Ventennale del Denaro

Io, tu, egli, noi, voi, essi. Tutti amano il Denaro

Vent’anni
di Alfonso Ruffo

Era il 9 maggio 1991, un giovedì, quando il primo numero del Denaro raggiungeva le edicole della Campania con l’ambizioso progetto di diffondersi presto in tutto il Sud per poi essere in grado di parlare al Nord. Il nome era stato scelto durante una cena tra due sociologi della stessa scuola, Francesco Alberoni e Orazio Mazzoni: il primo autore di libri di successo e raffinato divulgatore, il secondo tra i giornalisti più famosi del Paese con direzioni e premi importanti.

L’idea mi fu comunicata seduta stante, per telefono, e la mia pronta adesione servì a superare ogni dubbio residuo. La testata che mi accingevo a pilotare, la prima specializzata in economia e politica nel Mezzogiorno, si prestava a equivoci e pesanti giochi di parole soprattutto considerando la città in cui era concepita. Fui costretto a chiarire il senso e la portata della decisione nell’articolo di fondo che troverete riprodotto nella fedele replica del primo numero che oggi diffondiamo per celebrare l’anniversario.

Mi venne in soccorso l’enciclica Centesimus Annus appena emanata da Karol Wojtyla che all’uso del denaro e al significato del capitalismo dedicava decisive parole d’interpretazione. Sarà un caso, ma avere modo di rileggerle oggi in tutta la loro freschezza e all’indomani della beatificazione di quel Papa straordinario, avvenuta il primo maggio a Roma, è motivo di conforto per l’attualità del messaggio che ritroviamo nello spirito del Giubileo indetto per Napoli dal suo Arcivescovo Crescenzio Sepe che tante coscienze sta risvegliando dal sonno.

Dunque, stava per partire un’esperienza straordinaria. Mazzoni associò la figlia Clelia nella gestione e nel capitale d’avvio ed io ci misi il frutto delle mie liquidazioni dal Giornale di Napoli e da Napoli Oggi che nella fase finale avevo anche diretto. Ferdinando Ventriglia e Grazia Scartaccini, signore e signora dell’allora Banco di Napoli, vollero credere nell’iniziativa assicurando un interessante contratto pubblicitario scontando il quale potemmo acquistare i primi computer della Apple i cui schermi fanno ancora bella mostra del mio ufficio. Tra i sostenitori si aggiunse presto il gruppo Fime presieduto da Sandro Petriccione e diretto da Giovanni Mazzocchi.

Non fecero mancare il loro appoggio Manlio Albi Marini attraverso la Banca della Provincia di Napoli ed Ernesto Valentino con la Popolare dell’Irpinia. Fin dalle prime battute e per un lungo periodo non ha fatto mancare un appoggio convinto il gruppo Cis, poi anche Interporto, poi anche Vulcanobuono, su impulso del suo presidente Gianni Punzo.

Dovevamo garantirci un’iniezione robusta di pensiero e demmo alla luce due organismi di accompagnamento – un comitato tecnico scientifico e l’associazione culturale Officina di economia – dove riunimmo alcune delle menti più fervide e attive che siano ancora in circolazione: Paolo Savona, Massimo Lo Cicero, Lucio Scandizzo, Mariano D’Antonio, Salvatore Vinci, Antonio Ricciardi, Raffaele Cercola, Michele Bagella, Luigi Paganetto, la stessa Clelia Mazzoni. Memorabili i convegni capresi ai quali ha spesso preso parte, tra molti altri, Enzo Giustino.

A far parte della redazione furono chiamati alcuni giovanissimi che si erano distinti in nuovi giornali, in particolare Napoli Oggi e il Giornale di Napoli, fondati da Mazzoni dopo aver lasciato la direzione del Mattino. Nella gerenza, che all’interno riproduciamo per intero, figurano tra gli altri Francesco Benucci, Bruno Bisogni, Marco Esposito, Giorgio Gradogna, Angelo Lomonaco, Enrico Sbandi. A titolo grazioso concessero la loro collaborazione un asso del mestiere come Roberto Ciuni e l’eurodeputato Enzo Mattina che accettò di spiegare con metodo da Bruxelles vantaggi e vincoli dell’allora Comunità.

Dopo vent’anni e molti accadimenti pubblici e privati – scompare l’intervento straordinario, scoppia tangentopoli, Bassolino avanza e si consolida sulle macerie del vecchio ordine politico, viene fatto fallire il Banco di Napoli con questo minando l’intero sistema meridionale del credito e dell’industria, muoiono Ventriglia e Mazzoni, irrompe Internet, cala la più lunga e seria crisi finanziaria di sempre, saltano i conti della Regione e degli enti locali – la nostra piccola imbarcazione è ancora in acqua e la rotta è sempre la stessa.

