Vittorio Genna

Genna: Costruiamo pezzi d’aereo come abiti su misura

Ventesimo appuntamento del ciclo “Intraprendenti”, format multimediale del Denaro dedicato a imprenditori e professionisti che non si arrendono. E’ il turno di Vittorio Genna, vicepresidente esecutivo di Aip Italia, gruppo attivo nei settori aeronautico, aerospazio ed elettronica. Di seguito una sintesi dell’intervista condotta negli studi di Denarotv in onda stasera alle 21,05 e in replica domani alle 19, sabato 4 alle 17,30 e domenica 5 alle 13. Il video integrale sarà disponibile da domani su denaro.it. Dalla particolarità dell’iniziativa deriva il tono colloquiale e l’uso del tu, inusuale sui quotidiani e in particolare sul Denaro.

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Nel sito si legge: Aip Italia è specializzata nel fornire tutto il materiale necessario al mercato aeronautico e aerospaziale. Non è un po’ esagerato?
Diciamo che siamo in grado di fornire tutto quello che è necessario alla linea di produzione per costruire un aereo.
Che cosa, in particolare?
Un aereo è fatto quasi completamente a mano, d’industriale c’è poco: noi forniamo direttamente sulla catena di montaggio gli organi di collegamento.
Ad esempio?
In gergo si chiamano fastner e servono a mettere insieme due lamiere e le parti mobili o fisse di un aereo. Si tratta più semplicemente di bulloni, chiodi e collari.
Come ti è venuta in mente l’idea di occuparti di chiodi e bulloni per aerei?
L’azienda nasce nel 1995, su impulso mio e del mio socio Fulvio Scannapieco, come piccolo distributore per il mercato italiano e in particolare per gli stabilimenti campani di Alenia.
Vi ha detto bene…
Oggi siamo una spa con circa 80 addetti e sedi in Campania e Piemonte, siamo cresciuti con acquisizioni. All’inizio contavamo i pezzi a mano. Poi abbiamo acquistato una bilancia elettronica e ci è sembrato di toccare il cielo con le dita.
Da quale esperienza provieni? Sei ingegnere?
Sì. Ho iniziato con i computer negli anni ’80 e, innamorato del mondo Apple, ho continuato per diversi anni. Poi ho incontrato Fulvio e abbiamo iniziato a costruire quello che vedi oggi.
Come si lavora con gli elementi di collegamento per l’aeronautica?
Nasce tutto come in sartoria. Immaginiamo che il nostro cliente finale voglia mettere in commercio un abito: ci dà la lista dei materiali necessari e noi li compriamo dove lui ci indica, tra i suoi fornitori.
E l’abilità dov’è?
Grazie alla nostra esperienza e a software che abbiamo brevettato, riusciamo a prevedere il momento esatto in cui consegnare quella quantità di pezzi su quella linea di produzione senza che ci siano buchi nell’approvvigionamento.
Una perfetta logistica applicata a un grande tempismo? Qual è la vostra carta vincente?
I giovani. Abbiamo accordi con Università di Napoli che ci mandano in azienda i migliori stagisti in Ingegneria e Logistica.
Funziona il rapporto?
Altroché. Il nostro software è stato realizzato con la Federico II e da questa certificato. Grazie a esso alimentiamo in modo tempestivo i 30 mila cassetti che abbiamo sulle linee di produzione di Alenia.
Pezzo giusto al momento giusto?
Proprio così, il cliente non ha più bisogno di magazzino.
Siete competitivi anche sul prezzo?
Il prezzo è alto perché il servizio è costoso, e quindi va bene solo per un’azienda che produce un bene di alto valore. L’aereo lo è.
Quindi, non potreste mai fornire una casa automobilistica?
Lo potremmo fare ma con difficoltà, perché dovremmo cambiare il sistema o raggruppare molte aziende in modo da avere un polo logistico centralizzato che possa sopportare i costi, mentre oggi le aziende automobilistiche si danno battaglia anche sui centesimi.
Ci farai un pensiero?
Non ci sono le condizioni. In aeronautica i bulloni sono pregiati, con alta tecnologia alla base, maggiore di quella contenuta nei pezzi di aereo che devono collegare.
Dove acquistate questi concentrati di tecnologia?
Negli Usa, Francia, Inghilterra e Germania. In Italia c’è poca roba.
La vostra capacità sta nel selezionare il pezzo giusto e assicurarvene la fornitura?
La forza è la ricerca sul mercato. Tutti i dipendenti parlano l’inglese, la lingua ufficiale dell’aeronautica. Molti dell’ufficio acquisti parlano anche francese e tedesco. Bisogna comprare da fornitori qualificati e spuntare prezzi buoni. Infine c’è il vero valore aggiunto.
Che sarebbe?
Un efficiente meccanismo di riempimento dei cassetti con codice a barre. Non per niente stiamo partecipando al sistema Rfid per la realizzazione del caccia di nuova generazione Gsf della Lockeed, un progetto che porterà all’Italia vantaggio occupazionale. Siamo presenti sia sul mercato militare che su quello commerciale.
