Dalla riqualificazione dell’area occidentale di Napoli allo sviluppo del digitale: così la Campania utilizzerà le risorse comunitarie del Fesr (Fondo europeo per lo sviluppo regionale): molte buone intenzioni ma non sono poche le scelte contraddittorie
Sui 15 Grandi Progetti Fesr 2007/2013 della Regione Campania inviati a Bruxelles, per i pochi dati in nostro possesso non v’è nulla da eccepire su quelli relativi al risanamento ambientale e valorizzazione dei Campi Flegrei e dei Regi Lagni, al Polo agroalimentare e regionale, al Polo logistico floro-vivaistico, al Cam-Bio, le rete delle eccellenze biotecnologiche, alla metropolitana regionale, alla logistica e i porti , alla riqualificazione del fiume Sarno, alla tangenziale delle aree interne e sul progetto relativo all’alta capacità Na-Ba. C’è invece da restare basiti nel leggere cosa intende si fare sui seguenti progetti.
Area ex Italsider di Bagnoli
Merita una divertente riflessione la dizione “Bagnoli-Cordoglio” usata dagli estensori del documento. In occasione della sospensione della balneazione per la scoperta dei mille veleni nella sabbia delle spiagge di Coroglio ho scritto sul Roma del 29 luglio 2005 (…) “A causa dei veleni cancerogeni, dei decennali ritardi, dei costi siderali e delle mille traversìe mi pare che si debba ribattezzarlo litorale di Cor(d)oglio; più cordoglio di così…”. Talchè il mio computer scrive sempre “Cordoglio” e mi tocca continuamente correggere. Resta un mistero che ciò possa capitare al computer della Regione. A meno che…Ma veniamo ai contenuti.
Il Grande Progetto per Bagnoli prevede la bonifica dell’area (ma non una parola sul fatto che è cominciata nel lontano 1996 e che è costata alcune centinaia di milioni di euro che sarebbe ora di precisare), la realizzazione di un Parco Urbano con annesso Parco Sportivo (ma non una parola sugli eccessivi costi e sulle critiche alle dimensioni del parco pari a quello della reggia di Caserta e non un cenno al fatto che il Parco dello Sport è quasi ultimato in via Leonardi Cattolica), la conversione di un sito di archeologia industriale dei residui impianti dismessi (ma non precisa quale, anche se è facile pensare all’ ex Acciaieria, e non dice che genere di riuso si intende realizzarvi né che fine faranno gli altri 16 siti di archeologia industriale previsti nel vigente Pua). Inoltre si parla della definizione di un piano strategico per Bagnoli che occupa un posto di rilievo nella programmazione regionale ( ma davvero? c’è da sperare che questo piano confermi l’impegno preso del presidente Caldoro di organizzare un concorso internazionale di idee, propedeutico alla redazione di un nuovo Pua). Il documento provoca una forte delusione perché non dice un No inequivocabile al contestatissimo porto turistico, bocciato dalle Soprintendenze e dalla Direzione regionali ai beni paesaggistici. E non fa il minimo accenno alla necessità, largamente condivisa, di puntare sul recupero dell’isolotto di Nisida come attrattore turistico di livello mondiale. E nemmeno alla necessità di puntare sulla re-industrializzazione ecocompatibile di Bagnoli (ricordo che il 16 aprile 2007 sono convenute nella sede dell’Unione industriali di Napoli 46 imprese nazionali e internazionali, che si sono impegnate a realizzare a Bagnoli impianti industriali hi-tech. E ricordo che il 19 novembre 2009 si è svolto alla Città della Scienza un megaconvegno sulla re- industrializzazione di Bagnoli dal titolo. “Ripensare Bagnoli è ripensare lo sviluppo di Napoli e del Sud secondo un modello ecologicamente e socialmente sostenibile, che non può essere basato solo su Turismo e Servizi ma che deve consistere in una vera re- industralizzazione, fondata sull’industria ad elevato valore aggiunto di conoscenza in una prospettiva euro-mediterranea”).
Infine, ci si è dimenticati di ribadire l’urgenza di rimuovere la colmata a mare nel rispetto di due Accordi di Programma e dei due Piani urbanistici di Bagnoli. La Regione deve chiarire cosa intende fare.
