Come uscire dalla crisi e rilanciare lo sviluppo? Come attrarre investimenti dall’estero e rendere il sistema produttivo competitivo sui mercati internazionali? Se lo chiedono i giovani industriali, che decidono di “alzare la voce” e in occasione del tradizionale convegno di Capri, in programma quest’anno il 21 e 22 ottobre all’Hotel Quisisana e incentrato sul tema “Alziamo il volume, diamo voce al futuro”, rivendicano con decisione il loro ruolo di pungolatori del sistema e vogliono essere ascoltati nella messa a punto di proposte per lo crescita
L’Italia è in pericolo, e la strada per l’uscita dalla crisi economica è ancora lunga – è il pensiero degli under 40 di Confindustria – tanto che anche il metodo del rigore, da solo, non è sufficiente. Crescere è essenziale, ma l’Italia è una nazione giovane che continua a non dare spazio ai giovani, un Paese che non riesce a esprimere le sue energie. Ecco che i Giovani industriali chiedono alla classe dirigente e alla politica il coraggio di prendere decisioni delle quali possano beneficiare le generazioni future, senza pensare esclusivamente al presente. “Le energie che non riusciamo a trasmettere – si legge nella presentazione del tema del convegno di Capri in programma all’Hotel Quisisana il 21 e 22 ottobre – sembrano essersi trasformate in un fastidioso rumore di fondo che non ci permette di ascoltare le voci migliori di un Paese che, nonostante tutto, continua a produrre eccellenze. Ecco dunque l’invito, e la scelta del tema della due giorni, ad “alzare il volume” per “dare voce al futuro”, a quelle realtà che in sottofondo fanno impresa e parlano in modo nuovo. A trovare specifiche e nuove politiche di intervento che possano stimolare sentieri di crescita, rendendo i giovani protagonisti del cambiamento. A mettere in luce le innovazioni di prodotto e di linguaggio già esistenti ma che non riescono a diventare parte integrante del sistema Paese. Con l’obiettivo – spiegano gli under 40 di Confindustria – di costruire una nuova Italia”. La principale novità dell’edizione 2011 del convegno di Capri è che, per la prima volta in ventisei anni, nessun politico salirà sul palco dell’Hotel Quisisana. “Abbiamo preso questa decisione – spiega il presidente nazionale dei Giovani di Confindustria Jacopo Morelli, successore di Federica Guidi e al suo debutto nella veste di padrone di casa a Capri come leader degli under 40 – perché vogliamo lanciare un segnale ben preciso e dire ‘basta’ a questa politica che non porta sviluppo e che ignora soprattutto i giovani, in particolare quelli del Sud. Non siamo più disposti a organizzare passerelle per qualcuno, non inviteremo politici sul palco, né di maggioranza né di opposizione. Li inviteremo però ad assistere”. Mario Giustino, unico campano consigliere nazionale di Confindustria Giovani è in linea con Morelli: “L’interlocuzione politica è necessaria per condividere una visione utile a costruire insieme il futuro dell’Italia, ma purtroppo l’attuale ceto politico ha perso molto in credibilità”.
Squadra rinnovata
Vediamo allora come la pensano, in termini di ricette per il rilancio, lo sviluppo e l’attrattività del territorio, i protagonisti campani del gruppo Giovani industriali. L’edizione 2011 del convegno di Capri segna il debutto nel ruolo di presidente dei gruppi provinciali per quasi tutti i leader campani: da Vincenzo Caputo (subentrato a Napoli a luglio ad Andrea Bachrach) a Nunzia Petrosino, scelta ad Avellino come successore di Katia Petitto; e ancora da Enzo Bove, eletto presidente degli under 40 a Caserta dopo Massimiliano Santoli, a Gennaro Lodato, nominato all’inizio di ottobre leader a Salerno al posto di Marco Pontecorvo. Senza dimenticare, naturalmente, il neopresidente regionale dei Giovani di Confindustria, Carlo Barbagallo, catanese di origine e casertano d’adozione, anch’egli al suo primo convegno caprese come numero uno dei Giovani di Confindustria Campania dopo le stagioni di Mauro Maccauro (entrato nella giunta nazionale di Confindustria e in procinto di diventare il prossimo gennaio presidente fra i senior di Confindustria Salerno. Unico volto non nuovo fra i leader dei gruppi campani è Paola Pietrantonio, alla guida dei Giovani industriali di Benevento.
