che intenda far valere il relativo credito: ciò comporta che, laddove questi non sia in grado di fornire la prova di cui sopra, nessuna responsabilità sarà addebitabile al cessionario.

NIENTE SURROGHE
L’elemento dell’iscrizione dei debiti nei libri contabili non può, inoltre, essere surrogato dalla prova che l’acquirente fosse comunque a conoscenza dell’esistenza dei debiti: la giurisprudenza è, infatti, estremamente restrittiva nell’interpretazione di tale elemento,  e ciò anche in considerazione della natura eccezionale dell’art. 2560 cod. civ. e, dunque, della sua inestensibilità in via analogica. Tali considerazioni sono state ribadite anche in relazione a fattispecie di cessione fraudolenta. Relativamente al secondo aspetto, si osserva che l’applicabilità della disciplina prevista dall’art. 2560 cod. civ. ai debiti di natura extracontrattuale sarebbe, senza dubbio, in linea con l’esigenza di tutela dei terzi creditori i quali, altrimenti, vedrebbero ingiustamente sottratta tale categoria di debiti al patrimonio posto a garanzia delle loro ragioni. Taluna dottrina si è espressa sul punto, anche se incidentalmente, affermando che non è detto che i debiti relativi all’azienda debbano necessariamente avere la loro contropartita in beni o servizi: i debiti aziendali possono, invero, avere la propria fonte anche in un fatto illecito. Pertanto, la responsabilità del cessionario dell’azienda potrà configurarsi anche con riguardo a debiti di natura extracontrattuale. Non manca, tuttavia, chi osserva, evidenziando il limite della iscrizione dei debiti nei libri contabili, che è difficilmente immaginabile, o quantomeno raro, che l’imprenditore compia scritturazioni contabili anche per eventuali fatti che siano fonte di responsabilità aquiliana: con la conseguenza che la responsabilità dell’acquirente sarà, per lo più, limitata ai debiti contrattuali.

RARA PRONUNZIA
Quanto alla giurisprudenza, in una rara pronuncia sul tema si è riconosciuta la configurabilità della responsabilità solidale dell’acquirente, ai sensi dell’art. 2560 cod. civ., relativamente ad obbligazioni risarcitorie, derivanti da danni cagionati a terzi dal cedente durante l’adempimento di obbligazioni inerenti l’esercizio dell’azienda ceduta. La giurisprudenza ha, tuttavia, precisato che, anche in relazione a tale categoria di debiti, tale responsabilità potrà configurarsi esclusivamente laddove questi risultino iscritti nei libri contabili obbligatori dell’azienda ceduta.

a cura di
Studio legale
Astolfo Di Amato e associati

Fiammetta Caggiano


Giornale numero: 36 - Pagina: 9