Il benessere in tempo di crisi

C’è anche una Campania in cui la vita è bella

Se le maggiori città della regione fanno da fanalino di coda nelle graduatorie nazionali non è detto che il livello esistenziale sia basso ovunque in Campania. Al settimo posto della classifica dei centri in cui si sta meglio, stilata da Yes.life, il web magazine della sostenibilità ambientale, c’è Castelnuovo Cilento, un paesino di 2500 abitanti che persegue uno sviluppo fondato sull’armonia tra paesaggio e abitanti

Come in tutti i cambiamenti sociali sistemici, presto o tardi si affermano nuovi strumenti di lettura, nuove visioni del mondo e nuovi paradigmi che mettono fuori gioco le mentalità obsolete, come descritto da Thomas Kuhn in “La struttura delle rivoluzioni scientifiche”. La recente crisi finanziaria ha spinto sia il mondo della politica sia quello dell’economia a ripensare la questione del rapporto tra quantità e qualità dello sviluppo, nonché a rilanciare, come abbiamo visto nelle altre puntate, il dibattito sul tema dei limiti del Pil e la ricerca di possibili misurazioni alternative o integrative. Emblematico in tal senso è il “Rapporto sulla performance economica e il progresso sociale” curato da Stiglitz, Sen e Fitoussi su esplicito incarico del presidente francese Sarkozy, focalizzato sul tema del benessere e sulle sue possibili valutazioni.
In Italia la Fondazione Symbola, in collaborazione con Unioncamere, ha dato vita al Piq – Prodotto interno qualità. E’ stato avviato nel 2007 un cantiere di ricerca che ha come obiettivo quello di misurare il posizionamento di un Paese o di un settore di attività rispetto al parametro della qualità. E che nello stesso tempo si prefigge di ripensare, su basi diverse, la questione del rapporto tra quantità e qualità dello sviluppo.
Obiettivo del Piq è misurare il posizionamento e quindi le performance di un Paese, un territorio o di un settore di attività rispetto al parametro della qualità. Il Piq è, infatti, la risultante della sommatoria delle quote percentuali di qualità, in ciascun settore di attività economica, moltiplicate per il rispettivo valore aggiunto. Questa quota di qualità non si traduce in un sintetico numero puro, ma in un valore monetario, in euro correnti, delle produzioni di beni e servizi di qualità. Il Prodotto interno qualità si distingue quindi da altre esperienze per una serie di discriminanti concettuali:
1. collegamento con il Pil – Il Piq è uno strumento fortemente connesso al Pil perché intende misurare non il benessere individuale ma la quota del Pil, o meglio del valore aggiunto, che può essere considerata di qualità. Poiché l’obiettivo delle economie occidentali è l’affermazione di un’economia della qualità, il Piq potrebbe essere lo strumento più adatto a misurare tale sistema economico;
2. misura monetaria – Il Piq non è un indice ma un valore monetario espresso in euro correnti;
3. comparabilità con altri Paesi – L’aderenza al Pil e la compatibilità con le classificazioni ufficiali internazionali.

L’Italia della qualità
Ma come appare l’Italia, tenendo conto di questo nuovo indicatore? Naturalmente, ancora una volta ci troviamo davanti ad un Paese spaccato in due che presenta un motore economico antiquato e in affanno, che perde colpi ma muove ancora la maggior parte del fatturato e un nuovo volano di sviluppo, molto lento e ancora troppo leggero, che presenta, comunque, una certa continuità. Questa Italia analizzata con il Prodotto interno di qualità, vale il 46,3 per cento della nostra economia: 430,5 miliardi di euro nel 2009. Una stima, ovviamente, da prendere con cautela perché la “qualità” ( che si riferisce in linea di massima a benessere, felicità, equilibrio dei bilanci e stabilità degli ecosistemi…) resta ancora una definizione molto dinamica e molto “generica” per poter generare dei dati certi. Ed ecco allora che ci si è fino ad ora concentrati soprattutto sulla misurazione della qualità in funzione della competitività del sistema. Il rapporto analizza 27 settori dell’economia pesando il contributo in termini di capitale umano, conoscenza, sviluppo del prodotto o del servizio, costruzione di reti nazionali e internazionali. In pratica una nuova “bilancia” che può dare un contributo importante nel mettere a fuoco la direzione di marcia dell’economia. Specie in tempi di crisi.
Campania
Secondo il dossier del Sole 24 Ore che misura da oltre vent’anni la vivibilità delle 107 province italiane attraverso una serie di dati statistici elaborati in 36 classifiche la Campania risulta essere ai gradini più bassi. La provincia campana in posizione più elevata (81° posto) è Benevento, seguita poi da Avellino, Caserta, Salerno ed infine Napoli che occupa mestamente e drammaticamente l’ultima posizione. I fattori che non permettono da tempo lo sviluppo economico e l’alzarsi del tasso della qualità della vita, sono noti, mali antichi che si rincorrono ormai nel tempo. La presenza sempre più diffusa della camorra, l’esplodere ormai cronico della questione-rifiuti, un tessuto produttivo sempre più fragile e incerto, la disoccupazione, soprattutto giovanile, che continua maledettamente a crescere, le ferite ambientali mortali in alcune zone del territorio, sono i fattori principali, ma non gli unici, che hanno posto la Campania e Napoli in coda alla classifica.

miracolo Cilento
Yes.life, il web magazine della sostenibilità ambientale e della vita ha stilato una classifica su i 10 comuni dove si vive meglio in Italia tenendo in considerazione anche il rispetto per l’ambiente e per il territorio. E se le maggiori città campane fanno da fanalino di coda nelle classifiche nazionali non è detto che la qualità della vita manchi ovunque in Campania. Al settimo posto di questa speciale classifica, infatti, troviamo Castelnuovo Cilento (provincia di Salerno), piccolo centro di 2500 abitanti, che si è dato come obiettivo l‘orientare la comunità in scelte e comportamenti consapevoli partendo dal benessere per i bambini, gli anziani, ed i disabili. Castelnuovo Cilento ha aderito, poi, alla rete Città del Bio ed ha deciso di investire sul fotovoltaico (sui tetti delle strutture comunali) e di favorire la realizzazione di progetti di produzione di energia dai rifiuti.

Gianpaolo Santoro


Giornale numero: 166 - Pagina: 7