Azienda napoletana mobilità

Trasferimenti e assunzioni, mazzette a sindacalisti

Indagine della Procura: ai domiciliari l’ex direttore del personale e un dipendente

Si chiamano “cambi d’azienda” e consentono a due aziende di trasporto pubblico locale di scambiarsi i rispettivi dipendenti interessati all’avvicendamento. Una norma risalente al periodo regio, ma ora soppressa, che tuttavia ha permesso ad alcuni sindacalisti e ex dirigenti dell’Anm di arricchirsi attraverso favori e trasferimenti di sede dietro compensi in denaro.
Ieri mattina la Guardia di Finanza ha eseguito due ordini di arresti ai domiciliari nei confronti di Sabato Carotenuto, ex direttore del personale dell’azienda, e di Vincenzo Colimoro, dipendente dell’Anm e sindacalista Uil. Altri due, Carmine Simeone, dipendente Anm e sindacalista Cisl, e Roberto Pastena, dipendente e sindacalista Uil, hanno invece l’obbligo di presentarsi alla polizia giudiziaria. Eseguite inoltre numerose perquisizioni (presso abitazioni, uffici dell’Anm ed una sede sindacale di Napoli). L’inchiesta, avviata dopo una denuncia del consigliere comunale del Pdl, Ciro Signoriello, ha accertato numerose irregolarità nei trasferimenti incrociati di dipendenti, consentiti da una norma ora abrogata, da un’azienda di trasporto a un’altra.
Dipendenti di aziende del Nord Italia risultavano avere fatto richiesta di trasferimento a Napoli: molto spesso però i documenti erano falsi e le persone non erano dipendenti di alcuna azienda di trasporto. Di conseguenza venivano assunte, e non trasferite all’Anm. Altrettanto falsi erano i documenti che attestavano, in cambio dei nuovi ingressi, esodi verso altre aziende.

incentivi a deceduti
Oltre a pretendere somme di denaro e regali di valore per concedere il trasferimento da altre aziende di trasporto a quella napoletana, i sindacalisti e dirigenti coinvolti – secondo la Procura – assegnavano incentivi per il pensionamento anticipato a dipendenti deceduti, intascando loro stessi il denaro. Per un trasferimento si poteva guadagnare dai 10mila ai 25mila euro, oltre a regali come orologi, telefonini e gioielli. A pagare erano soprattutto i parenti degli autisti che, pur di far trasferire i propri congiunti nell’ambito della mobilità inter-aziendale del trasporto pubblico locale, erano anche disposti a contrarre prestiti con società finanziarie.

scambi con roma
Tra le aziende di trasporto i cui dipendenti risultavano, spesso grazie a documenti falsi (e in modo ignaro per le stesse imprese), trasferiti all’Anm di Napoli ci sono la Sita di Roma, l’Ataf di Firenze, l’Atcm di Modena e la Caronte di Messina. I fascicoli controllati da Fiamme Gialle e dalla Procura guidata da Francesco Greco sono relativi al periodo che va dal 2005 al 2009. Utili alle indagini anche le dichiarazioni di alcuni dipendenti dell’Anm e di altre aziende del trasporto pubblico di altre regioni, ma anche intercettazioni telefoniche e accertamenti bancari.
Il meccanismo organizzato dagli indagati permetteva agli autisti di origine partenopea, che lavoravano presso ditte anche private del Centro e del Nord Italia, di ottenere l’assunzione all’Anm di Napoli. Secondo l’ipotesi accusatoria si trattava, però, di cambi d’azienda fittizi dal momento che le persone trasferite, sulla carta, all’Anm venivano poi sostituite da altri colleghi che, però, non hanno mai preso servizio presso le aziende di destinazione.
Il cambio, infatti, coincideva con il loro pensionamento per limiti d’età. In alcuni casi l’utilizzo abusivo dei cambi d’azienda rendeva addirittura possibile l’assunzione ex novo di personale che, in realtà, non aveva mai prestato servizio in altre aziende di trasporto locale.

la nota dell’anm
In una nota stampa l’Azienda napoletana mobilità sottolinea come sin dal 2009, ha “collaborato con le forze dell’ordine, fornendo tutta la documentazione aziendale affinché si facesse piena luce sui cambi di personale tra aziende e sulle mobilità di realizzazione delle politiche incentivanti per la riduzione dell’organico”. “L’azienda – dichiara Antonio Simeone, presidente Anm – continuerà a collaborare con la magistratura perché gli eventuali illeciti dei singoli non danneggino l’immagine di Anm e quella dei nostri dipendenti che sono, quotidianamente, impegnati a fornire un servizio alla città, pur in difficoltà ambientali e finanziarie notevoli”, conclude.

silvia miller


Giornale numero: 94 - Pagina: 11