E’ stato difficile entrare?
Sì, perché siamo napoletani e i nostri concorrenti sono multinazionali dal fatturato dieci, cinquanta volte superiore al nostro.
Come siete riusciti a superare l’iniziale diffidenza?
Napoleone diceva “Datemi generali fortunati”, e un po’ di fortuna ci vuole. E’ fondamentale incontrare persone giuste, rendersi simpatici; far capire che gli italiani hanno professionalità, parlano inglese e sanno stare al mondo.
Come ti presentavi all’estero: Piacere, sono Genna da Napoli?
Sì, spiegavo: Sono Genna, Aip Italia, da Napoli e vorrei fare una serie di accordi. All’estero sono abituati a tempi rigorosi nei pagamenti: se il termine fissato è trenta giorni e al trentunesimo non paghi, cominci a esser visto male. La reputazione di perfetti pagatori è stata una delle carte vincenti.
Chi vi ha dato fiducia per primo nel mondo bancario?
Unicredit, il nostro polmone finanziario, che ha creduto e continua a credere in noi.
Quali dimensioni avete raggiunto?
Aip Italia è passata da srl a spa e ha conferito il ramo di azienda aeronautico nella newco Ala, Advanced Logistic for Aerospace, costituita con Avio Import. La nostra quota è del 65 per cento. Diamo lavoro a 75 persone negli stabilimenti di Pozzuoli e di S.Maurizio Canavese, alle spalle dell’aeroporto di Caselle, con un fatturato di 50 milioni di euro.
Siete stati bravi a crescere all’estero. Siete una delle poche aziende che fa profitti a Napoli?
Gli affari vanno bene. Aip Italia ha avviato un’attività di holding acquisendo con l’assistenza dello studio legale AvvocatoGaeta una compagnia americana, Aerolyusa, che nel 2012 compirà cinquant’anni di attività ed è fornitrice d’importanti aziende americane e italiane.
Come l’avete individuata?
C’è un ottimo rapporto con il proprietario Luciano Cosentini, un italoamericano che si è sempre spostato tra New York e Roma, dove vive in questo momento. Quando ha deciso di smettere l’impresa per raggiunti limiti di età, ha proposto a me e a Fulvio di entrare nel capitale. Era uno sbocco interessante e abbiamo accettato.
Di che cosa si occupa?
E’ un nostro fornitore e ci permette di avere un punto di logistica negli Usa, il vero mercato dell’aeronautica. Valutiamo sbocchi in California, ribaltando il luogo comune dell’americano fa shopping in Europa.
Verso Oriente come vi muovete?
Siamo operativi attraverso Ecotrading, piccola società partecipata al 100 per cento che si occupa di forniture e di elettronica per la grande distribuzione: compriamo materiale in Cina e lo rivendiamo alla grande distribuzione.
Qual è l’abilità necessaria in quel mercato?
Serve una pazienza infinita. I cinesi sono diversi da noi, si sono avvicinati all’aeronautica da poco, hanno un mercato interno fortissimo e con una grande mole di persone da muovere.
Interessante?
Airbus ha realizzato a Tianjin un grande investimento e molte industrie del settore si stanno spostando lì. Nel segmento fastner non esistono fornitori cinesi perché esso è ritenuto un elemento strategico da tenere sotto controllo: ci sono molte ditte americane, francesi e tedesche che non aprono la tecnologia a quei mercati per non perdere il controllo della produzione.
E i cinesi che fanno? Non cercano, secondo la loro regola, di appropriarsi della tecnologia?
Potremmo dire che i cinesi si stanno appropriando direttamente degli aerei, la cui vera parte tecnologica è rappresentata dall’ala.
Torniamo in Italia: state anche diversificando?
Sì. Abbiamo investito nel Pta, il polo tecnologico dell’ambiente in corso di realizzazione a Bagnoli, e nel consorzio Chain che raggruppa le aziende aeronautiche della Campania. Siamo soci in Tempi moderni, azienda di lavoro interinale. Stiamo inoltre pensando di affacciarci nel lusso e nel sartoriale, acquisendo quote in una società.
Che cosa apporterete in quest’ultimo progetto?
Organizzazione aziendale e capitale. L’attuale capoazienda è un genio nel suo settore ma noi possiamo fare la differenza nella gestione.
Hai figli?
Due, di diciassette e tredici anni, più una terza figlia di ventidue anni della mia seconda moglie.
Quali studi devono fare?
Dovranno conoscere le lingue.
Università?
Economia aziendale con stage in aziende dinamiche, anche piccole.
Napoli o estero?
Potrei vivere tranquillamente a New York ma credo che Napoli abbia ancora molto da offrire, al di là di quello che si sente nei telegiornali.

 

Alfonso Ruffo


Giornale numero: 105 - Pagina: 7