Il Denaro resta “il giornale di chi lavora e produce”, secondo lo slogan del suo lancio pensato con l’inarrestabile Toto Petrone, e non cambia la formula di attenzione al mondo delle imprese, delle professioni e delle istituzioni anche se si affievolisce la possibilità che ci si allarghi in altre regioni: mancano le risorse di cui il territorio diventa avaro e il web provvede meglio della carta stampata. Nel 2001 il settimanale si trasformava in quotidiano e qualche anno più tardi la gestione della testata veniva affidata a una cooperativa composta da quasi tutti coloro che vi lavorano in qualità di giornalisti, grafici, amministrativi. Ci siamo presi pure il lusso di fondare un mensile patinato, il Den. Da un serrato confronto con il designer Pino Grimaldi nasceva il logo che oggi compare in rosso sulla testata e identifica il gruppo: un essenziale e stilizzato sguardo del leone. L’immagine di copertina nell’ultima riforma grafica è stata disegnata dal maestro Lello Esposito.

Nella vecchia società di capitali, che continua a custodire il marchio, si affacciano con il trascorrere del tempo diversi amici: Ambrogio, Massimo e Vanna Prezioso, Tommaso Iavarone, Paolo Scudieri, Amedeo Giurazza, Andrea Rea, Ugo Righi, Unioncamere Campania sotto la presidenza di Costantino Capone. Si può definire storico il rapporto con l’Aci di Antonio Coppola e fu rilevante un progetto realizzato agli esordi con Carlo Borgomeo.

Vicinanza e simpatia ci sono state assicurate dagli Ordini professionali e da presidenti come Luigi Vinci, Paolo Pisciotta, Enrico Guerra, Achille Coppola, Francesco Russo, Francesco Landolfi, Franco Tortorano, Emilio Ciccarelli, Paolo Giugliano, Giovanni Prisco, Vincenzo Pappa Monteforte. Abbiamo collaborato e collaboriamo con molte associazioni imprenditoriali: con la Confcommercio di Maurizio Maddaloni (ora presidente della Camera di commercio) e la Claai di Alessandro Limatola, con la Confapi di Sergio Fedele, Emilio Alfano, Dario Scalella, ora rappresentata da Pasquale Bruscino, e la Federdirigenti di Carlo Rosini, Gabriele Acquaviva, Annibale de la Grennelais. Alla serie non mancano i costruttori prima con Prezioso e ora con Rudy Girardi.

Un forte legame ci ha tenuto stretti a Confindustria, tanto da essere spesso scambiati per una sua emanazione. Con la compagine di Napoli, poi, la collaborazione risale ai tempi di Napoli Oggi e del primo mandato di Salvatore Paliotto. E’ motivo di soddisfazione che sia proseguita senza interruzione con Salvatore D’Amato, ancora Paliotto, Gaetano Cola, Paolo De Feo, Antonio D’Amato, Tommaso Iavarone, Gianni Lettieri al quale è da poco subentrato Paolo Graziano. Dipende anche da questo rapporto speciale l’aver avuto il privilegio di tenere la redazione a Palazzo Partanna, nella centralissima piazza dei Martiri. Con l’associazione di Salerno realizziamo il mensile Costozero voluto da Antonio Paravia e accolto da Agostino Gallozzi. Strepitosa l’intesa con i giovani imprenditori (risale all’epoca in cui giovane ero anch’io) che s’invera tuttora nel convegno annuale di Capri. Istruttivo il lavoro svolto sull’estero con lo Sportello Sprint di Edoardo Imperiale, edificante la relazione con il gruppo di amici raccolto intorno a Felice Siciliano e Tonino Romano culminante nel meeting di Rimini.

Più e più volte abbiamo conosciuto difficoltà (ah, il mercato!) e sempre finora siamo riusciti a superare le fasi acute del disagio cogliendo anche l’opportunità d’investire in nuovi indispensabili mezzi di comunicazione come il portale web e la tv, prima satellitare ora digitale, grazie soprattutto alla partecipazione di nuovi compagni di viaggio: Pietro Altieri, Fortunato D’Angelo, Alessandro Miranda, Maurizio Landolfi, Giovanni Cimmino, Piero Gaeta, Giuseppe e Salvatore Esposito, Alfredo Giacometti, l’Associazione regionale dei costruttori, l’Unione degli industriali di Napoli, alcuni dei quali hanno poi deciso di lasciare.

