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Moda, le eccellenze campane premiate dal mercato

Parlare di economia attraverso la moda. Operazione riuscita in Confindustria Caserta, dove ieri sera nel corso del convegno “Percorsi di successo”, organizzato dalla sezione Tessile guidata da Angela Renga, ci sono state le testimonianze di rappresentanti di marchi campani di notorietà internazionale (Kiton, Harmont & Blaine, Carpisa e Yamamay) è servita non soltanto per fare il punto sul complesso sistema rappresentato dal settore, ma anche per lanciare la parola d’ordine per affrontare la sfida della globalizzazione.
Ci vuole ottimismo a dispetto della negativa congiuntura economica, ma senza perdere di vista le difficoltà del mercato globale con cui comunque bisogna misurarsi. “A cominciare dal costo orario del lavoro, che da noi è di 30 euro, contro i pochi dollari giornalieri dei Paesi asiatici e del Sudamerica. Il tutto mentre le aziende italiane e campane hanno perso la sfida delle prime posizioni del mercato, quelle appunto dei prodotti a prezzi popolari, avendo puntato a conservare invece le posizioni medio alte, magari all’interno di outlet di qualità”, come dice il patron di Harmont & Blaine Domenico Menniti.
Occorrono, dunque, strategie nuove per riposizionare sul mercato internazionale un sistema che in Italia conta 90 mila aziende, di cui il 30 per cento del Sud e di queste il 50 per cento in Campania, la maggior parte delle quali disseminate nei distretti tessili tra Napoli e Caserta.
Che fare, allora? Per cominciare, bisogna alzare la voce, come sostiene Luigi Giamundo, presidente della Commissione Moda di Confindustria Campania. Pretendere, cioè, dalla politica misure adeguate per combattere la concorrenza sleale di aziende costituite da imprenditori e manodopera immigrati (in particolare cinesi), bloccare le procedure di elusione dell’Iva che avvengono facendo girare la merce all’interno dei porti, fare sequestri preventivi dei capi contraffatti. “E per la verità – sottolinea Giamundo – qualche risultato sta cominciando a venire”. Poi ci sono le questioni irrisolte di sempre: credito e sicurezza che fanno del nostro mercato domestico un’area di oggettiva difficoltà.
Tuttavia, si tratta di diseconomie che non pesano più di tanto sul successo di progetti vincenti, come quelli rappresentati da Carlo Palmieri, vice presidente di Pianoforte Holding, con i brand Carpisa e Yamamay. “Quando abbiamo fondato le nostre aziende, dieci anni, fa abbiamo insediato un marchio nell’interporto di Nola e un altro a Gallarate: ebbene, in questi anni entrambe le aziende sono cresciute allo stesso modo”.
Insomma, alla fine è il mercato a decidere. E anche la fortuna, che sempre deve accompagnare un imprenditore, osserva Maurizio Maresca in rappresentanza di Kiton, che racconta anche il percorso imprenditoriale del patron Ciro Paone e l’acquisizione da parte del gruppo di Arzano della tessitura Barbera di Cuneo nel 2010.
Le eccellenze produttive del territorio e le contaminazioni artistiche cui volentieri si abbandonano, ricevendone in cambio un valore aggiunto in termini di stile e gusto, sono raccontate da Carlo Cicala, past president di Confindustria Caserta e tessitore serico di quinta generazione, Anna Maria Panzera, scrittrice e regista, e l’artista Claudia Mazzitelli, che utilizza appunto le preziose sete di San Leucio insieme alle tecniche pittoriche.
Il dibattito, sotto forma di talk show, è stato condotto dalla giornalista del Corriere del Mezzogiorno Anna Paola Merone, che all’inizio dei lavori e dopo i saluti del presidente degli industriali di Terra di lavoro Antonio Della Gatta, non si lascia scappare l’occasione per chiedere al sindaco Pio Del Gaudio e all’assessore provinciale al Turismo Carlo Puoti che cosa può fare la politica per gli imprenditori. Lapidario il sindaco, reduce dalla riunione di Giunta che delibera il dissesto finanziario dell’ente comunale: “Un passo obbligato, che ci consente finalmente di pensare a ricostruire. Per quanto mi riguarda, la politica deve imparare ad ascoltare con umiltà e favorire la soluzione delle problematiche. E’ quello che sto facendo”. Mentre per Puoti, bisogna mettere in rete le migliori energie e le eccellenze per fare del brand Caserta “un’occasione di turismo evoluto e non invece mordi e fuggi”.
Per Cicala l’incontro rappresenta una fase di rilancio del settore serico della provincia, “fortemente proiettato all’internazionalizzazione, che risente perciò più di altri degli effetti della crisi globale, ma che ha un forte contenuto in termini artistici e d’innovazione”.

Antonio La Palma


Giornale numero: 192 - Pagina: 16