Uno scudo fiscale interno come soluzione per far pagare la manovra agli evasori e come strumento di equità nei confronti di chi ha messo al sicuro i patrimoni rimpatriati dall’estero. E’ questa per grandi linee la proposta formulata al Meeting di Rimini da Piero Gaeta, socio dello studio legale AvvocatoGaeta, accolta con intereresse da politici ed esperti.
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Avvocato, perché oggi non si può parlare di condono?
Il condono ha avuto una funzione molto importante per superare in passato delicati momenti di mancanza di liquidità nelle casse dello Stato. Oggi non potrebbe prestare i suoi servizi perché l’Unione europea, già dal 2002, l’ha contestato.
Allora se ne parla senza ragione?
La Corte di giustizia europea ha emesso varie sentenze per affermare che i condoni finora concessi non hanno rispettato le norme del Trattato europeo, specialmente con riferimento all’iva: imposta che contribuisce al finanziamento dell’Unione e quindi molto osservata.
Di quale condono stanno ragionando i nostri politici, allora?
Proprio di questo tipo di condono, che dovrebbe per di più avere natura tombale. Ma già fioccano le smentite e in molti stanno facendo una veloce marcia indietro. Un condono alla vecchia maniera non è pensabile non tanto per motivi politici ma per ragioni tecniche.
Se si lavorasse sulle imposte dirette senza toccare l’Iva?
Si creerebbero evidentemente situazioni di disparità di trattamento che non credo potranno essere sostenute.
Quale potrebbe essere, allora, uno strumento simile nei fini e possibile nella tecnica?
Come studio legale (si veda l’articolo in pagina a firma di Giulio Gaeta, ndr) abbiamo approfondito l’argomento proprio allo scopo di contribuire in maniera costruttiva al dibattito in corso. Abbiamo individuato una fattispecie di sanatoria che secondo noi è equa sotto vari punti di vista.
Sentiamo…
Il presupposto da quale partiamo è che il reddito evaso si sia in qualche modo trasformato in patrimonio. L’idea, allora, è di tassare il patrimonio degli evasori che in questo modo si mette al riparo da una sempre possibile aggressione del fisco. Sappiamo, tra l’altro, che la Guardia di Finanza si sta muovendo con grande dinamismo.
Non è una patrimoniale classica: come si può chiamare una misura del genere?
E’ una specie di scudo fiscale interno. Tra l’altro, si attiverebbe un meccanismo d’equità equiparando gli evasori che hanno lasciato i propri capitali in Italia a quelli che i capitali avevano invece portato all’estero. Si “scudano” i primi come si sono “scudati” i secondi.
Una nobile gara…
Qui bisogna essere pragmatici. Se lo Stato ha bisogno di soldi occorre creare una situazione che possa essere, parimenti al condono tradizionale, una salvaguardia per il patrimonio.
Che livello di tassazione suggerirebbe di applicare, lo stesso usato per lo scudo esterno?
Lo scudo esterno è stato immaginato per il rimpatrio dei patrimoni all’estero e non per motivi fiscali. Per questo motivo, l’aliquota è stata molto e forse troppo bassa (5 per cento, ndr).
Nel caso di scudo interno?
Andrebbero naturalmente fatti studi appropriati ma, a lume di naso, ritengo auspicabile un’aliquota più elevata. Una misura del genere, inoltre, graverebbe su chi le tasse non ha mai pagato evitando che si vada a sollecitare il cittadino rispettoso delle leggi il quale, in caso contrario, sarebbe il bersaglio della manovra.
Com’è stata accolta questa proposta dalla comunità politica e professionale?
L’abbiamo diffusa all’interno del Meeting avendo avuto l’opportunità di molti incontri e confronti. Devo dire che sta ricevendo molta attenzione e qualcuno, come l’onorevole Raffaello Vignali (vice presidente della commissione Attività produttive della Camera, ndr) ha espresso il desiderio di saperne di più per verificare se possa concretamente costituire uno strumento per la soluzione di un problema.

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