Per la loro pazienza meritano di essere ricordati alcuni tra gli amministratori e i sindaci che per più tempo ci hanno accompagnato nel cammino condividendone le asperità: Mario Mustilli, Claudio Azzolini, Roberto Continisio, Enzo Ghionni, Michele e Pasquale Saggese, Giuseppe Pedersoli, Flavio Petricciuolo, Teo Eboli. Non parlo della redazione attuale (è presente ogni giorno in gerenza) e ometto di passare in rassegna tutti i colleghi che si sono formati alla nostra scuola e adesso si fanno apprezzare in altri giornali per il semplice motivo che sono troppi. Non posso dimenticare i tre collaboratori più assidui: Guido d’Angelo, Nando Morra e il valoroso Antonio Vinci scomparso da più di un anno. Ci divertimmo con Paolo Cirino Pomicino che si firmava Seneca. Battaglie civili sono state combattute con Gaetano Montefusco. Con Ermanno Corsi e altri amici fondammo il Centro studi Nicola Amore. Un pensiero va all’incomparabile Max Vajro e all’inesauribile Andrea Geremicca con il quale stavamo registrando una serie di puntate sul Mezzogiorno.

Con due gruppi scelti d’imprenditori e professionisti abbiamo contribuito a costruire e stiamo sviluppando progetti non banali: Napoli Crea e Intraprendenti. Nel primo caso sono stati coinvolti in attività di sviluppo sui mercati esteri i detentori di alcuni dei migliori marchi della moda: Massimo Alois, Giancarlo Ascione, Giuseppe e Massimiliano Attolini, Davide De Blasio, Salvatore De Cristofaro, Simone e Andrea Finamore, Gianluca Isaia, Maurizio Marinella, con la partecipazione in alcune manifestazioni di Ciro Paone.

Nel secondo caso, aperto a nuovi ingressi, sono presenti alcuni eroi già altrimenti impegnati nel gruppo come Scudieri, Gaeta, Giurazza, Giacometti, Esposito, Landolfi cui se ne aggiungono altri nel tentativo di dare vita a un corpo di uomini d’azione che sappiano coniugare interesse privato e bene collettivo nel rispetto delle regole e in condivisione di valori: Antonio Ascione, Maurizio Bianconcini, Enzo Boccia, Antimo Caputo, Rosario Caputo, Giuseppe Casillo, Luciano Cimmino, Igino della Volpe, Vittorio Genna, Giancarlo Lanna, Giuseppe Mandara, Amedeo Manzo, Biagio Mataluni, Domenico Menniti, Carlo Palmieri, Vittorio Pappalardo, Fulvio Scannapieco, Massimo Vernetti, Marco Zigon.

Potrei scrivere all’infinito – i personaggi di questa storia che meriterebbero di comparire sono centinaia – ma mi fermo qui. Per ora, perché ci ripromettiamo di proporre una narrazione puntuale degli accadimenti economici degli ultimi vent’anni in Campania, unita ai suoi tanti protagonisti anche politici e istituzionali, partendo dalla lettura delle nostre pagine in un evento da tenersi entro la fine di quest’anno in un luogo che ci diventerà caro. Ci lavoreremo sopra.

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Il ventesimo compleanno del Denaro cade in un momento delicato per l’intero sistema dei quotidiani. Da noi – in Italia, nel Mezzogiorno e a Napoli – scontiamo alcune dolorose anomalie che possiamo riassumere nella forte polarizzazione della pubblicità (la nostra benzina) verso il duopolio televisivo Rai-Mediaset, nell’assoluta debolezza del tessuto meridionale che produce per il mercato nazionale solo il 3 per cento del valore delle inserzioni, in un indice di lettura tra i più bassi al mondo, nella persistente dominanza del settore pubblico su quello privato, nello scarso funzionamento del servizio postale e delle infrastrutture di rete.

È chiaro che ci troviamo nel bel mezzo di una rivoluzione il cui esito nessuno può prevedere. Abbiamo cambiato pelle e continueremo a farlo ogni volta che la situazione lo richiederà tenendo ferme le motivazioni e le intenzioni che ci hanno spinto a osare fin qui. E qui non è che l’inizio perché nuove sfide ci attendono e nuove risposte dovremo dare alle sollecitazioni che arrivano continue da ogni parte.

Certo, avremmo voluto fare meglio e di più. Di sicuro ci siamo impegnati al massimo delle forze. Quest’anno, il ventesimo della nostra esistenza imprenditoriale, dieci anni vissuti come settimanale e altri dieci da quotidiano in una logica sempre più multimediale, sarà denso di novità. Seguiteci e saprete.

