“Tutti dichiarano di amare Napoli – esordisce la presidente della fondazione Campania dei festival e assessore regionale, Caterina Miraglia – e invece registro che c’è scarsa abnegazione verso questa città. Si anticipano giudizi censori, ma in questo modo non soltanto si fa del male alle Istituzioni ma si danneggia la nostra città che ha bisogno di risorgere nell’impegno comune..”
Un inizio caldo come la temperatura esterna che raggiunge gli oltre 36 gradi, mentre la città sta vivendo e seguendo con passione gli ultimi spettacoli dell’edizione 2011, per poi riprendere a settembre, del Napoli Teatro Festival. La presidente è giustamente orgogliosa di affermare: “In soli due mesi e mezzo, con uno straordinario direttore artistico, Luca de Fusco, ed un altrettanto straordinario staff siamo riusciti a realizzare il Festival 2011.
Ma adesso passiamo ad alcuni dati tecnici. Il costo preventivato dell’edizione 2011 sarà intorno ai 4 milioni 880 mila euro rispetto alla edizione 2010 che è costata 12 milioni di euro. Il costo del personale sarà tra i 1.230/1.273 mila euro rispetto ai 3 milioni e 320 mila euro con un risparmio del 61%.
Il costo del direttore artistico è di 105 mila euro all’anno, in più c’è la percentuale del 35% sullo sbigliettamento, pari a circa 65mila euro, e 15 mila euro all’anno per le spese generali: in sostanza rispetto al contratto di Renato Quaglia ( il precedente direttore artistico) che assommava a 308mila euro all’anno, a cui vanno aggiunti i benefit, l’alloggio per un costo di 24 mila euro all’anno, abbiamo risparmiato il 70%. Questi sono dati incontrovertibili – afferma con decisione la Miraglia – ci sono i relativi documenti di riferimento.”
Ma il balletto delle cifre non trova ancora una regia precisa perché l’ex direttore artistico, attraverso un comunicato ha dichiarato: “Il mio compenso da direttore artistico e organizzativo del Festival era allineato a quello dei direttori di teatro stabile, pari a 150.000 euro lordi – cifra inferiore a quanto percepivo da Direttore organizzativo della Biennale di Venezia. Nel febbraio 2010, in assenza del direttore generale mi e’ stato assegnato anche questo compito, per 50.000 euro lordi.
Non essendo napoletano, non avendo qui famiglia o proprietà personali, dovendo trasferire qui mia moglie e due figli da Venezia dove vivevamo, la Fondazione mi ha dato in uso un appartamento in via Cimarosa, del costo di 2.000 euro mensili. Oltre a un telefono cellulare, non ho beneficiato di suite vista mare, auto con autista, nè pranzi e cene pagate quotidianamente. Nemmeno di percentuali sugli incassi o i ricavi della Fondazione (dettaglio che Caterina Miraglia aveva inizialmente nascosto). Non mi sono assegnato altri compiti, nemmeno registici, che mi portassero altri compensi; quello che ho percepito è quello che ho esposto, ed è tutto dichiarato nei due contratti che ho avuto dalla Fondazione: non ci sono altre cifre nascoste, secretate o ricevute indirettamente o per sub-incarichi.”
Ecco stiamo parlando di incarichi pubblici e, presumibilmente, con facilità, in nome della legge sulla trasparenza, si potrebbe e dovrebbe dirimere questo balletto di cifre, così come si potrebbe avere certezza sul costo effettivo dell’edizione 2010: 12 milioni di euro o – come sostiene la precedente gestione – è costata 6,5 milioni euro? Ma su questo punto, la presidente Miraglia è netta: “Le cifre non sono opinioni, sono consultabili le rendicontazioni alla regione campania, chiunque può farlo.
Confermo i 12milioni di euro.” Ma anche qui nel comunicato di Quaglia si legge: “ La terza edizione del Festival del 2010 e’ costata 6,5 milioni di euro, quanto consentiva la disponibilità di finanziamenti europei.
