Scenari

I dirigenti e la politica, lettera aperta al Messaggero

Gentile Direttore,
vorrei intervenire con questa lettera aperta nel dibattito innescato sui doveri della classe dirigente dalle dichiarazioni dell’onorevole Massimo D’Alema e dalle successive dichiarazioni di Paolo Pombeni pubblicate sul suo giornale il 9 aprile scorso.
I dirigenti pubblici e privati che la CIDA rappresenta costituiscono una parte importante di quella “Classe Dirigente” di cui si auspica una presa di coscienza e un intervento di proposta, anche civile e morale, in questo momento di crisi della politica e dell’economia.
I dirigenti di azienda nei settori privati e i dirigenti che operano nei diversi comparti della pubblica amministrazione sono animati unicamente dalla voglia di fare andare meglio le cose spesso scontrandosi con l’inefficienza, l’indifferenza e il pressapochismo di un’altra componente della classe dirigente, quella cioè che dirige non le aziende o le amministrazioni, ma l’intero Paese. Mi riferisco a quella classe politica e, in particolare, a quella parte della classe politica con responsabilità di Governo che non sembra oggi capace di decidere presto e bene nell’interesse comune.
C’è un problema di distinzione delle responsabilità e dei compiti tra la classe dirigente politica e la dirigenza tecnico-professionale qual è quella pubblica e privata che noi rappresentiamo. Ai politici e al Parlamento chiediamo di non mettere le mani sulla dirigenza, di rinunciare ad utilizzarla a fini di parte in tutti i settori (dall’economia alla comunicazione, alla Pubblica Amministrazione). Nella Pubblica Amministrazione abbiamo bisogno di una dirigenza professionalmente preparata e valutata in ordine ai risultati che produce, una dirigenza che risponda direttamente al Paese. La situazione attuale, invece, è molto lontana da questo paradigma in quanto i partiti che si avvicendano al Governo hanno sempre avuto tutto l’interesse ad avere una classe dirigente sottomessa (lo strumento principale è quello dello spoil system) sulla quale scaricare le proprie responsabilità.
In un recente convegno, promosso tra gli altri da CONFINDUSTRIA e da una nostra Federazione, che è FEDERMANAGER e intitolato “Generare la classe dirigente” ci siamo interrogati sul ruolo della categoria che nel suo lavoro non fa politica perché lotta per aumentare la competitività nel privato e l’efficienza nel pubblico.
Le nostre conclusioni sono state chiare: in Italia c’è l’incapacità di risolvere i problemi non tanto per la mancanza di soluzioni possibili, quanto per l’assenza di coraggio e di lungimiranza nell’adottarle da parte di coloro che dovrebbero guidarci. Anche i dirigenti hanno un torto, quello di non aver fatto sentire finora il livello della loro indignazione e del loro disagio, costretti come sono a lavorare controcorrente e tra mille difficoltà.
Forse è giunto il momento di far sentire la nostra esasperazione che è poi quella di chi quotidianamente rischia e decide in una società dove pochissimi rischiano e dove la politica balbetta o si perde in risse da cortile. Le proposte della dirigenza non sono guelfe e non sono ghibelline; assumiamo l’impegno di farle conoscere essendo noi una componente della cosiddetta classe dirigente alla quale le idee non sono mai mancate.

*Presidente CIDA
Confederazione Italiana dei Dirigenti e delle Alte Professionalità

Giorgio Corradini*


Giornale numero: 91 - Pagina: 21