Nuovo leader regionale
“La situazione – spiega Carlo Barbagallo – è estremamente delicata, ma siamo convinti di poter giocare un ruolo determinante nel favorire un’inversione di rotta. Il futuro è anche nelle nostre mani, ed è per questo che nei consigli di amministrazione delle aziende sarebbe utile introdurre una quota riservata ai giovani, in modo da favorire il ricambio generazionale ed essere in linea con quei Paesi europei come la Svezia dove si sta andando verso questa direzione. Tutto è fermo ormai da troppo tempo e questo è un lusso che non possiamo più permetterci. La disoccupazione dilaga, le imprese sono sempre più sole e in crisi, la Manovra è inefficiente. Il Manifesto per l’Italia promosso da Confindustria – continua – va invece nella giusta direzione, con cinque strade per la crescita: fisco, pensioni, privatizzazioni, patrimoni pubblici e infrastrutture. Agiamo su queste leve, al di là di ogni interesse politico, anche perché non c’è alternativa. La gerontocrazia sta decretando la fine di questo Paese, e non possiamo continuare ad abbassare la testa facendo finta di nulla”. Cosa fare allora? “Giovani e Mezzogiorno – afferma il leader degli under 40 di Confindustria Campania – sono la nostra ultima occasione, e siamo fortunati perché proprio il Sud Italia è il territorio più ricco di giovani, ma questi ultimi vanno trattenuti evitando la fuga dei cervelli. Anzi, proprio da loro bisogna ripartire per dare un nuovo impulso al Paese attraverso la loro creatività, forza e volontà”. Bisogna ripartire, dunque, in particolare “dall’ascolto, dallo svecchiamento, da interventi finalizzati ad aumentare l’età pensionabile, tranne per chi svolge attività usuranti, perché in questo modo potranno essere recuperate risorse da investire per rendere più equo un sistema che oggi garantisce ai giovani che andranno in pensione dopo circa quarant’anni di lavoro un assegno previdenziale inferiore al 50 per cento dello stipendio”.
Il parere dei presidenti campani
Vincenzo Caputo, neopresidente dei Giovani imprenditori di Napoli, evidenzia come il “vento” di una maggiore decisione dei giovani nel rivendicare il loro ruolo dichiarandosi pronti ad assumere la responsabilità del rinnovamento necessario al sistema-paese soffia forte già dall’incontro di Santa Margherita Ligure, altro tradizionale appuntamento per gli under 40 di Confindustria. “E’ il momento di rimboccarsi le maniche e alzare la voce – afferma Caputo – perché più di una volta abbiamo dimostrato di voler e poter essere protagonisti di un radicale cambiamento del sistema economico italiano. Essere i più giovani dell’associazione ci obbliga a svolgere una costante azione di pungolo e stimolo per il gruppo dei senior in un’ottica di concretezza per il territorio. Abbiamo però bisogno di fiducia per lavorare nell’interesse di tutta la collettività. Abbiamo avanzato proposte troppo spesso inascoltate, adesso basta: è il momento dei fatti”. Da dove ripartire allora per rilanciare il sistema economico? “Dal mettere al centro di ogni azione l’obiettivo competitività, del sistema Paese in generale e del Mezzogiorno in particolare. E’ una necessità non più procrastinabile, come evidenzia il Manifesto per l’Italia. “Ripartiamo dai giovani e dal Mezzogiorno – spiega Caputo – perché se non cresce il Sud non cresce il Paese. Tra i giovani siamo di fronte a una vera e propria emergenza sociale, nata dal gap sempre più profondo tra scuola e impresa: in Italia sono spariti 64 mila giovani imprenditori, nell’ultimo anno il calo è stato quasi del 3 per cento. Il settore risente di incredibili lentezze, lungaggini burocratiche, eccessiva cautela da parte degli istituti di credito. Chi ne paga le conseguenze non è solo la creatività di questi ragazzi, ma l’intero