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Io c’ero: i ricordi di chi lavorò al primo numero


Alfonso Ruffo
direttore del Denaro

Alfonso Ruffo, foto del 1991

Alfonso Ruffo, foto del 1991

Se guardo indietro, ho le vertigini. Se guardo avanti, ho le vertigini. Se chiudo gli occhi e non guardo affatto, ho le vertigini lo stesso. Come siamo arrivati fino a qui? Com’è successo che un manipolo di ventenni volenterosi, guidati da un appena trentenne inesperto quanto basta, con poco o nullo capitale, potesse sfidare tanto la fortuna da fondare un giornale di economia a Napoli che restasse in vita per vent’anni e si mantenesse indipendente?  Dove abbiamo sbagliato? Possibile che un naturale spirito di sopravvivenza e un senso dell’orgoglio innaturale possano spingere a compiere simili imprese? Mah… Scherzi del destino.

Clelia Mazzoni, foto del 1991

Clelia Mazzoni, foto del 1991

Clelia Mazzoni
oggi preside della Facoltà di Economia della Seconda Università di Napoli
“Il Denaro”… quando i soci cofondatori della testata (mio padre Orazio e Alfonso Ruffo) mi proposero questo nome rimasi un po’ perplessa. Per certi versi mi sembrava troppo ambizioso, per altri un po’ banale. Poi, come succede con un bambino a cui dai un nome che assume significato e specificità a mano a mano che cresce, questo nome è diventato unico, l’unico possibile per questo giornale. Ed il giornale è cresciuto insieme a noi, e noi insieme a lui: uno dei tre soci non c’è più, ma guida le attività del gruppo attraverso l’esempio che ha rappresentato nella vita: quel mix di passione e sogno che ancora oggi  – nonostante le tante difficoltà – ci induce a festeggiare. Buon compleanno, Denaro!

Francesco Benucci
oggi inviato del Sole 24 ore

Francesco Benucci, foto del 1991

Francesco Benucci, foto del 1991

“Solo nei sogni gli uomini sono davvero liberi, è da sempre così e così sarà per sempre”: prendo in prestito una celebre frase del film L’attimo fuggente. Mi consente di trasmettere esattamente quel che provo ogni qual volta penso a quando ho cominciato proprio con Alfonso Ruffo, grazie ad Alfonso, a percorrere questa professione. Studiavo medicina, mi sentivo imprigionato, sognavo di fare il giornalista. E in quella famiglia – che ancora oggi custodisco come un affetto molto intimo – ho mosso i miei primi passi e mi sono immerso in una parte dei miei sogni: Napoli Oggi, all’inizio, il Denaro qualche anno dopo. Ecco, il Denaro: un miracolo editoriale che resiste senza avere alle spalle i cosiddetti “signori dei salotti buoni della finanza” (una rarità!) su un mercato che qui al Sud è lo specchio esatto del declino cui finti politicanti e imprenditori di facciata, impegnati solo a lucrare fondi pubblici e occupare poltrone di potere, ci hanno relegato. Allora, quando io cominciavo a frequentare la redazione e Alfonso già era un giornalista affermato – cresciuto grazie alla spinta del professor Orazio Mazzoni, figura carismatica di cui si sente tutto il vuoto ogni giorno che passa – Napoli, nonostante le sue mille emergenze, era ancora una capitale. Con un discreto benessere e tante aziende leader di mercato. Adesso la situazione è sotto gli occhi di tutti, la corruzione e il trasformismo la fanno da padrone mentre le aziende scompaiono e la città precipita ogni attimo di più senza che promesse miracolistiche riescano a salvarla. Forse, aggrappandomi ancora ai miei sogni – ed è proprio il sincero augurio che voglio rivolgere a tutta la “mia” famiglia del Denaro – un po’ di stampa libera come quella che un ventennio fa provammo ad immaginare potrebbe essere l’argine a questo declino a cui penso, nessuno di noi di quella redazione dell’epoca, Alfonso in testa, ha voglia di rassegnarsi. Auguri, auguri, auguri (in questo caso ho solo parafrasato una nota citazione). E grazie, davvero grazie: se oggi sono al Sole 24 Ore, certamente lo devo a quella famiglia.

Bruno Bisogni
oggi responsabile ufficio stampa Unione industriali di Napoli

Bruno Bisogni, foto del 1991

Bruno Bisogni, foto del 1991

Vent’anni, una vita! Sono contento di averla battezzata, anche se subito dopo ho cominciato la mia esperienza di comunicatore all’Unione Industriali. L’avventura del Denaro l’ho vissuta per un anno, ma avevo contribuito a porne le premesse, lavorando accanto ad Alfonso Ruffo e agli altri componenti del comitato di redazione per il settimanale “Napoli Oggi”, dalla cui evoluzione  si è originata la nuova testata. Un’idea vincente, come dimostra la pervasività raggiunta in poco tempo dal Denaro soprattutto, ma non solo, negli ambienti economico-finanziari. Allora, agli inizi degli anni Novanta, eravamo tutti giovani. Lo è ancora “Il Denaro”, ricco di idee, impegno, delle energie di nuove generazioni di giornalisti. Vogliamo e dobbiamo esserlo, nello spirito, anche noi, continuando insieme da sponde diverse, ma pronti sempre a collaborare per una informazione di qualità, il nostro percorso professionale.

