L’obiettivo è fissato per il 2023. “L’impresa è ambiziosa, ma non impossibile”. Lo dice Enrico Macii, docente al Politecnico di Torino, che insieme a una squadra composta dai migliori esperti europei in informatica, neuroscienze, robotica, medicina e bioetica partecipa all’Human Brain Project
Da par suo, il neurologo Antonio Damasio ha già diffuso il sospetto, ma se quest’impresa riesce per davvero avremo la prova definitiva: Cartesio aveva torto marcio. Materia bruta e materia pensante sono la stessa cosa, o meglio, la res cogitans nasce dalla res extensa e s’illude chi continua a voler credere che il pensiero sia appannaggio di una eterea dimensione spirituale. Riprodurre l’organo del pensiero vuol dire questo e molto, molto altro. Il prometeico obiettivo è fissato per il 2023. La posta in gioco, se non l’aveste ancora capito, è quella di creare un cervello artificiale. “L’impresa è senz’altro ambiziosa, ma non impossibile se guardiamo alla velocità con cui è cresciuta la potenza di calcolo negli ultimi anni”, spiega Enrico Macii, docente di circuiti elettronici al Politecnico di Torino, che insieme a una squadra composta dai migliori esperti europei in informatica, neuroscienze, robotica, medicina e bioetica partecipa all’Human Brain Project. A coordinarli è Henry Markram, docente presso il Brain Mind Institute dell’École Polytechinque Fédérale di Losanna, autore negli ultimi anni di una serie di esperimenti diretti a tradurre in linguaggio informatico il funzionamento di un frammento di diecimila neuroni della corteccia cerebrale di un topo. “Certo – ammette Macii – il paragone tra questi diecimila neuroni e i cento miliardi di neuroni che costituiscono il nostro encefalo sembrerebbe azzerare qualsiasi margine di successo, eppure non è così”.
La chiave di volta sta nei computer di nuova generazione. “Non useremo un singolo computer, ma un cluster di supercalcolatori collegati fra loro”. L’Human Brain Project è in corsa per aggiudicarsi il colossale finanziamento di un miliardo di euro che l’Unione Europea ha promesso in dieci anni, nell’ambito del programma Fet (Future and Emerging Technologies) Flagships Initiative, ai due progetti di ricerca più importanti e lungimiranti del continente.
I risultati si sapranno la prossima estate e il clima, nella comunità scientifica europea, si fa giorno dopo giorno più teso. Del resto è dai tempi del Progetto Manhattan o della conquista dello spazio che non si sente parlare di progetti scientifici di questa portata. Comprendere e imitare il funzionamento del cervello permetterebbe una radicale rivoluzione delle tecnologie dell’informazione, attraverso la progettazione di computer, robot e sensori letteralmente molto più intelligenti rispetto a quelli attuali. “Potremo realizzare macchine capaci di interagire con le persone – spiega il docente del Politecnico di Torino – utilizzabili nell’apprendimento, nelle cure o nell’accudimento di disabili e anziani”. Ma riprodurre artificialmente il cervello significa innanzitutto poter disporre di un modello perfetto per comprendere le cause delle patologie neurologiche e psichiatriche e quindi sperimentare nuove cure. Aldilà di fantasmagorici scenari alla Blade Runner, l’Human Brain Project serve prosaicamente anche a questo: rendere più facile la ricerca su nuove cure, limitando, grazie a simulazioni, la sperimentazione animale ed umana.
Altri aspetti del progetto riguarderanno i cosiddetti calcolatori neuromorfologici, supercalcolatori caratterizzati da bassi consumi energetici, elasticità, robustezza, nuove tecniche di immagazzinamento e, dulcis in fundo, problem solving adattativo e sistemi autoriparanti.
L’Italia avrà un ruolo di primo piano. Oltre al Politecnico torinese, che avrà un ruolo centrale proprio nello sviluppo di circuiti digitali neuromorfologici, sono coinvolti: Il Lens (Laboratorio europeo di spettroscopie non lineari) e l’Università di Firenze, fornendo le proprie competenze nei settori della biofotonica e della microscopia ottica applicata alle neuroscienze; il Brain Connectivity Center dell’Università di Pavia, che avrà il compito di sviluppare il primo modello computazionale realistico del cervelletto; l’Istituto di Biofisica di Palermo, che metterà a disposizione del progetto le proprie competenze sui modelli di reti neuronal e le simulazioni delle connessioni sinaptiche; l”Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del Cnr, tra gli enti più avanzati nel campo della Robotica e dell’Artificial Life.
Non resta che incrociare le dita e sperare che l’Ue decida di segnare la nuova era del Cogito.


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