Dal 5 al 9 ottobre si svolgerà a Procida, presso il Conservatorio delle Orfane, la VI edizione della Summer School L’Impresa Culturale del Mediterraneo, organizzata da Luigi Mascilli Migliorini. A giovani studiosi italiani e stranieri in possesso del Diploma di Laurea dei paesi del Mediterraneo e del Mar Nero di età non superiore ai 35anni, la Scuola fornisce strumenti teorici e pratici ai fini di un miglior scambio interculturale e dell’acquisizione di competenze per l’inserimento nel mercato del lavoro.
Migliorini, quali sono i risultati più importanti raggiunti fin’ora?
Offrire borse di studio e sperimentare“incontri formativi”con una visione culturale particolare. Questo caratterizza la scuola e ne è il vanto rispetto ad altre che possiedono un focus più mirato, un obiettivo specifico, una didattica specializzata.
Qual è la particolarità?
Incontrare docenti ed esperti, apprendere ‘un metodo’, scambiare modelli di azione che permettono ai saperi appresi da ognuno di rideterminarsi in altri luoghi, in una situazione simile ad un mega campus, un’isola: fuori e dentro le aule si vive insieme 24h su 24. Di questo sono particolarmente fiero e l’incontro non è solo di natura professionale.
Qual è la ricaduta?
Sui dati di un repertorio di circa 100/120 presenze, tutti restano fortemente legati alla struttura della scuola, tutti sviluppano rapporti diretti creando un dialogo non solo ‘nell’astrattezza della lezione’, ma nel vivo della conoscenza. Esiste una migliore messa a fuoco delle opportunità – non dico di lavoro,parola impegnativa – ma di azione: come trasformare la propria formazione e cultura, il bagaglio della cultura mediterranea in varie proposte di inserimento.
Coniugare marketing e cultura. Qual’è la figura professionale con più chance che si è delineata?
Definita in una rapida battuta: l’operatore, ma direi il protagonista, pubblico prevalentemente ma non necessariamente, dell’intervento culturale sul territorio. Il brand mediterraneo, passare dalla cultura all’economia, considerare i territori,dotarli di funzioni culturali, trasformarli da aria periferica – ignorata anche a se stessa – in ambite mete. Si ha bisogno di una figura professionale operante nella pienezza della dimensione territoriale. Molti mestieri insieme si riassumono in questa figura,tanto pubblica quanto privata, a seconda delle circostanze e dei contesti.
Un po’ di numeri. Quanti borsisti?
Riceviamo, tramite bando, in media fra 50-70 domande,equivalenti fra giovani italiani e stranieri, e nella stessa misura selezioniamo intorno ai 25 partecipanti,10 /12 italiani, 10/12 stranieri ,scelti sulla base dei curricula, con grande libertà per quello che riguarda la formazione.
Chi sono i docenti?
Non docenti con un lungo corso; la nostra didattica non tradizionale ospita20/25 figure di formatori ogni anno che raccontano la loro esperienza in forma di lezione,seminario,tavola rotonda. Si deve sapere che agiamo su un generosissimo volontariato,a ricercatori,docenti universitari, amici del mondo della cultura offriamo solo ospitalità.
Quali finanziamenti?
Lavoriamo grazie al sostegno dell’Osservatorio euromediterraneo del mar Nero, nato da una convenzione stipulata fra l’Orientale, il Comune di Napoli e la Fondazione Idis – Città della Scienza e alle risorse del Comune.
L’Orientale mette a disposizione il luogo e le strutture amministrative. Quest’anno è presente anche Stoà ,UniCredit con due borse di studio e come sempre il Centro di Studi del Mediterraneo,presieduto da Maria Donzelli.
Progetti per il futuro
L’incontro fra l’Europa e il Mediterraneo sul terreno del lavoro, dell’emigrazione, del sociale e delle possibilità di inserimento nell’ambito del terzo settore. Mi augurerei un rapporto stretto con le realtà imprenditoriali e il rafforzamento della nostra minima/qualificata banca dati già in rete. Abbiamo avviato dei quaderni on-line, stimolando la comunicazione fra realtà distanti fra loro, da Rabat a Milano.
Come professore, come uomo di cultura qual’ è il suo sogno nel cassetto rispetto a questa esperienza?
Che l’esperienza a me molto cara di Procida possa continuare.
La costruzione di ambienti di relazione autentica, la mescolanza di esperienze diverse, culturali, formative, di generazione, di saperi, di età, di mondi di provenienza è la forza. Se immagino esattamente il contrario, sostituire la fisicità con la virtualità, il confronto non regge. Presentarsi con un bagaglio di competenze molto determinate si crede sia il requisito più importante oggi per accedere al lavoro.
Ma a mio avviso così il lavoro produce solo se stesso in dimensioni iperprofessionalizzate. Nella summer ci guardiamo negli occhi.Il mio sogno nel cassetto temo non si realizzi; richiede il piacere dell’avventura non la certezza della cosa determinata. La summer potrei in qualsiasi momento trasformarla in un master al costo di 5mila euro…ma mi annoierei il giorno dopo.

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