“Un’impresa per esistere non può fare a meno di allargare i propri orizzonti: internazionalizzarsi è un obbligo. Dimensione a parte, i fattori fondamentali sono prodotto e organizzazione”.
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Paolo Scudieri è amministratore delegato della Adler, una multinazionale con sede a Napoli che conta 58 stabilimenti in diciotto Paesi del mondo con tre centri di ricerca e più di ottomila dipendenti. E’ la persona giusta, quindi, per parlare di un argomento centrale tra quelli trattati al Meeting di Rimini.
Ingegner Scudieri, dovendo dare un consiglio a una piccola impresa che voglia affacciarsi per la prima volta all’estero che cosa direbbe?
Un’impresa per esistere non può fare a meno di allargare i propri orizzonti e collocarsi laddove i mercati crescono di più. Le aziende italiane sono perlopiù di piccolissime dimensioni e il 90 per cento ha meno di dieci dipendenti. Il primo vincolo da rimuovere è questo: bisogna mettersi all’altezza delle sfide che si vogliono affrontare.
Esiste un taglio medio d’azienda per pensare a internazionalizzarsi?
Beh, non si può certo individuare un taglio medio. Ma esiste un fattore “prodotto” che è importante ed esiste un fattore “organizzazione” che è importantissimo. Sono questi i punti fondamentali che fanno la differenza.
Per chi non fosse già così maturo?
Chi non ha queste caratteristiche deve entrare a far parte di una rete, deve cercare le competenze che mancano in un’organizzazione molto più ampia in grado di affrontare le difficoltà cui si va incontro.
Se lei non fosse già il capo di un gruppo internazionale e volesse cominciare ad affacciarsi sul mondo, da che cosa comincerebbe?
M’informerei e chiederei dettagli su quelli che sono i mercati con crescite solide. Con solide non voglio dire sensazionali ma incardinate in uno stato sociale in evoluzione e in un’organizzazione governativa capace di dare certezze e tranquillità commerciali.
A chi rivolgerebbe le sue domande?
Questo è un buon tema perché con la chiusura di un ente dello Stato come l’Ice viene a mancare un attore che non ha fatto sempre benissimo ma che comunque ha svolto un ruolo.
E adesso?
Credo che questo ruolo vada assunto dalle ambasciate e dalle stesse banche italiane presenti all’estero che sono nelle condizioni di conoscere cose e persone di ogni mercato e possono dunque dare buoni consigli alle imprese italiane.
Lei da chi si è fatto accompagnare all’inizio?
La nostra storia nasce come fornitori di primo livello di un grande gruppo automobilistico. Siamo cresciuti per nostra volontà ma anche per la grande fiducia che il cliente ci ha dato. Abbiamo avuto, com’è tipico con le aziende di grandi dimensioni, un driver che si è tirato dietro la sua filiera.
La prima commessa importante?
Al seguito di una grande iniziativa che ci ha permesso di usare e far conoscere il nostro know how: il lancio sui mercati internazioni della Palio.
Lei opera nel settore dell’automotive ma da poco si è aperto anche al mercato aerospaziale. Come nasce questa diversificazione?
Per impegnarci su un settore che riteniamo strategico e che avrà una crescita sostenuta nei prossimi anni. Questa scelta nasce anche in considerazione della grande complementarietà tra due settori che fino ad oggi si sono mossi senza guardare l’uno all’altro.
Qual è il punto comune?
I due mercati sono destinati a convergere: dalla progettazione al modo di costruire. Noi crediamo moltissimo nei nuovi materiali che l’aeronautica utilizza già da molto tempo e che possono essere applicati nell’automotive così come sappiamo che nell’automotive ci sono le competenze per poter rendere più industriale il prodotto aeronautico che fino a oggi è, di fatto, un prodotto artigianale.
Si parla spesso del ruolo che dovrebbero avere le istituzioni al servizio delle imprese. Nella sua esperienza, chi le è stato più vicino?
Dico senz’altro Simest, che lavora benissimo e con sensibilità imprenditoriale. Simest svolge il proprio ruolo in modo preciso e fornisce quel supporto necessario ad affrontare i mercati internazionali, anche a beneficio delle piccole aziende. Più che una controparte, Simest si mette nella posizione di essere un vero e proprio partner.

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