Giovanni Capozzi
redattore del Denaro

Giovanni Capozzi, foto del 1991

Giovanni Capozzi, foto del 1991

Maggio 1991: redazione in via Galileo Ferraris, i primi computer Apple, ma niente web (e niente copia & incolla) e tutto un giornale nuovo da pensare e inventare, all’epoca ancora settimanale. La prima Repubblica sta per tramontare e si avvertono scricchiolii sempre più minacciosi, ma a Napoli e in Campania ci sono ancora molti centri nevralgici dell’economia. In quel primo Denaro mi occupo di professioni (argomento che curo ancora oggi e a cui è dedicata un’intera sezione dell’attuale quotidiano). A rotazione con altri colleghi mi tocca il servizio di apertura dedicato ai protagonisti della scena economica e professionale campana di quegli anni. Mi occupo in quel 1991 anche di alcune rubriche tra cui quella dedicata a chi vuole avvicinarsi all’automobilismo d’epoca (allora in pieno boom), senza spendere cifre esorbitanti.  Insieme a me un pugno di colleghi e soprattutto di amici (niente nomi, per evitare omissioni ingiuste) che confermeranno negli anni la bontà della stoffa in cui sono tagliati. Dimenticavo: in quei primi mesi del Denaro si conclude dopo oltre un decennio anche la bellissima esperienza del settimanale Napoli Oggi, culla del nuovo progetto editoriale e palestra per generazioni di aspiranti giornalisti napoletani. Il settimanale vivrà ancora per qualche mese, insieme al Denaro: la stessa redazione cura entrambi i periodici.

Marco Esposito
oggi caposervizio Politica ed Economia del Mattino

Marco Esposito, foto del 1991

Marco Esposito, foto del 1991

Nel 1991 un pezzo d’Italia che non capiva perché abbassare le saracinesche del Partito comunista italiano diede vita a Rifondazione comunista. In quello stesso anno la testata Il Denaro mandò in soffitta il settimanale Napoli Oggi, che con Il Giornale di Napoli aveva rappresentato una palestra per tanti giornalisti strettamente legati a un territorio, alla città. E così alcuni di noi lanciammo l’idea di Rifondazione Napoli Oggi, perché ci sembrava un peccato chiudere con quella tradizione. Ma in cuor nostro sentivamo che Alfonso Ruffo aveva visto giusto, e che una testata non legata a un singola località avrebbe potuto guardare oltre, all’Europa, al Mediterraneo. E proprio grazie allo sguardo lungo quella testata avrebbe raccontato meglio anche la nostra Napoli.

Anna Maria Fierro
oggi docente presso scuole superiori e corsi di giornalismo

Anna Maria Fierro, in una foto del 1991

Anna Maria Fierro, in una foto del 1991

Arrivai a “Napoli Oggi”, il settimanale da cui sarebbe nato “Il Denaro”, subito dopo la laurea. Avevo molti sogni in tasca, il tesserino di pubblicista, e la prospettiva della gavetta, passaggio allora obbligato per chi voleva diventare professionista. L’ambiente totalmente maschile non mi fermò: quando nacque “Il Denaro” ero l’unica donna praticante. Nei giorni di chiusura pagine si lavorava fino a tarda notte, e se le pagine non uscivano o c’erano problemi al server si ricominciava tutto daccapo. Eppure, in mezzo a tanto lavoro, c’erano entusiasmo, competizione, spirito di squadra. Si inseguiva tenacemente lo scoop. Oggi, sono impegnata a insegnare nelle scuole superiori, nei master universitari, nelle Scuole post laurea per i futuri giornalisti e mi dedico alle collaborazioni: conservo così il mio spazio professionale in armonia con la vita privata. Quel che mi porto dentro è la consapevolezza di aver vissuto un’esperienza irripetibile, che va a merito di un entusiasmo che ha costituito il sale della mia vita.

