Analisi

Tirocinio, si cambia: equo compenso per il praticante

Prosegue la serie di articoli sulle novità relative alle libere professioni contenute nella legge 148/2011


Riprendiamo l’analisi della riforma per quello che riguarda i praticanti. Al mantenimento dell’esame di Stato per l’accesso allo svolgimento delle attività professionali regolamentate, contenuto nel comma 5 dell’art.3 della L.148/2011, si aggiunge la disposizione della lett. c) dello stesso comma dove si dispone che la disciplina del tirocinio per l’accesso alla professione deve conformarsi a criteri che garantiscano l’effettivo svolgimento dell’attività formativa e il suo adeguamento costante all’esigenza di assicurare il miglior esercizio della professione. Al tirocinante dovrà essere corrisposto un equo compenso di natura indennitaria, commisurato al suo concreto apporto. Per accelerare l’accesso al mondo del lavoro, la durata del tirocinio non potrà essere complessivamente superiore a tre anni e potrà essere svolto, in presenza di una apposita convenzione quadro stipulata fra i Consigli Nazionali e il Ministero dell’Università, in concomitanza al corso di studio per il conseguimento della laurea di primo livello o della laurea magistrale o specialistica. Finisce quindi lo scandalo dei praticanti utilizzati a fare le fotocopie ed i pony express a costo zero. Troppo spesso non sono messi nella condizione di imparare, finendo per svolgere attività sostitutive. I più fortunati ed intraprendenti riescono a coniugare queste “esigenze organizzative del dominus” con la voglia e la capacità di apprendere metodi e segreti del lavoro. Che dire poi delle vessazioni cui sono sottoposti i praticanti di studio dall’inefficienza delle strutture pubbliche con cui ci si rapporta quotidianamente? Anche in tal caso il blocco del turn-over del personale pubblico e la generale riduzione dei fondi imposti dalla crisi economica amplifica le difficoltà. Si pensi ai praticanti avvocati costretti ad attese impossibili se non a pernottamenti in auto per poter accedere presso gli Uffici dei Giudici di pace ed iscrivere a ruolo una causa o per recarsi agli ufficiali giudiziari e notificare gli atti. Come i giovani commercialisti alle prese con gli uffici territoriali dell’Agenzia delle Entrate, dove vengono destinati i pochi sportelli esistenti al pubblico indistinto dei contribuenti invece che agli studi professionali che devono trattare decine di pratiche alla volta. L’introduzione dell’obbligo dell’equo compenso aiuterà a superare questo stato di cose. Senz’altro sarà più difficile trovare spazio per iniziare il tirocinio. Il miglioramento del sistema accesso – pratica – inizio attività , dovrebbe essere, in linea teorica, scontato. I tirocini saranno effettivi, i lavori segretariali saranno affidati alle segretarie, meno costose, l’apprendimento delle tecniche del mestiere più veloce, al pari dell’inserimento nel mondo del lavoro. Con la buona pace di Catricalà e delle sue teorie sulla crescita del Pil legata all’abolizione degli esami di Stato. Importante l’estensione a tutte le professioni della possibilità di anticipare il tirocinio negli anni di studi universitari, già adottata con ottimi risultati da parte dei dottori commercialisti.
(settimo di dodici articoli)

*presidente Unione italiana commercialisti

Domenico Posca


Giornale numero: 192 - Pagina: 32