viaggio nel Corpo di Napoli

Accademia degli Oziosi, quattro secoli di storia

Numerose le iniziative culturali che continuano a svilupparsi nel Corpo di Napoli, facendo innalzare una laboriosa realtà che si intreccia con i quotidiani accadimenti della città: uccisioni di camorra, operazioni di Polizia e Carabinieri, economia illegale, drammi legati alla mancanza di lavoro, evasione fiscale, violenza metropolitana, stato degli ospedali e come da ultimo Rapporto Svimez, che sancisce “il declino dell’intero Mezzogiorno”. Tra le molte energie che nel Centro Storico si prodigano per raccogliere, scoprire, diffondere cultura ecco la Fondazione Real Monte Manso di Scala, in via Nilo 34, che ha chiuso ieri (ven. 30 settembre) un convegno di tre giorni dedicato al quarto centenario dell’Accademia degli Oziosi, fondata dal Marchese di Villa Giovan Battista Manso, con il sostegno di Don Pedro Fernandez de Castro, settimo conte di Lemos e Viceré di Napoli dal 1610 al 1616. L’Accademia fu centro di incontro fra intellettuali – letterati artisti, matematici scienziati – che d’ogni cosa potevano discutere, tranne che di politica e teologia e chi veniva ammesso a farne parte, compreso il Viceré, era tenuto a ridurre il proprio carico di lavoro, al fine di ritagliare pause indispensabili all’introspezione, all’amicizia, alla contemplazione della bellezza: non pigra quies, “una quiete operosa” il motto degli Oziosi, che s’incontravano nel Chiostro di Santa Maria delle Grazie a Caponapoli, vero e proprio luogo amoenus, eretto sui resti di un tempio all’epoca ritenuto il sepolcro della sirena Partenope e quindi carico di valore simbolico per gli Accademici. Oggi dunque la Fondazione Manso e gli altri promotori del convegno hanno inteso celebrare l’importante anniversario al fine di “fare incontrare dopo quattro secoli, di nuovo, studiosi italiani e spagnoli, e insieme discutere intorno all’eredità culturale dei fondatori e protagonisti dell’Accademia”: così la ‘doctora en historia del arte’ Manuela Sàez, che ha coordinato le tre giornate dal 28 al 30 settembre. A Pedro Fernandez de Castro, Cervantes dedicò l’ultima delle dodici novelas ejemplares, otto commedie e otto intermezzi, nonché la seconda parte del “Don Chisciotte”. Dell’Accademia fecero parte numerose personalità che svilupparono contatti con altre accademie italiane e spagnole; vi ritroviamo fra gli altri, poeti come Giulio Cesare Capaccio, che fu segretario nel 1607 della città di Napoli, Giambattista Basile, poeta e scrittore, il drammaturgo e filosofo Giovan Battista della Porta. Il Manso, in particolare amico e patrocinatore di Torquato Tasso, questi gli dedicò “il dialogo dell’amicizia”- e nella ‘Gerusalemme Liberata’ scrisse:” tra cavalier magnanimi e cortesi risplende il Manso, e doni e raggi ci versa”. Il Manso fu amico e ospitò John Milton, letterato britannico, celebre e apprezzato, anch’egli dedicò al Manso riconoscente un ‘carme in latino’, una intensa corrispondenza il Manso la tenne anche con Galileo Galilei. Dunque la figura del Manso pare quella di un nobile prima d’armi poi ingegnoso, religioso, studioso, dall’animo benevolo e caritatevole nei confronti sia del suo rango e nei riguardi delle sofferenze dei napoletani. “Gli Oziosi – ha proseguito la Sàez – volevano diffondere la conoscenza dell’arte in ogni campo e forma: un bell’esempio che potrebbe essere ripreso, e che ritroviamo nell’ operosità della Fondazione di via Nilo, di cui fra l’altro ho apprezzato l’archivio, preziosa fonte di informazioni. Oziosi, allora – suggerisce la Sàez – nel senso più profondo del termine, operosi, creativi che coltivavano una vita virtuosa. Lavoro, benessere, sapere, giovialità, carità e amicizia: i princìpi degli Oziosi non potevano che andare in rotta di collisione con gli interessi sfrenati e fatui di molti aristocratici; e infatti per le sue idee il Manso fu rinchiuso nel carcere di Castel Capuano, fatto liberare proprio dal Vicerè. Nell’aprire i lavori del Convegno, Francesco Brancia, decano del Real Monte Manso ha espresso la ferma intenzione della Fondazione di “lavorare alacremente dopo questa importante iniziativa – che vede un pubblico partecipe e numeroso, ben oltre le nostre aspettative – per rianimare l’Accademia degli Oziosi: il primo atto sarà aprire agli studiosi il nostro archivio”, ha annunciato Brancia, “il prossimo 3 maggio, esatto giorno della nascita degli Oziosi”. E quindi, nel Corpo di Napoli che in questi giorni echeggia di quattro secoli alle nostre spalle, si rinnovano e s’addensano percorsi con l’opportunità di approfondire conoscenze, dilatare orizzonti, assumere prospettive nuove, diverse. “La storia serve ! Serve a capire il passato, a giustificare il presente, a sperare nell’avvenire” sosteneva Gabriele Pepe, letterato, poeta, ufficiale dell’esercito napoletano di cui ci racconta Alfredo D’Ambrosio nella sua “Storia di Napoli dalle origini ad oggi”- finito di stampare dalla ‘Tipografia Napoletana’- maggio 1976, evidenziando come “ di tutte le dominazioni succedutesi, quella spagnola lascia un’impronta indelebile nella città di Napoli”. Proprio come dopo la lunga carestia, dal 1560 al 1570, ed altre ancora che piegavano il popolo napoletano, si rafforzavano da un lato speculazioni ed affari da parte di banchieri, appaltatori, grossisti, funzionari corrotti, e gran parte di nobiltà continuava a disinteressarsi della cosa pubblica, rincorrendo onori e vanità; ma dall’altro lato, nella Napoli del ‘600 e in Italia e in Europa, nascevano sodalizi e correnti di cultura fortemente innovativi: tra gli Oziosi, ancora, Telesio, Giordano Bruno, Giambattista Marino, Tommaso Campanella.Quattrocento anni dopo, una prestigiosa fondazione culturale del Corpo di Napoli ci invoglia a riflettere sulla forza, ancora oggi, di quel “non pigra quies”.Non è forse un grande pensatore contemporaneo come Bertrand Russell che nell’ “Elogio dell’ozio” ci avverte dei pericoli derivanti dall’eccesso di zelo e dell’ importanza, invece, della contemplazione? “Il mondo soffre per colpa dell’intolleranza – scrive il filosofo inglese – del bigottismo e per l’errata convinzione che ogni azione energica sia lodevole anche se male indirizzata; mentre la nostra società moderna, così complessa, ha bisogno di riflettere, di mettere in discussione i dogmi”.
(continua)

Franco D' Angelo


Giornale numero: 182 - Pagina: 66