Recupero Albergo dei Poveri
Non riporto per decenza tutta la fraseologia stravagante e criptica del documento (recupero e riuso per fasi e funzionali verticali…Grande Progetto infrastrutturale di alto valore, sia simbolico che economico, maturo sia in senso istituzionale che tecnico e finanziario…che intende completare, nel rispetto della multifunzionalità, flessibilità e accessibilità, l’attività di valorizzazione dell’impianto originario che costituisce, per forma e dimensione, esempio ineguagliabile della magnificenza civile del 1700…). E altri ridicoli vaneggiamenti che non spiegano cosa concretamente si intende fare. A tale riguardo è bene ricordare che la Carta del Restauro raccomanda di definire la destinazioni d’uso di un edificio storico prima di procedere agli interventi di consolidamento statico e di recupero delle strutture perchè le due operazioni sono intimamente legate e interdipendenti. Ma, in violazione di questo principio, il Comune ha eseguito interventi di “restauro” delle facciate consistenti in rifazione degli intonaci e delle pitture che, alla fine, restituiranno una immagine della Fabbrica settecentesca levigata, leccata, lucente e colorata completamente diversa da quella consolidata nell’immaginario collettivo. Qualcosa di oscenamente simile a una caramella charms.
Ma il fatto di estrema gravità è che non si fa alcun cenno ai progetti di recupero proposti da Nicola Pagliara, Massimo Rosi, Cesare De Seta, Guido D’Agostino, Marcello Gigante, Raffaele Cercola, Paolo Lèon, Francesco Lucarelli, Enrico Cardillo e Jean Noel Schifano (ne proponeva la destinazione a sede del Parlamento Ue per sei mesi all’anno in alternanza con Strasburgo e la sindaca Iervolino andò in visibilio). Per averla condivisa e integrata, non posso non ricordare la proposta del compianto amico Max Vajro del 2002 consistente nel destinare palazzo Fuga a sede della grande statuaria, liberando il Museo Archeologico. Una dimenticanza imperdonabile. O una tracotante presunzione.
Polo fieristico
“E’ prevista la realizzazione di un polo fieristico e congressuale in grado di potere entrare in competizione con quelli nazionali e internazionali e di porsi come “porta d’accesso” alle economie del Mediterraneo (…) collocato in un’area di circa 250.000 mq, comprendente padiglioni, strutture di servizio e spazi espositivi all’aperto….collegato ala Mostra d’Oltremare con una fitta rete di trasporti pubblici urbani, sia su ferro che su gomma”. A me sembra un’idea balzana perché non tiene conto dei centri congressuali previsti a Bagnoli e alla Mostra e dei numerosi padiglioni espositivi esistenti alla Mostra. Perciò si tratta un Grande Progetto da accantonare a favore del rilancio della Mostra, che sul Denaro del 13 giugno ’96 ho proposto di inserire nel patrimonio Unesco.
Sistema degli aeroporti
Condivisibile la volontà di realizzare l’aeroporto di Grazzanise (era ora ) ma non altrettanto l’idea di conservare quello di Capodichino “ circondato da insediamenti abitativi che mal si conciliano con le esigenze di uno scalo aereo di rilevanza internazionale“. Il consiglio comunale ha votato all’unanimità la delocalizzazione di questo aeroporto e la destinazione dell’area a grande parco urbano. Credo che Napoli sia l’unica città al mondo ad avere un aeroporto nel centro cittadino.
Allarga la rete
Con la dizione “banda larga” ci si riferisce in generale alla trasmissione e ricezione dati, inviati e ricevuti simultaneamente in maggiore quantità, sullo stesso cavo. Nell’ambito della “teoria dei segnali” questo termine è usato per indicare i metodi che consentono a due o più segnali di condividere la stessa linea trasmissiva. Il Grande Progetto (chiamiamiolo pure così) è encomiabile e condivisibile. Però… Non credo di essere il solo a ricordare che le strade di Napoli sono state sconvolte per alcuni anni con scavi e posa di cavi per realizzare il così detto “ cablaggio della città”, che, in fondo e pur con alcune differenze, ha lo stesso scopo della “banda larga”: trasmettere segnali all’interno degli edifici attraverso cavi e armadi contenenti permutatori e fasci di fili. Dopo avere speso centinaia di milioni di lire (bisognerebbe sapere esattamente quanti ) per scavare, posare cavi e installare diecine di migliaia di armadi non se n’è saputo più nulla. Peggio: i cavi sono rimasti sotterrati e la gran parte degli armadi sono stati vandalizzati. Ce ne sono tre a Parco Grifeo, sgarrubati e senza fili, che mi ricordano i disagi per anni provocati dai lavori del “cablaggio”. Io penso che sarebbe il caso che la Regione incaricasse alcuni esperti con il compito di fare luce su questo “fallimento “ per farci conoscere i responsabili e i costi.

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