Matteo Brunati lavora per il Gruppo TeamSystem e si occupa di strategie Web per un uso più consapevole della Rete. Associato ad Iwa Italy, è tra i promotori del movimento Open Data italiano, animatore del progetto Spaghetti Open Data (spaghettiopendata.org) ed evangelizzatore del Data Web Marketing prossimo venturo. Recentemente ha iniziato a contribuire anche ad un gruppo di lavoro del W3C per aggiornare la specifica tecnica dietro alla messa in cantiere degli Open Data stessi nella Rete
Open Data, di cosa si tratta?
In pratica sono dati distribuiti in Rete con licenza di riuso, anche commerciale, in un formato leggibile dalle macchine e indicizzabile dai motori di ricerca. Servono ad abilitare quello che l’Unione Europea definisce PSI, Public Sector Information. Un settore dell’economia immateriale valutato oltre 27 miliardi di euro. La dimensione degli Open Data unisce l’evoluzione tecnologica del Web quale vettore di tale riuso dei dati e la consapevolezza che ci sono nuove catene del valore e nuovi business nell’economia della conoscenza. Una sfida non da poco, che vede l’Italia ancora indietro, anche per colpa del cultural divide su tali temi.
Come si sta muovendo l’Italia in tale ambito?
Secondo alcuni filoni; fra questi, la mailing list Spaghetti Open Data, nata nel novembre 2010 e che ha creato una prima raccolta dal basso di dati pubblici che sono sparsi per la Rete e che dovrebbero essere trasformati in Open Data per essere valorizzati. Da segnalare anche Datagov.it, associazione che si sta muovendo per creare consapevolezza, anche politica, attorno a tale tema e LinkedOpenData.it (linkedopendata.it), un ulteriore sviluppo e relativa associazione che porta avanti il Linked Open Data, il massimo della tecnologia e delle potenzialità del riuso del dato open nella Rete. Una serie di iniziative che vedono un lento, ma grande movimento dal basso che cerca di svegliare le coscienze anche di noi tutti cittadini attivi, prima che della politica in toto. Ma alcune Regioni si stanno muovendo, prima tra tutte la Regione Piemonte, vera apripista ufficiale dell’impegno istituzionale in tale dimensione.
A cosa sta lavorando sul tema?
Prima di tutto si continua l’opera di divulgazione per aumentare a tutto tondo la consapevolezza di tali temi nel nostro Paese, poi sto riprogettando un Ad network etico per una rielaborazione degli Open Data a vantaggio dell’advertising e della Social Media Optimization. Qualche piccolo progetto per unire le potenzialità degli Open Data e l’urbanistica partecipata sarà presentato a Forum PA il prossimo maggio, e nel frattempo, un po’ di sano civic hacking per aiutare a far comprendere la filiera di creazione del valore per il sistema Italia, un sistema che ha bisogno di riconcentrarsi a fondo sui fatti che lo costituiscono e meno sulle parole.
Marketing, Open Data e advertising online: una relazione che chiama Data Web Marketing.
Per il marketing che si coniuga con i principi della Rete, il farsi trovare è fondamentale. E’ anche vero che la Rete permette una dimensione meno invasiva rispetto alla classica dimensione della promozione: perché non usare i vantaggi del luogo della Rete per abilitare nuove forme di integrazione e di comunicazione, anche etica, nei confronti delle persone? Per creare e mantenere una relazione non più su meri messaggi, ma su qualcosa di assai più importante. I dati sono i nuovi messaggi. Questo è l’ambito entro il quale si muove il Data Web Marketing, che qualcuno chiama anche Open Data applicato all’ambito privato. Io ci sto ragionando sulla rifondazione di un network di advertising che riapplichi tali concetti. Una filiera corta anche per l’informazione, per una volta. L’Open Data ha molto da dire su tale aspetto. Etica ed Open Data sono assai vicini per la trasparenza che abilitano, e per il maggior contesto e la maggior emersione dell’informazione che davvero stiamo cercando.
Internet per tutti
Open Data, un mercato da 27 miliardi
Di Pasquale Popolizio – giovedì 24 marzo 2011Postato in: Futura
Pasquale Popolizio
Giornale numero: 54 - Pagina: 22

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non ho capito da dove deriva la valutazione “generale” del mercato, comunque mi sembrano tutte buone iniziative!
@simone: la valutazione del mercato è stata fatta dalla Commissione Europea, qui trovi i riferimenti http://www.letthedataflow.ca/content/why-open-data
E qui il link ufficiale:
http://ec.europa.eu/information_society/policy/psi/mepsir/index_en.htm