Vanni Fondi
oggi capo servizio delle pagine di spettacoli e varie del Corriere del Mezzogiorno

Vanni Fondi, foto del 1991

Vanni Fondi, foto del 1991

Alla metà degli anni ’80 volevo fare il giornalista. Parlai con il compianto Orazio Mazzoni e lui mi spiazzò. “Vuoi fare il giornalista di spettacoli e cultura? Occupati di economia”. Tornato a Napoli da Milano dopo uno stage con Canale 5, cominciai a lavorare per il suo Napoli Oggi in via Galileo Ferraris. Ovviamente, mi occupai di economia. Anzi, il giovane direttore Alfonso Ruffo mi assegnò subito una rubrica: prezzi in città (nient’altro che la comparazione di un prodotto fra negozi differenti). Non mi scoraggiai e non lo feci neanche quando fui mandato a contare i tombini di tutta la città e quando, ogni giorno, ricopiavo tutte le aperture e le cessazioni di attività delle imprese. Scrivevo ancora con l’Olivetti. Di fronte ai computer in redazione sedevano Enrico Sbandi, Giorgio Gradogna, Francesco Benucci e Angelo Lomonaco (che poi avrei ritrovato al Corriere), Bruno Bisogni, Giovanni Capozzi e Anna Maria Fierro. Per me furono come una nuova famiglia, nonostante qualche accenno di simpatico “nonnismo”. Andavamo a mangiare in una bettola periferica e Alfonso era sempre presente. Come quando mi firmò la pratica di pubblicista, presentata grazie ai tanti articoli di Napoli Oggi, del Roma, di altri periodici e del Denaro. Sì, perché nel frattempo, in via Galileo Ferraris c’era stata una rivoluzione: il Denaro, supplemento di Napoli Oggi, si era “pappato” il genitore, che ne era diventato il panino fino alla scomparire. Dal glorioso Napoli Oggi, quindi, nacque il primo Denaro, presente nella città di oggi e nei miei ricordi di ieri.

Giorgio Gradogna
oggi direttore di Charme

Giorgio Gradogna, foto del 1991

Giorgio Gradogna, foto del 1991

Dio mio, quanto difficile era, nel 1991, far parlare un imprenditore dei suoi affari. Un’opera ciclopica. Ricordo di aver tanto creduto in quell’idea che sembrava missionaria da averci investito quel poco che avevo e tanto da non rasarmi la barba per sembrare meno giovane. Nel Denaro ci misi entusiasmo, ore di sonno mai recuperate, desiderio di creare un giornale al servizio dell’economia, il progetto di Ruffo. Leggevo quasi ogni pagina prima di passargliela e mi prendevo le sue cazziate soprattutto per qualche didascalia sbagliata. Partorire il Denaro e farlo crescere fu fatica immane. Ma resta una voce fondamentale della mia crescita professionale e personale.

 

Giuseppe Leone
oggi docente all’Accademia di Belle Arti di Napoli

Giuseppe Leone, in una foto del 1991

Giuseppe Leone, in una foto del 1991

Vent’anni scivolati via. Incredibilmente. Il tempo passa in fretta e in silenzio ma nel ricordo si affollano  le avventure, gli entusiasmi, le conquiste. Vent’anni sono trascorsi da quando (e sembra ieri) in via Ferraris, dal settimanale Napoli Oggi diretto da Orazio Mazzoni, nasceva un’altra grande intuizione: un giornale economico e finanziario prodotto nel Sud, a Napoli. Questa creatura prendeva vita in riunioni nella stanza del direttore e nell’entusiasmo che cresceva intorno al tavolo luminoso. Erano i ragazzi di ieri gli affermati giornalisti di oggi. Ho visto sorgere e tramontare numerosi giornali, ma Il Denaro si differenzia da questi  per la tenacia di uno di quei ragazzi: il direttore Alfonso Ruffo. Il Denaro è una grande famiglia, alla quale in qualche modo continuo ad appartenere. Anche quando la vita ti apre nuove strade, porti infatti dentro di te le orme di un percorso. Vent’anni scivolati via. Incredibilmente. Oggi insegno all’Accademia di Belle Arti di Napoli. Sono fra i ragazzi e sento ancora l’entusiasmo di quella sfida giovane diventata grande e mai  invecchiata. Come, del resto, capita per tutti i ricordi più belli della propria vita.

Angelo Lomonaco
oggi vicecaporedattore del Corriere del Mezzogiorno

Angelo Lo Monaco, foto del 1991

Angelo Lo Monaco, foto del 1991

Caro direttore, il concetto stesso di ricordo tende a portare con sé un velo di tristezza per qualcosa che non c’è più, per un tempo passato, persone ormai lontane, andate. Ma in questo caso è diverso: ricordare la nascita del «Denaro» è infatti per me motivo di gioia. Perché le persone con le quali ho vissuto quel tempo – avventuroso e divertente – le sento vicine anche oggi e soprattutto perché ricordiamo insieme la nascita di qualcosa che c’è ancora. Esserci stato vent’anni fa, consentimi Alfonso, è oggi un po’ motivo di orgoglio anche per me.

