Lita Albuquerque, Laddie John Dill e Andy Moses, icone dell’arte americana contemporanea, in mostra a Napoli, a Villa Di Donato
Una mostra questa che li vede impegnati in una nuova sfida che hanno accettato con entusiasmo su proposta dei curatori Cynthia Penna e Marco Di Mauro: lavorare con i loro rispettivi ritmi artistici e le loro tecniche , a confronto dei grandi paesaggisti napoletani del passato.
Ad ognuno di loro sono stati abbinati pittori napoletani dei secoli scorsi dal ‘600 all’800 in modo da creare non un collegamento, ma forse un’ispirazione o forse solo un nuovo challenge per questi “ragazzi” dell’arte che non si fermano mai.
La loro ricerca è sostanzialmente basata sui rapporti spaziali e sull’interferenza della luce sui materiali. La ricerca della Albuquerque parte dai primi albori della Land Art, sviluppatasi negli Usa alla fine degli anni ’60 del ‘900 e continua ancora oggi con le grandi installazioni come quella realizzata in Antartide nel 2006. Dill, amico e collega di Robert Rauchenberg col quale ha lavorato agli inizi della sua carriera, lavora con colature di cemento e piani di vetro che si intersecano tra loro in rapporti geometrici che sfociano in combinazioni di puro lirismo.
Moses lavora per “forza di gravità” muovendo l’intero supporto in modo da far colare il materiale pittorico in una gestualità che rasenta la danza e produce opere di ampia spazialità, dove lo spazio immaginario la fa da padrone assoluto e le sue composizioni sembrano addirittura foto satellitari del Pianeta.
Per la prima volta in Italia, in una grande rassegna che li vede uniti sul tema del paesaggio, tema che è, in effetti, la colonna portante di tutta la loro ricerca artistica.
Materiali diversissimi, impostazioni culturali diverse, una ricerca intensa che si sviluppa, senza mai arrestarsi in un avanzamento inesorabile delle loro carriere fino ai più grandi Musei del mondo. Ed ora per Dill, prima la mostra a Napoli, e poi, dal 4 giugno, la Biennale di Venezia, per la Albuquerque nel mese di Marzo la presenza ad Art Paris al Grand Palais. Infine la grande sorpresa dell’ “outsider” di questa mostra: 2 opere di grandi dimensioni di Ed Moses faranno da sfondo alla premiazione di questo “grande vecchio” dell’arte americana con il premio Arti307 alla carriera. Non potevamo avere maggior onore che la grande icona vivente, insieme ad Ed Ruscha e John Baldessari, dell’arte californiana, accettasse di inviare due opere in mostra a villa di Donato e per la prima volta in Italia. Un onore che ricambieremo conferendogli il premio per una carriera che dagli inizi negli anni ’50, lo ha visto sempre protagonista e sempre in salita.

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