Fisco & Giurisprudenza

Avviso di accertamento: sotto la lente un caso di nullità

La C.t.p. di Bari, con la recente sentenza n. 171, afferma che la rideterminazione dei ricavi, da parte dell’Ufficio, attraverso l’applicazione di una maggiore percentuale di ricarico “mediamente riscontrata nel settore di appartenenza”, costituisce una procedura di accertamento standardizzata per cui è obbligatorio istituire preventivamente il contraddittorio con il contribuente, pena la nullità dell’avviso di accertamento.
La decisione dei giudici baresi è di particolare interesse in quanto applica i principi stabiliti dalla Cassazione a Sezioni Unite a fine 2009, anche alle ipotesi di rettifica dei ricavi basata non sullo scostamento dalle risultanze degli Studi di Settore, bensì sull’applicazione di dati statistici quale la percentuale di ricarico (sul costo del venduto) mediamente riscontrata nel settore di appartenenza.
Secondo l’Agenzia delle Entrate, in questi casi, invece, non sarebbe obbligatoria l’istituzione del preventivo contraddittorio con il contribuente, vertendosi in una ipotesi di accertamento «analitico-induttivo» prevista dall’articolo 39, comma 1, lettera d), del Dpr 600/1973, e non di rettifica basata sulle risultanze degli Studi di Settore di cui all’articolo 62-sexies del Dl 331/1993. Per i giudici baresi, in tutte quelle ipotesi in cui l’Ufficio, pur attingendo nella concreta rideterminazione dei ricavi o dei compensi ad un “indice di coerenza” previsto dagli Studi di Settore (quale la percentuale di ricarico mediamente applicata nel settore di appartenenza), procede all’emanazione di un avviso di accertamento in base all’articolo 39, comma 1, lettera d), del Dpr 600/1973, e non ex articolo 62-sexies del Dl 331/1993, senza instaurare preventivamente il contraddittorio con i contribuenti, l’accertamento è da ritenersi nullo nella considerazione che si verte comunque in una ipotesi di accertamento fondato sull’applicazione di una “procedura standardizzata”, caratterizzata dalla necessaria “partecipazione” del contribuente sin dalla fase amministrativa, in applicazione del principio del “giusto procedimento”. Infatti, secondo i giudici baresi, quando l’Ufficio emette un avviso di accertamento utilizzando un dato indicato negli Studi di Settore dal contribuente (quale il costo del venduto), ed applica ad esso la percentuale di ricarico “mediamente riscontrata nel settore di appartenenza”, adottata, comunque, una procedura di accertamento certamente fondata sull’applicazione di “dati statistici” (medie elaborate sull’analisi di campioni significativi di contribuenti) che, secondo la Cassazione a Sezioni Unite, costituiscono un sistema di presunzioni semplici, la cui gravità, precisione e concordanza nasce solo in esito al contraddittorio con il contribuente da attivare obbligatoriamente, pena la nullità dell’accertamento. In conclusione, in tema di accertamento induttivo del reddito d’impresa, i valori percentuali medi del settore rappresentano non già un fatto noto storicamente verificato, sul quale è possibile fondare una presunzione di reddito ex articolo 2727 del Codice Civile, ma, piuttosto, il risultato di una estrapolazione statistica di una pluralità di dati disomogenei, che fissa soltanto una regola di esperienza. Ne consegue che tali valori in nessun caso possono giustificare presunzioni qualificabili come gravi e precise, indicando esse solo in via ipotetica la redditività dell’attività dell’impresa medesima, ricadendo sull’Ufficio provare ulteriori elementi che giustifichino lo scostamento e, quindi, la pretesa.

Gianluca Gaeta


Giornale numero: 129 - Pagina: 27