intervento

Ricorso contro l'avviso di liquidazione: un vademecum

Pagamento dell’imposta di registro ed accertamento: eseguita dal notaio la registrazione telematica dell’atto, “gli uffici controllano la regolarità dell’autoliquidazione e del versamento delle imposte e qualora, sulla base degli elementi desumibili dall’atto, risulti dovuta una maggiore imposta, notificano, anche per via telematica, entro il termine di sessanta giorni dalla presentazione del modello unico informatico, apposito avviso di liquidazione per l’integrazione dell’imposta versata” (articolo 3 ter, D. Lgs. 463/1997).

FORMA ORDINARIA
Assodato che l’avviso di liquidazione deve essere notificato nella forma ordinaria, dovendosi considerare quello trasmesso per via telematica alla stregua di un mero “preavviso” (cfr. nota Ministero Finanze, Agenzia Entrate, Direzione Centrale Gestione Tributi, 21 febbraio 2003, Prot. 25802/2003), lo stesso articolo poc’anzi richiamato assegna al notaio rogante il ristretto termine di quindici giorni dalla data della suindicata notifica per il pagamento della richiesta integrazione.
A tal proposito – in questa sede – può solo evidenziarsi quanto sia incongruo il termine concesso per l’adempimento (15 giorni) rispetto a quello voluto dal legislatore per la presentazione del ricorso (60 giorni) e come la nozione stessa di “imposta principale” fissata dall’articolo 42, D.P.R. 131/1986 sia oramai “inadeguata”, a seguito dell’introduzione della cosiddetta procedura di registrazione telematica.

L’IMPUGNAZIONE
Avverso l’avviso di liquidazione del tributo, è possibile presentare ricorso alla commissione tributaria provinciale territorialmente competente, ai sensi dell’articolo 19, lettera b), D. Lgs. 31 dicembre 1992 n. 546. Gli elementi del ricorso sono indicati dall’articolo 18, II comma, D. Lgs. 546/1992, che al III terzo precisa che: “il ricorso deve essere sottoscritto dal difensore del ricorrente e contenere l’indicazione dell’incarico a norma dell’articolo 12, comma 3, salvo che il ricorso non sia sottoscritto personalmente, nel qual caso vale quanto disposto dall’articolo 12, comma 5″.
E’ importante ricordare che:
• il ricorso è proposto – a pena di inammissibilità – mediante notifica “alla parte resistente” nei sessanta giorni dalla data di notificazione dell’atto impugnato (artt. 20 e 21, D. Lgs. 546/1992). Si è chiarito che il riferimento alla “notifica” è da intendersi in senso “atecnico”, dal momento che il rinvio contenuto nello stesso articolo 20 all’articolo 16, commi 2 e 3, evidenzia che le modalità attraverso le quali l’atto introduttivo può essere portato a conoscenza della controparte hanno poco in comune con il procedimento disciplinato dal codice di rito;
• “il ricorrente, se dall’atto impugnato può derivargli un danno grave ed irreparabile, può chiedere alla commissione provinciale competente la sospensione dell’esecuzione dell’atto stesso con istanza motivata proposta nel ricorso o con atto separato…”(art. 47, I comma, D. Lgs. 546/1992);
• “il ricorrente, entro 30 giorni dalla proposizione del ricorso, a pena d’inammissibilità (rilevabile d’ufficio, in ogni stato e grado del procedimento) deposita, nella segreteria della commissione tributaria adita, o trasmette a mezzo posta, in plico raccomandato senza busta con avviso di ricevimento, l’originale del ricorso notificato a norma degli artt. 137 e seguenti del codice di procedura civile ovvero copia del ricorso consegnato o spedito per posta, con fotocopia della ricevuta di deposito o della spedizione per raccomandata a mezzo del servizio postale” (art. 22, I comma, D. Lgs. 546/1992);
• “il ricorrente, entro 30 giorni dalla proposizione del ricorso, a pena d’inammissibilità (rilevabile d’ufficio, in ogni stato e grado del procedimento) deposita, nella segreteria della commissione tributaria adita, o trasmette a mezzo posta, in plico raccomandato (…) senza busta con avviso di ricevimento, l’originale del ricorso notificato a norma degli artt. 137 e seguenti del codice di procedura civile, ovvero copia del ricorso consegnato o spedito per posta, con fotocopia della ricevuta di deposito o della spedizione per raccomandata a mezzo del servizio postale” (art. 22, I comma, D. Lgs. 546/1992);
• “unitamente al ricorso ed ai documenti previsti al comma 1, il ricorrente deposita il proprio fascicolo, con l’originale o la fotocopia dell’atto impugnato, se notificato, ed i documenti che produce, in originale o in fotocopia” (art. 22, IV comma, D. Lgs. 546/1992);
• la parte resistente (ufficio del Ministero delle finanze, ente locale o concessionario dei servizio di riscossione), nei cui confronti è proposto il ricorso, si costituisce in giudizio entro sessanta giorni dal giorno in cui il ricorso è stato notificato, consegnato o ricevuto a mezzo del servizio postale (art. 23, I comma, D. Lgs. 546/1992). In sintesi, mentre la costituzione del ricorrente è un adempimento imprescindibile per l’esistenza stessa del processo tributario, la costituzione della parte resistente è una pura eventualità, pur mancando una disciplina specifica della contumacia ed essendo conclamato che il termine di sessanta giorni non è perentorio (per tutte, Cass., sez. trib. 13 ottobre 2006, numero 22010);
• le parti possono depositare documenti fino a venti giorni liberi prima della data di trattazione (art. 32, I comma, D. Lgs. 546/1992). Secondo la Corte Suprema, i termini di cui all’articolo 32 rispondono ad esigenze di ordine processuale e, conseguentemente, a finalità pubblicistiche, risultando orientati a rendere effettivo il principio del contraddittorio tra le parti ed a consentire al collegio – con particolare riferimento al relatore – di conoscere in anticipo i particolari della controversia: hanno, pertanto, natura perentoria (cfr. Cass., sez. trib., 8 febbraio 2006 n. 2787).
Per evitare la riscossione coattiva dell’imposta – non sospesa, di per sè, dalla mera presentazione del ricorso – il ricorrente può operare il pagamento della somma richiesta dall’ufficio.
La Corte Suprema ha più volte affermato che “in materia di imposta di registro, stante il tenore letterale del D.P.R. 26 aprile 1986 n. 131, art. 77 – a termini del quale il rimborso dell’imposta deve essere richiesto, a pena di decadenza, dal contribuente entro tre anni dal giorno del pagamento ovvero, se posteriore, da quello in cui è sorto il diritto alla restituzione – ove il pagamento del tributo sia avvenuto ad opera del contribuente contestualmente alla proposizione del ricorso avverso l’avviso di liquidazione allo scopo di evitare la riscossione coattiva dell’imposta, il “dies a quo” per la richiesta di rimborso decorre dal giorno del passaggio in giudicato della sentenza del giudice tributario di accoglimento del ricorso avverso detto avviso di liquidazione”.

