Pubblichiamo un intervento sulle smart grids, le “reti intelligenti” per l’energia, a cura di Salvatore Toriello, responsabile Comunicazione e relazioni esterne di Inarcassa. Il tema è stato trattato da Toriello nel corso di un intervento al forum “Sole, vento e mare per le isole minori – Energie rinnovabili e paesaggio”, promosso dall’associazione MareVivo presieduta da Rosalba Giugni e svoltosi nei giorni scorsi a Capri. “Le smart grids – spiega Toriello nell’intervento – rappresentano un forte impulso all’innovazione e agli investimenti sul territorio. E’ un sistema a rete che genera lavoro, progettualità e efficienza, una occasione unica per l’Italia di far crescere il Pil e l’occupazione attraverso la ricerca applicata e l’innovazione. Il problema da affrontare riguarda anche i pannelli fotovoltaici: oggi compriamo quelli cinesi che sono obsoleti e a basso rendimento, con poca efficienza energetica. Il Governo – continua Toriello – invece di dare incentivi a pioggia per l’installazione dovrebbe sostenere la ricerca nella produzione nazionale di energia fotovoltaica con risorse dedicate per la ricerca scientifica e applicata per nuovi pannelli ad alta concentrazione. Solo così – conclude – è possibile creare lavoro attraverso l’innovazione, dare efficienza alle reti e al fotovaltaico e agevolare la competitività del Paese. Un esempio positivo, in questa direzione, è il progetto Sahara per il raffrescamento ad energia solare, realizzato a Napoli da Dipartimento di Energetica, Termofluidodinamica applicata e Condizionamenti ambientali dell’Università Federico II, Anea, Arin e Idaltermo, premiato dal ministero dell’Ambiente”. Il tema delle smart grids è all’attenzione di Inarcassa, Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza per gli Ingegneri e Architetti Liberi Professionisti, per le numerose ed evolute opportunità di lavoro e di consolidamento previdenziale che si aprono per gli ingegneri e architetti associati.
Nelle grandi democrazie industriali, la crescita economica e l’occupazione qualificata si promuovono in primo luogo attraverso programmi di sviluppo delle reti in grado di coinvolgere l’intero Paese.
Così è stato, ad esempio, nel settore delle telecomunicazioni, con la transizione dalle centrali elettromeccaniche a quelle digitali, le reti in fibra ottica, la telefonia cellulare, la connessione in mobilità. Un analogo salto epocale può essere quello, in parte già avviato, delle smart grids, le reti sulle quali viaggia l’energia elettrica. Queste reti sono ancora sostanzialmente quelle inizialmente concepite per portare l’energia elettrica dalle poche centrali nelle quali veniva generata a tutte le possibilità utilizzazioni pubbliche, produttive, domestiche. Uno schema assai vasto, ma concettualmente semplice in quanto fatto di cavi e contatori concepiti per un traffico unidirezionale. Oggi lo scenario è già diverso e sempre più lo sarà in futuro. La produzione di energia elettrica, un tempo affidata esclusivamente a grandi impianti, si va frammentando e diffondendo sul territorio, grazie anche ad incentivi statali concessi in quanto si tratta di tecnologie che consentono di ottenere energia “pulita”, ossia senza gas inquinanti da disperdere nell’atmosfera. Stiamo parlando di pannelli fotovoltaici, di piccoli generatori alimentati dal vento o dalle biomasse. La quota di energia elettrica così prodotta comincia ad essere significativa, e sempre più lo sarà nel prossimo futuro a consentire rilevanti risparmi in termini di importazione di idrocarburi e un determinante contributo per il raggiungimento degli obiettivi di contenimento dei gas serra fissati dai diversi accordi internazionali ai quali l’Italia ha aderito. La condizione perché questo enorme potenziale possa svilupparsi, però, è la disponibilità di una rete elettrica e di apparati di governo che consentano di collegare questa produzione di energia disseminata sul territorio ai milioni di utenze che l’energia consumano in quantità variabili secondo le ore del giorno, i giorni della settimana, le condizioni atmosferiche, le stagioni.
Come si può facilmente comprendere, si tratta di un sistema assai complesso di quello che finora doveva servire a trasportare energia dalle poche grandi centrali di generazione alle diverse utenze piccoli e grandi. La generazione disseminata sul territorio postula, quindi, un sistema di distribuzione che preveda non solo quanta energia verrà richiesta di ora in ora, ma anche quanta potrà esserne offerta, come eccedenza dell’autoconsumo, dalla generazione dispersa nelle migliaia di impianti fotovoltaici ed eolici, e dunque in funzione delle prevedibili condizioni meteorologiche. Lo scopo infatti è quello di poter calibrare la produzione delle grandi centrali in modo che non si debba produrre energia in eccedenza che, non essendo immagazzinabile, va dispersa. E non basta.
Entrando in scena le automobili elettriche, anche queste possono concorrere a un sistema di produzione e consumo più razionale, efficiente, economico. Non si tratta solo di ricaricare le batterie di notte, quando l’auto non serve e e l’energia costa meno, ma anche di utilizzare le batterie per immagazzinare energia per poi cederla di giorno, se e quando l’auto non ne ha bisogno, quando il valore dell’energia è maggiore. Per realizzare un siffatto sistema che consenta un utilizzo più efficiente ed economico delle varie forme di generazione di energia elettrica non si parte da zero. In Italia sono già installati milioni di contatori elettronici che permettono un dialogo costante tra utenti fornitori, nonché una differenziazione tariffaria che premia i consumi nei giorni e nelle ore di minore richiesta. E tuttavia, questi sono solo i primi passi di un progetto di realizzazione del quale, al di là delle sue finalità primarie, consentirebbe all’intero sistema Paese un salto di qualità in termini di efficienza, di economicità, di specializzazioni, di ricerca applicata, di attività tecnologicamente evolute. Ecco perché, concludendo, un piano di investimenti nelle reti intelligenti si presenta come un componente indispensabile di qualsiasi politica di sostegno alla crescita economica, quantitativa e qualitativa, del Paese nel suo complesso.
*responsabile Comunicazione
e relazioni esterne Inarcassa

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