Lunedì scorso la rete uno della Rai ha trasmesso uno sceneggiato sulla vita del medico santo Giuseppe Moscati. Verosimilmente, per le esigenze di spettacolo televisivo, la vita del santo è stata rappresentata in modo parziale e con una forte accentuazione della drammaticità di alcune vicende.
SPIRITO DI CARITA’
Certamente corrispondono alla realtà la rappresentazione dello straordinario spirito di carità e di fede di Giuseppe Moscati, nonché il riconoscimento di fatti miracolosi operati dal santo.
Ma come risulta, soprattutto, dai suoi scritti, Giuseppe Moscati – oltre a sacrificarsi come medico, con straordinario spirito di dedizione e amore per gli ammalati più bisognosi – è intervenuto frequentemente su vari problemi non riguardanti l’assistenza medica, bensì su temi politico-amministrativi.
Di particolare interesse è un ampio scritto inviato nel 1919 da Giuseppe Moscati al Consiglio comunale di Napoli.
Subito dopo la prima guerra mondiale si diffuse la notizia della prossima formazione di un piano regolatore per dare un carattere più moderno e razionale alla città. Allora Moscati – con una incredibile visione profetica – descrisse il futuro del territorio cittadino e, in particolare, dipinse il paesaggio di Napoli visto dal mare e realizzatosi tanti decenni dopo.
Dopo aver ricordato l’eruzione del Vesuvio del 1906 ed il terremoto di Messina del 1908, Moscati scrisse testualmente al Consiglio comunale di Napoli: “Non il terremoto, non il Vesuvio, nè il cataclisma, distruggeranno mai Napoli …. ma i napoletani”. E, quindi, descrisse diffusamente la devastazione delle colline partenopee, con la perdita delle “infinite tinte del Vomero e di Posillipo, mutevoli col sole, nel primo alito di primavera, ammantate di mandorli fioriti”.
E, quindi, conclude affermando che “l’emigrato che farà ritorno a Napoli di qui a trenta anni … non distinguendo più le colline, ma solo un casermone in anfiteatro con mille finestre, esterrefatto ri’ Qui fu Napoli’”.
MAI ARRENDERSI
Purtroppo, la profezia del santo si è pienamente realizzata, ma – come lui stesso concludeva – non bisogna arrendersi. Recentemente sono stati pubblicati i dati sulle case abusive e sull’ulteriore fabbisogno abitativo.
Pertanto, è necessario dare risposte concrete, rigorose e realizzabili con gli strumenti giuridici a disposizione. Anzitutto la Regione deve finalmente far rinascere le defunte norme per la formazione della disciplina urbanistica ed il Comune di Napoli deve avviare subito l’obbligatorio procedimento di approvazione del nuovo piano urbanistico comunale. Del resto, già il medico Moscati nel 1919 segnalava la necessità di una pianificazione a scala metropolitana per soddisfare il fabbisogno di nuove costruzioni e nel contempo di tutelare i valori culturali della “vecchia Napoli”.
Speriamo che i nuovi Amministratori pubblici competenti diano una svolta radicale rispetto ai predecessori. Il santo Moscati potrebbe, ma non si può pretendere un suo miracolo.
*ordinario di diritto urbanistico
facoltà di Architettura
università di Napoli Federico II

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