Quella del 2011 sarebbe potuta costare 4,5 milioni di euro. Se sia costato meno o più, Caterina Miraglia farà bene a dimostrarlo alla stampa con atti documentali verificabili, invece che con generiche dichiarazioni di felicita’. I 12 milioni di euro di cui Miraglia parla sono un’ennesima cifra frutto di chissa’ quali somme di importi incongrui tra loro, o addizione di costi di iniziative estive fatte con il San Carlo e diverse dal Festival.”
Tempi dunque di bilanci per il Festival che ha offerto, anche quest’anno, una variegata produzione di spettacoli, alcuni rappresentati in luoghi simbolici della città come le catacombe di San Gennaro, il tunnel borbonico, il lido Sirena per il preludio di Ferito a morte, la barca a vela per Otello e Iago: 30 spettacoli in programma, per un totale di 68 rappresentazioni mentre 222 sono stati il numero degli artisti coinvolti; 14 spettacoli e 2500 presenze nel Fringe, 7 le lingue parlate, in tutto 22 giorni di spettacoli, per riprendere l’8 settembre con il Premio Le Maschere del teatro italiano al teatro di san Carlo.
“Inoltre abbiamo difeso il teatro Mercadante dal rischio chiusura, e questo attraverso l’intervento della regione campania – ha continuato la Miraglia – un obiettivo comune con il comune di Napoli, una totale armonia avviata sin dall’inizio dalla Regione. Un sistema di rete non solo dichiarato ma perpetrato. Mentre leggo fantasiose dichiarazioni pubbliche, ci una vuole una onestà intellettuale che riconosca il merito solo alle istituzioni, in uno stato di sofferenza economica di cassa, la regione ha scelto di fare l’altra Napoli, a cui va il merito delle scelte. Per la cultura si deve spendere bene e preciso – ha concluso – che il cda della fondazione non percepisce nessun compenso.”
Il direttore artistico Luca de Fusco entrando a gamba tesa nelle questioni ha voluto sgombrare il campo: ”Accomuno i vecchi dipendenti ai nuovi, si parla di una clima di caccia alle streghe, vi assicuro non trasferiamo documenti di notte. Non si è perso lo staff precedente.” Infatti, anche questi collaboratori, a nome di uno di essi, “hanno voluto esprimere pubblicamente la completa adesione e la convinta partecipazione all’edizione in corso della manifestazione.
Una manifestazione prestigiosa, che riteniamo importante difendere da ogni atto di screditamento e di indebolimento, ritenendola un progetto ormai irrinunciabile per la città, per la sua cultura teatrale e la sua economia.” Ma il superdirettore De Fusco reduce dal successo registrato e dalla bella messinscena, proprio la sera precedente, de “l’Opera da Tre soldi” di Brecht che porta la sua firma, ha voluto riprendere la polemica sulle cifre del costo dello spettacolo.
“Costa molto? 745 mila euro? Allora se costa molto, vediamo il confronto con gli altri spettacoli delle precedenti edizioni: “Le Troiane è costato 329,991 euro ma ha fatto solo 9 repliche mente l’Opera da tre soldi ne farà 50.” Ed ha così continuato: “Lo Vommero a duello di De Simone è costato 380mila euro, in assenza di una coproduzione, e ha fatto solo 2 repliche; lo spettacolo “Le città visibili” di Barberio Corsetti 358mila e solo 5 repliche; Made in Naples è costato 338mila e solo 4 repliche.. C’è bisogno di una alleanza tra strutture e teatri. Le cifre non si possono leggere in assoluto, vanno dette per chiarezza…Il festival ha fatto bene alla città ma ho trascorso mesi a tacitare i creditori….Il Napoli Teatro Festival l’ho oggettivamente salvato.”
Questa la conclusione del direttore artistico mentre sta per calare il sipario sul Festival e si spera anche sul balletto di cifre..”
Teatro
Cala il sipario, il Festival fa i conti con la città
Di diletta capissi – lunedì 18 luglio 2011Postato in: Cultura
diletta capissi
Giornale numero: 137 - Pagina: 61

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