I contratti di rete, alla data del 15 settembre di quest’anno, sono 117 e coinvolgono 73 Province, 13 Regioni e poco più di 550 imprese, in maggioranza società di capitali, attive nei settori delle industrie dei metalli, costruzioni, bioedilizia e servizi avanzati alle imprese. Ma il numero medio di imprese partecipanti è ancora abbastanza modesto – 4,5 a livello nazionale – in particolare nel Mezzogiorno dove il dato scende a 3,5. In Campania, sono 13 quelli finora registrati, 5 a carattere regionale, 8 a carattere interregionale, e coinvolgono 32 imprese che operano in diversi comparti produttivi – costruzioni, materie plastiche, meccanica, servizi avanzati alle imprese – localizzate nelle province di Salerno (16) e Napoli (13).
Sono dati e cifre emersi ieri nel corso del convegno svoltosi a Napoli sul tema “Il contratto di rete, quali ostacoli?”, organizzato dall’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Napoli e da Unimpresa. Un incontro in cui si ribadisce l’importanza del ruolo che i professionisti possono svolgere nella diffusione di questo nuovo strumento. All’incontro hanno preso parte, tra gli altri, Salvatore Palma, Michele Saggese e Tonino Ragosta, consiglieri dell’Ordine, Paolo Longobardi, presidente di Unimpresa, Fabio Pollice, docente universitario e rappresentante del centro studi di Unimpresa, Vincenzo Errico, dirigente dell’Agenzia delle Entrate, Felice delle Femmine, responsabile territoriale Sud di Unicredit, Paolo Stampacchia, docente di Economia e Gestione delle imprese della Federico II di Napoli, Giuseppe Capuano, dirigente della divisione piccole e medie imprese e artigianato del Ministero dello Sviluppo Economico e il consigliere regionale Antonio Marciano.
Introdotto dalla legge 122 del 2010, il contratto di rete consente a più imprese di esercitare in comune una o più attività rientranti nei loro progetti sociali, per il miglioramento della capacità innovativa e della competitività sul mercato italiano e internazionale. “Questo strumento – sottolinea Paolo Longobardi, presidente di Unimpresa – può rappresentare per le tante imprese in difficoltà una soluzione ai problemi legati all’internazionalizzazione, all’approccio al mercato, all’innovazione e alla ricerca. Un’opportunità di lavorare insieme, ma conservando piena autonomia”.
Il contratto deve indicare le attività da unificare, le modalità di ingresso e di recesso, la sua eventuale durata o in alternativa gli obiettivi, raggiunti i quali la rete può sciogliersi. “Si tratta di uno strumento nuovo e flessibile – osserva Michele Saggese, consigliere dell’Ordine – ma ancora poco conosciuto, che può aiutare le aziende a superare la piena della crisi che secondo me non è ancora arrivata. Consente inoltre di ottenere un’agevolazione fiscale di un milione di euro per ogni contraente”. Si tratta di un’agevolazione automatica. “La sospensione dell’imposta – spiega Vincenzo Errico dell’Agenzia delle Entrate – si può ottenere solo se esiste un fondo comune nel contratto di rete e se sono rispettate tre condizioni: bisogna accantonare l’utile, ottenere l’asseverazione del contratto e gli investimenti devono essere avviati nel bilancio successivo all’accantonamento”. Confindustria, Cna, Confartigianato, Confcommercio, Unci e Legacoop sono gli enti preposti ad asseverare i progetti. E i commercialisti hanno un ruolo di supporto agli imprenditori. “Nella fase delle genesi del contratto – dice Tonino Ragosta, consigliere dell’Ordine e delegato alla commissione Diritto societario – il nostro operato è determinante. Dobbiamo spiegare gli aspetti tecnici e seguire le imprese nella costituzione dei contratti di rete”.
L’eccessivo individualismo delle Pmi e la scarsa conoscenza dello strumento sono i principali ostacoli ad una maggiore diffusione dei contrati di rete. “Prima si sosteneva – conclude Paolo Stampacchia, ordinario di Economia e Gestione delle Imprese – che ‘piccolo è bello’. Oggi io direi che piccolo è inutile. Le imprese devono capire che da sole non possono presentarsi sul mercato, soprattutto considerando che gli scambi non avvengono più verso singoli paesi ma verso aree vaste. Le piccole aziende sono come zanzare che pungono un elefante, ma certo il pachiderma, con la sua mole, non avvertirà nessun fastidio”.
dibattito
Commercialisti e contratti di rete: l’importanza del marketing
Di Barbara Paternostro – giovedì 22 settembre 2011Postato in: Professioni&Formazione
Barbara Paternostro
Giornale numero: 175 - Pagina: 27

Guarda il promo







