I maestri liutai al Met

Oltre alle melodie famose, ad artisti lirici che hanno dato lustro alla canzone napoletane, Napoli e la sua terra hanno esportato nel mondo, ma soprattutto a New York, la sofisticata arte dei suoi maestri liuitai. Lo scorso 9 febbraio al Metropolitan Museum di New York e’ stata inaugurata la mostra Guitar Heroes: Legendary Craftsmen from Italy to New York (curata da Jayson Kerr Dobney e resa possibile in parte da Mrs .e Mr. Richard Chilton, jr.) e restera’ aperta sino al prossimo 4 luglio. La mostra sta ricevendo un successo di pubblico e critica assolutamente inaspettati, rilevando anche il volto e la cultura di una Napoli popolare ma ingegnosa che seppe cogliere ed ampliare la grande potenzialita’ di una antica tradizione artigiana in terra d’America. Una mostra straordinaria che occupa due gallerie . Nella prima vi sono esposti violini, viole, violoncelli di fabbricazione varia: si va da uno Stradivari (mod. Antonious) a varie chitarre fabricate a Venezia (attribuita a Matteo Sales 1630), a Milano (Giuseppe Presbler, 1796) a Bologna (Johannes F. Guidantus, circa 1750). La galleria due porta per titolo Naples to New York: una magnifica esibizione dell’ingegno napoletano in terra d’America sia nella costruzione di strumenti a corde che di gruppi artistici.
Fu l’immigrazione di massa dal Meridione d’Italia che permise agli americani una diffusa conoscenza della tradizione canora napoletana e degli strumenti musicali che la accompagnavano. Nel corso del decennio del 1880 gli Stati Uniti, da Est ad Ovest, impazzirono per i mandolin napoletani, facendo aumentare le vendite a dismisura anche sull’onda di uno straordinario gruppo musicale denominato gli Spanish students. Gli italiani fiutarono il successo e si trasformarono in abili cantanti di melodie spagnole accompagnandosi con mandolini tra di essi spicco’ Angelo Tripoldi che formo’ la sua band ed inizio’ ad importare mandolini da Napoli, fabbricati da Giuseppe Vinaccia. Esplose la pratica di imparare a suonare I mandolin di ogni taglia, sin quando Angelo Mannello da Morcone arrivo’ a New York per impiantarvi una bottega per la costruzione dei ricercati strumenti, tanto che I suoi strumenti furono esposti alla esposizione universal di Chicago del 1893. Mannello fu seguito a New York da altri maestri liuitai Camillo di Leo di Palermo e Nicola Calaca e dai fratelli Vinaccia da Napoli. Una scuola di maestri liuitai era nata in terra d’America. Mannello divenne famoso per la straordinaria cura nella decorazione dei mandolini da lui fabbricati , alcuni ricoperti con avorio e madreperla. La ditta Mannello nel 1895 arrivo’ a fatturare oltre settimila dollari solo dalla vendita di mandolini. Nel 1886 si trasferi’ a New York Luigi Ricca, altro maestro liuitaio che in America avvio’ anche la costruzione di pianoforti, dalla sua scuola uscirono Charles Biggio, Antonio Grauso ed Antonio Russo che aprirono I loro laboratori di strumenti a corde. Ad essi seguirono Nicola Turturro che opero’ sempre su scala ridotta preferendo l’accuratezza del prodotto alla produzione piu’ estesa e John D’Angelico figlio di emigrant italiani che si stabilirono nella Little Italy di New York a rilanciare la produzione e la fama dei liuitai italiani. D’Angelico opero’ sempre a Manhattan e pur mantenendo un design Italian non rinuncio’ a confrontarsi con un gigante Americano come la fabbrica Gibson. Dalla bottega di D’Angelico emersero due maestri liuitai Vincent Di Serio e James D’Acquisto (entrambi figli di emigrati napoletani) che iniziarono a frequentare la bottega di D’Angelico all’eta’ di dodici anni… ad essi si e’ aggiunto negli anni settanta del secolo scorso John Monteleone, da Islip, New York, che ormai e’ l’indiscusso maestro della liuiteria Americana. Con le sue chitarre suonano i piu grandi musicisti del mondo. Una Napoli che ha saputo comunicare all’America la sua ingegnosita’ e la sua arte che I Newyorkesi stanno amando profondamente.

Vincenzo Pascale, New York City.