Occupazione

Giovani d’Italia, addio ai sogni di gloria

Fantozzi è pronto alla rivincita: il lavoro più ambito dagli italiani, secondo un sondaggio dell’Adecco diffuso ieri, è quello dell’impiegato, attività che con il 14,56 per cento delle preferenze stacca anche l’obiettivo di occuparsi di marketing (9,95 per cento) e quello di diventare imprenditore (8,69 per cento)

In sette anni è cambiato il mondo. La lunga notte della speranza è finita. Si sciolgono le icone lavorative del terzo millennio, uno schiaffo a sogni ed ambizioni. La voglia di imprenditorialità, la sfida del mercato, l’economia creativa, sono ormai spettri del passato. Sogni sorpassati, inutili e impalpabili. Suggestioni. Dai nuovi yuppies ai nuovi precari, il passo è stato triplo e traumatico. E sullo sfondo un futuro sempre più nero. In Italia sono più di quattro milioni, quasi il sessanta per cento nel Sud, un universo senza certezze: sono i lavoratori dai contratti cosiddetti flessibili (part-time, contratti a termine, lavoro interinale, lavoro parasubordinato), quelli che non possono permettersi di guardare al futuro, perché non hanno un futuro.
Mobilità, flessibilità: le parole magiche solo di qualche anno fa ormai, non affascinano più nessuno. Anche il ministro dell’economia Giulio Tremonti ne ha recentemente smitizzato il valore. “La variabilità del posto di lavoro, l’incertezza, la mutabilità per alcuni sono un valore in sé, per me onestamente no. C’è stata una mutazione quantitativa e anche qualitativa del posto di lavoro, da quello fisso a quello mobile. Per me l’obiettivo fondamentale è la stabilità del lavoro, che è base di stabilità sociale”.
Ritorno al futuro. Dalla generazione 1000 alla generazione Fantozzi, ormai il sogno è il posto fisso senza scosse ed emozioni. Una scrivania e non ci penso più. Non c’è da meravigliarsi allora se, secondo un sondaggio condotto da Adecco fra giovani dai 25 ai 35 anni, il lavoro più ambito è quello dell’impiegato “perché garantisce stabilità e garanzie economiche”. E sia ben chiaro, da Nord a Sud, il sentimento è comune, non c’è alcuna differenza. I nostri giovani afflitti da sindrome di Don Chisciotte hanno perso la voglia di combattere inutilmente, non aspettano altro che potersi abbandonare alla quotidianità deresponsabilizzata di un posto fisso. Le ambizioni di prestigio sociale e di carriera, il mondo imprenditoriale, quello fascinoso dello spettacolo, nulla vale una scrivania, ed una modesta ma sicura busta paga ogni fine mese.
Il sondaggio rivela anche un’altra verità rispetto a quella quotidianamente descritta da alcuni giornali. Non è l’Italia delle veline e dei tronisti, quella tutta reality e teledipendente. Nella classifica del “lavoro che vorrei” agli ultimi posti finiscono, infatti, le professioni dello spettacolo e della moda (cantante, musicista, presentatore Tv, modella, attore, ballerina) ad indicare ancoira una volta che il Paese reale risulta spesso ben diverso da quello che viene descritto e narrato. Le ambizioni di prestigio sociale e di carriera nello spettacolo vengono messe da parte per lasciare spazio a obiettivi più raggiungibili e a portata di mano.
La grande crisi mondiale, la conseguente crisi occupazionale degli ultimi anni ha sicuramente influito anche sui sogni che vengono così ridimensionati e diventano molto più concreti. Soltanto sette anni fa, nel 2004, secondo una ricerca condotta dalla Facoltà di Sociologia dell’Università degli Studi di Milano Bicocca la figura dell’impiegato era in coda ai sogni dei giovani italiani. Manager, imprenditore, libero professionista: il sogno professionale seguiva canali precisi. Si spaziava su campi diversi, il nemico numero uno era il tran tran quotidiano, la ripetitività.
Oggi lo scenario è profondamente cambiato, il nuovo modello di vita si basa soprattutto su un minimo di sicurezza. Ad ambire un ruolo di impiegato sono anche laureati o persone che hanno conseguito un master. Tutti disposti ad abbassare le proprie pretese in cambio di un minimo di stabilità. “Tuttavia, è importante sottolineare- commenta Federico Vione, Amministratore Delegato di Adecco Italia- che le aziende continuano a ricercare collaboratori che non rinuncino ai propri sogni e continuino a coltivare le proprie ambizioni professionali, investendo anche nella propria formazione”.
Ma che cosa sono disposti a fare gli italiani per raggiungere il loro sogni? Uno su tre ha capito che la formazione professionale può fare la differenza nel raggiungimento dei propri obiettivi professionali. Ma non solo. È importante sottolineare anche il dato riguardante la mobilità geografica: il 30 per cento degli intervistati si dice pronto a trasferirsi in Italia o all’estero, il mondo non finisce nella piazza del paese. Infine, il 19 per cento è disposto a rinunciare al proprio tempo libero, mentre il 12 per cento dice di essere pronto a tutto. E questo dice tutto.


Le professioni ideali
Lavoro preferito Percentuale
Impiegato 14,56%
Marketing/Eventi 9,95%
Imprenditore 8,69%
Ambito amministrativo 8,27%
Direttore d’albergo/ Turismo 6,75%
Insegnante / Ricercatore 6,55%
Tecnico / Operaio specializzato 5%
Negoziante / Commesso 4%
Giornalista 3,76%
Medico / Ambito sanitario 3,56%
Agente commerciale 3,38%
Ingegnere 2,84%
Attore / Regista 2,51%
Forze dell’Ordine / Esercito 2,25%
Musicista / Cantante / Tv 2,18%
Avvocato / Notaio 2%
Modella / Modello 0,7%
Altro 13%

Il sondaggio dal titolo “Il lavoro che vorrei” diffuso ieri dall’agenzia interinale Adecco è basato su 6.455 interviste , la metà delle quali a giovani con meno di 35 anni. Agli ultimi posti il sogno di diventare modella (lo 0,7 per cento delle risposte degli intervistati) e quello di fare il musicista. Più appetibile per i giovani fare il cantante o avere un lavoro in Tv (il 2,18 per cento delle risposte)

gianpaolo santoro


Giornale numero: 94 - Pagina: 7