LEGITTIMAZIONE DEL NOTAIO
Mentre non possono sussistere dubbi sulla legittimazione attiva del notaio (solidalmente responsabile con le parti contraenti per il pagamento dell’imposta principale di registro, ai sensi degli articoli 10, I comma, lettera b e 57, D.P.R. 131/1986) – - legittimazione riconosciutagli anche dalla Corte di legittimità, sulla base della incontestabile circostanza dell’azione del fisco nei suoi confronti (Cass., sez. trib., 8 marzo 2006 n. 4954) – a presentare il ricorso avverso l’avviso di liquidazione (in dottrina, cfr. M. Basilavecchia, Sulla legittimazione del notaio nel processo tributario, Studio n. 105-2006/T, approvato dalla Commissione Studi Tributari C.N.N. il 17 novembre 2006), perplessità ha suscitato la figura del notaio richiedente il rimborso, perplessità ha suscitato la figura del notaio richiedente il rimborso. Invero, ai sensi dell’articolo 3 ter, D. Lgs. 463/1997, “per i notai è ammessa la compensazione di tutte le somme versate in eccesso in sede di autoliquidazione con le imposte dovute per atti di data posteriore, con conseguente esclusione della possibilità di richiedere il rimborso all’Amministrazione finanziaria”.
La Cassazione, intervenendo sul tema, ha fissato due importanti principi:
• il vincolo di solidarietà che, sulla base dell’articolo 57 T.U.R., intercorre tra il notaio (responsabile d’imposta) ed il contribuente (obbligato principale) fa ritenere legittima la notifica dell’avviso di liquidazione della maggiore imposta di registro al solo notaio rogante, stante la facoltà dell’amministrazione finanziaria creditrice di scegliere – ai sensi dell’articolo 1292 c.c. – l’obbligato al quale rivolgersi. Con la conseguenza che il pagamento eseguito dal coobbligato destinatario della notifica determina la “definitività” del rapporto tributario, senza che vi sia la possibilità di richiedere il rimborso di quanto pagato;
• il contribuente ha il diritto di impugnare l’avviso di liquidazione emesso per il recupero della maggiore imposta (principale) di registro, notificato al solo notaio rogante dopo la presentazione del modello unico informatico.

*notaio e presidente dell’Associazione sindacale notai della Campania

Vincenzo Pappa Monteforte


Giornale numero: 100 - Pagina: 26