Campania della conoscenza

Rete libera, un progetto napoletano per gli Usa

E’ partenopeo l’unico progetto di ricerca europeo scelto per la competizione lanciata dall’Autorità Garante americana (FCC) sulla “Open Internet”. Si chiama BISMark. A lavoro, un gruppo di ingeneri dell’Ateneo Federiciano insieme a un team dell’Università d’Atlanta. Alla finestra, interessata alle evoluzioni, c’è Google

Che la rete abbia rinnovato il concetto stesso di libertà, nessuno può discuterlo. Che la rete sia libera, questo è tutto da dimostrare. Il che, capirete bene, genera subito una palese contraddizione: come può un formidabile strumento di libertà come internet non essere a sua volta libero? Semplicemente non può. Ecco perché occorre che qualcuno vigili sulla “net-neutrality”, la neutralità della rete. Ma per farlo occorrono strumenti che ancora nessuno ha mai pensato di sviluppare. O meglio, quasi nessuno. Due ricercatori napoletani del Dipartimento di Informatica e Sistemistica della “Federico II”, Antonio Pescapè e Walter de Donato, in collaborazione con un team della Georgia Tech di Atlanta, stanno portando avanti un progetto che mira a garantire da ogni forma di censura quello che Pierre Lévy, nel suo tipico tecnoentusiasmo, ha definito il “luogo in cui la trasparenza si fa reale”. Il progetto si chiama “BISmarck” e rientra in un filone di ricerca così promettente da sedurre anche Google. Big G ha infatti già messo sul piatto 1 milione di dollari ed altri ancora è pronta a sborsarne per mettere le mani su queste innovative tecnologie. Intanto Pescapé e De Donato, proprio grazie a “BisMarck”, sono gli unici ricercatori in Europa a partecipare alla competizione lanciata dall’Autorità Garante americana (FCC) sulla “Open Internet”.
“Lavoriamo sulla net-neutrality ormai da alcuni anni. L’obiettivo della nostra attività di ricerca – spiega Pescapè, responsabile del progetto – è quello di perfezionare dei sistemi che possano garantire la cosiddetta Open Internet, vale a dire una rete aperta senza nessuna forma di censura digitale”. Al di fuori delle cerchie degli addetti ai lavori, di queste cose qui in Italia non se ne parla ancora moltissimo. Sì, sono stati presentati un paio di disegni di legge sulla neutralità delle infrastrutture sviluppate dai provider (uno dal senatore Vita, l’altro dal senatore Butti) ma la verità è che pochi hanno davvero idea della vulnerabilità dei nostri traffici online, della potenziale illusorietà dei nostri click. E questo è un male, perché custodire la struttura fondamentale della rete, garantire il fatto che internet non debba discriminare sui contenuti, deve essere un’esigenza avvertita da tutti. Immaginate un provider che abbia il potere di bloccare una certa tipologia di peer-to-peer o di voip per salvaguardare i propri interessi; oppure di “rallentare” i traffici e le informazioni per giovani start-up pari in modo da favorire gli interessi di chi è già forte sul mercato. La favoletta per cui l’accesso alla rete equivarrebbe ad accedere a tutti i suoi contenuti è, per l’appunto, una favoletta. È per evitare che le favole si trasformino in incubi che nascono sistemi come “BISmark”. Attraverso un router, il sistema è in grado di valutare le prestazioni e la qualità di connessione dell’utente. Questo significa che il singolo utente potrà finalmente verificare, da un lato, se le prestazioni offerte dai provider sono sufficienti a garantire l’utilizzo di alcuni servizi (VoIP, IPTV, Videoconferenza, Telemedicina, ecc.), dall’altro se esse sono effettivamente linea con quanto concordato nel contratto di fornitura. Non solo. “Dall’analisi delle prestazioni si passa poi all’analisi e all’individuazione di eventuali filtri”, spiega de Donato, che nell’ambito del suo dottorato ha trascorso sei mesi presso la Georgia Tech di Atlanta sotto la direzione del prof. Nick Feamsterm. “È da qui che è nata la nostra collaborazione”. Lo sviluppo del progetto si è svolto anche interagendo con SamKnows Ltd, società incaricata di uno studio analogo prima nel Regno Unito e poi negli USA. BISMark di fatto raccoglie questa esperienza e tenta di migliorare i punti deboli riscontrati. Aspetto particolarmente rilevante del progetto è che esso è il primo a coinvolgere attivamente gli utenti. I router su cui è installato il sistema vengono distribuiti casualmente a utenti in tutto il mondo, i quali saranno essi stessi a verificare la qualità della connessione, mentre i progetti analoghi realizzati sinora hanno sempre visto la presenza massiva degli operatori. “Come chiedere all’acquaiolo se l’acqua è fresca”, sintetizza eloquentemente Pescapè. “Ora siamo in competizione per il bando lanciato dalla FCC, l’Autorità Garante degli States. Speriamo bene”, aggiunge. Il bello è che anche noi possiamo aiutarli a vincere. Il sistema di valutazione prevede infatti una duplice piattaforma: tutti gli internauti, indipendentemente dalla nazionalità, possono votare tra i vari sistemi (per votare per BISMark basta andare qui:  http://challenge.gov/challenges/114/submissions/3133-bismark-a-broadband-internet-service-benchmark); in un secondo momento, al voto degli internauti, si sommerà quello di una giuria tecnico-scientifica.
Accanto a BISMark il team partenopeo e quello americano hanno sviluppato anche “HobbIT”, un sistema analogo che però ha il vantaggio di intervenire non sui router ma direttamente sui dispositivi dei singoli utenti, come computers o smartphone.
La trasparenza di internet è questione di principio. Qualche filosofo direbbe: “ne va dell’essenza stessa della cosa”. “Ogni volta che parliamo con qualcuno – osserva Pescapè – il mezzo che trasporta il suono è l’aria. L’aria trasporta allo stesso modo le comunicazioni di tutti, non discrimina le comunicazioni a seconda del contenuto o di chi sta parlando e nessuno deve chiedere alcun permesso per poter usare l’aria. L’aria, con le sue caratteristiche, che sono note a tutti, è neutrale. Bene, così deve essere anche per la rete”.

 

 

 


Il team della Federico II

Antonio Pescapè

Antonio Pescapè è ricercatore presso il Dipartimento di Informatica e Sistemistica dell’Università Federico II di Napoli dove insegna reti di calcolatori. Svolge attività di ricerca nel settore delle reti di telecomunicazioni ed Internet occupandosi in particolare dello studio del traffico e del monitoraggio delle prestazioni. È autore di numerose pubblicazioni in ambito internazionale dove ha ottenuto diversi riconoscimenti per la propria attività di ricerca.

 

 

 

 

Walter de Donato

Walter de Donato è dottorando presso il Dipartimento di Informatica e Sistemistica dell’Università Federico II di Napoli dove svolge attività di ricerca nell’ambito delle reti di telecomunicazioni occupandosi in particolare dell’analisi del traffico e del monitoraggio delle prestazioni delle reti di accesso ad Internet.

 

 

 

 

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66 – continua

Cristian Fuschetto


Giornale numero: 117 - Pagina: 47