 

Enzo Mattina
oggi presidente di Quanta

Enzo Mattina, foto del 1991

Enzo Mattina, foto del 1991

Mi auguravo che potesse durare, ma non ci credevo. Questo era il mio stato d’animo nel lontano 1991, quando Alfonso Ruffo mi invitò a collaborare al giornale che stava dando alle stampe. Ebbi l’opportunità di scrivere di Europa e di rappresentarla quale era: una dimensione regolamentare indispensabile per lo sviluppo del nostro Paese e soprattutto del Mezzogiorno, e non solo una cassa per la distribuzione di quattrini che non venivano spesi oppure lo erano ma in maniera casuale e dispersiva. A distanza di vent’anni, sono felice di essere stato smentito dai fatti e di constatare che Il Denaro è riuscito a mantenere il suo programma originario di comunicare un Mezzogiorno che non si piange addosso, che riflette in positivo sul suo presente e sul suo futuro, che valorizza il buono e non solo il male che sono presenti nei suoi confini; il tutto in una visione autonoma e mai subordinata a interessi di parte.

Salvatore Pica
oggi operatore artistico e sociale

Salvatore Pica, foto del 1991

Salvatore Pica, foto del 1991

Quando nacque Il Denaro, Orazio Mazzoni – padrone provvisto di sani valori di vita come “ironia, gioco, leggerezza e profonda serietà professionale”, era l’unico direttore di giornale che veniva a ballare il giovedì da Pick & Paik e alla discoteca Kgb alla Sanità. Orazio era un intellettuale cattolico sempre laicamente proteso al nuovo. Attaccai a scrivere una pagina coordinata da Tony di Pace, mitico editor della rivista Napoli-City e mi firmavo Lord di Napoli, Pick & Paik e Salvatore Pica, appagando la molteplicità della mia natura, passando dalla recensione del primo romanzo di Cesare de Seta alla festa privata della Napoli bene o della Napoli underground, passando per le recensioni di artisti vari al loro debutto sulla scena metropolitana. Dedico al Denaro per la sua festa una mia poesia: “Io, tu, egli, noi, voi, essi. Tutti amano Il Denaro”.

Carmen Plotino
oggi caposervizio grafico della Cronaca di Roma del Corriere della Sera

Carmen Plotino, foto del 1991

Carmen Plotino, foto del 1991

Avevo appena finito l’Accademia di Belle Arti quando il professore Orazio Mazzoni mi accolse nella sua grande famiglia per “imparare un mestiere”. A me, che ero tutta colori e pennelli, Giorgio Gradogna svelò le magie delle colonne e dei ciceri. Mi fa piacere pensarmi come la mascotte di quella redazione che mi ha insegnato tanto professionalmente. E che soprattutto mi ha aiutata a forgiare quel carattere necessario per affrontare questo mestiere: ancora oggi la “scuola” di quei giorni mi è molto utile. Ricordo ancora oggi perfettamente quando Alfonso Ruffo acquistò un Macintosh e me lo mise a disposizione dicendomi: “Fai come se fosse tuo, impara ad usarlo e disegnaci qualcosa di utile”. Dopo tutti questi anni, quando ho il piacere di incontrare qualche collega del Denaro, è come se il tempo da quel lontano 1991 non fosse mai passato.

Beatrice Rossi
oggi docente presso scuole superiori

Beatrice Rossi, foto del 1991

Beatrice Rossi, foto del 1991

A volte ritornano. Improvvisamente, nel modo più banale. Una telefonata e si accendono nella memoria, oltre alle luci della redazione, sorrisi, sguardi seri, passi frettolosi. Ricordi di vent’anni fa. Scrivevo (e riscrivevo) i miei primi articoli su questo giornale. Andavo in giro per convegni o tra gli uffici del sindacato, in cerca di notizie. E poi di corsa sul Cba grigio metallizzato “scansando le buche” di via Galileo Ferraris, dove c’era la grande redazione bianca. Dopo, più comodamente, ma sempre di corsa, i pezzi  scritti ai computer di via Cappella Vecchia, nella nuova sede del Denaro. Oggi faccio un altro lavoro. Insegno, ma quell’esperienza lontana si è trasformata nel piacere di usare insieme agli alunni uno strumento prezioso per capire. Con me, in classe, ci sono spesso  gli articoli di quotidiani o riviste. Vent’anni…sei  giovane. Auguri, Denaro!

Francesco Ruggieri
oggi fotografo

Francesco Ruggeri, foto del 1991

Francesco Ruggeri, foto del 1991

E’ proprio vero: i migliori insegnanti, quelli che ti trasmettono le esperienze più importanti, sono sempre quelli che all’inizio ti sembrano i più severi. Io, grazie alle indicazioni del direttore Alfonso Ruffo, ho imparato moltissimo; grazie alla sua scuola mi sono fatto strada in questo mondo professionale. Il suo più grande insegnamento? Una volta mi fu chiesto un servizio fotografico che reputavo impossibile. Ruffo mi rispose “È impossibile solo quello che non si vuole fare”. Mi sono reso conto che è proprio così, e da quel giorno ho sempre chiara in mente quella frase, che mi aiuta ad affrontare meglio qualsiasi sfida e qualsiasi difficoltà. Ricordo inoltre con piacere che la nostra squadra era sempre presente agli avvenimenti di rilievo, ma anche a quelli minori, dell’economia regionale. Ed era bello sentirsi dire dai protagonisti dell’epoca “Ti vedo dovunque”. Per tutto questo Il Denaro è stata una parte molto importante della mia attività professionale.

Enrico Sbandi
oggi amministratore unico di E-press

Enrico Sbandi, foto del 1991

Enrico Sbandi, foto del 1991

Il mio nome è lì, in testa alla prima gerenza, unico redattore professionista in un gruppo di giovani, la maggior parte dei quali avrebbe fatto fortuna. Non restai: il Denaro per me nasceva con la colpa di erodere via via pagine del Napoli Oggi dove ero nato e poi tornato. Metteva facce a tutta pagina in copertina, la sua formula era l’intera impronta di Alfonso, ideatore e direttore, nonché mio storico “capo”, rispetto al quale cominciavo a scalpitare, con la voglia di esplorare nuove strade. Il Denaro in venti anni è cresciuto cambiando periodicità e spesso pelle, ma restando sostanzialmente se stesso. Ruffo è sempre al timone: applausi alla visione ed alla tenacia, sua e di Clelia Mazzoni, anima aziendale, da sempre al suo fianco, in quella che per me è stata e resta la mia famiglia giornalistica d’origine. Il Gruppo “Il Denaro” fa le cose con scrupolo e resta, a mio avviso, un ottimo laboratorio, probabilmente il migliore a Napoli, dove si possono sperimentare vie nuove e di qualità.

Paolo Speranza
oggi direttore Quaderni di Cinema Sud e docente presso Scuole superiori

Paolo Speranza, foto 1991

Paolo Speranza, foto 1991

Quella che ho vissuto al Denaro è stata una collaborazione di breve durata ma intensa e utile (spero anche per il giornale). Breve perché dopo pochi mesi ho vinto un concorso a Brescia, scegliendo l’insegnamento e il giornalismo culturale; positiva, perché ho collaborato con una redazione giovane e motivata, nella quale nessuno mi ha mai fatto domande sulle mie idee politiche, Ho ricevuto anzi input preziosi, soprattutto da Enrico Sbandi, sul giornalismo economico: ne resta traccia in alcune inchieste sulla ricostruzione in Irpinia che, credo, gli storici e i politici della Campania (ma non solo) farebbero bene a rileggere.

Alessandro Ranieri
oggi consulente finanziario

Alessandro Ranieri, foto del 1991

Alessandro Ranieri, foto del 1991

Il Denaro, nuovo settimanale di economia per il Mezzogiorno. Un’idea che sembrava strampalata, fuori contesto in una città come Napoli, ma che alla fine ha visto tutta la redazione di Napoli Oggi e la società editoriale convinta della scommessa lanciata nel 1991. Un’esperienza che mi ha fatto crescere e che ha rappresentato il mio trampolino di lancio per un felice futuro lavorativo. Partito dalla storica redazione di via Galileo Ferraris, sono prima approdato nel sistema bancario e poi cresciuto con l’attuale attività di consulente creditizio e finanziario. La “colpa” dell’incontro con Il Denaro fu di Massimo Lo Cicero, mio relatore di tesi, diventato nel frattempo l’Eretico, suo nome di battaglia nei taglienti e puntuali commenti ai fatti economici. Da giovane giornalista praticante origliavo i consigli e le visite del “maestro” Orazio Mazzoni, ascoltavo gli spunti e le intuizioni del direttore Alfonso Ruffo, cercavo di apprendere e ricordare i suggerimenti dei miei colleghi più esperti. Ai piani superiori Clelia Mazzoni iniziava a creare i presupposti di una vera e propria struttura organizzativa editoriale, accoppiando le sue competenze in Amministrazione con le sue ricerche universitarie. Ripensando a quegli anni, mi viene spontaneo pensare alla libertà di esprimersi per creare qualcosa per ìl Sud nel Sud. Una scommessa forse un po’ azzardata, ma vinta ampiamente con il passare del tempo. Perché quello era il momento di osare e di essere.

Giornale numero: 86 - Pagina: 1