Paese, oggi troppo vecchio e farraginoso. Servono risposte e scelte coraggiose da parte del Governo. La manovra anticrisi è stata miope e ha badato solo alla risistemazione di alcuni numeri imposti dall’Ue”. Per rendere più competitivo il Mezzogiorno, Caputo indica tre strade prioritarie: infrastrutture, energia e turismo. “Il nostro territorio – spiega l’imprenditore – paga lo scotto della mancanza di infrastrutture, ed è qui che devono essere indirizzati prima di tutto i fondi Fas. Non possiamo permetterci di sottovalutare l’importanza che nei prossimi anni rivestiranno le energie alternative: quale territorio migliore del Mezzogiorno, rinomato nel mondo per il suo sole e ricco di vento, per avviare su vasta scala una vera e propria rivoluzione verde?” C’è poi il turismo, ricorda Caputo: “Il rilancio del territorio passa anche per una strategia chiara e capace di rispondere alla vocazione territoriale delle aree meridionali”. Anche sul tema della crescita internazionale delle imprese i giovani possono fare molto: “Siamo cresciuti – evidenzia il leader dei Giovani industriali napoletani – in un contesto diverso da chi ci ha preceduto, a contatto continuo con persone, culture e abitudini diverse. Abbiamo sfruttato tutte le finestre sul mondo che si sono aperte per noi, dai viaggi low cost a internet. Ora vogliamo l’opportunità, come i nostri colleghi stranieri, di spostare i confini delle nostre imprese a testa alta, sapendo di avere alle spalle un sistema paese solido. In Italia – afferma Caputo – la burocrazia fa troppi danni, e le imprese spesso restano sole di fronte a problemi insormontabili come i ritardi nei pagamenti o le difficoltà endogene di territori come quello campano. Per non parlare poi di un sistema fiscale pesante che soffoca le imprese e delle difficoltà che incontriamo soprattutto noi giovani nell’accesso al credito. Le banche dovrebbero valutare il finanziamento dei progetti sulla base della validità dell’idea imprenditoriale e non solo delle garanzie disponibili. Dobbiamo spingere molto, inoltre – conclude Caputo – sul pedale della formazione: è un fattore che costa, ma l’ignoranza costa molto di più. È necessario impegnarsi insieme per avviare una stagione di riforme condivise e costruttive. Basta sopravvivere, vogliamo crescere”.
Enzo Bove, presidente dei Giovani industriali di Caserta, guarda con ottimismo alla sua provincia e alla Campania in generale. “Il nostro territorio – afferma – nonostante tutto continua a produrre eccellenze. Ecco perché a Caserta dobbiamo continuare a puntare soprattutto su enogastronomia, tessile/serico, turismo, comparto orafo e sul manifatturiero, che affonda le radici nella grande industria impiantata in provincia negli anni ‘70 e che ha saputo convertirsi aprendosi all’innovazione. Non dimentichiamo poi l’edilizia, che grazie a maestranze molto qualificate rappresenta una vera risorsa trainante del territorio. Il Sud e la nostra provincia non possono abbandonarsi all’idea che non ci sia più futuro: la prospettiva consiste nel recuperare il senso della responsabilità individuale, del dovere e del fare, senza adagiarsi all’idea di dover tirare fuori dal cilindro chissà quale soluzione. Quali sono allora, secondo Bove, le ricette “in chiave giovani” per dare competitività alle imprese? “Le azioni devono essere commisurate al territorio – risponde l’imprenditore – e nella nostra area c’è bisogno soprattutto di sicurezza, essenziale per garantire la libera impresa. Questo fattore da solo rappresenta più di un punto di recupero del Pil. Poi c’è il tema della valorizzazione delle risorse umane, al fine di evitarne la fuga verso ambienti più ospitali. Come si fa ad ignorare, e dunque a non agire di conseguenza, che siamo la regione in Europa con il più alto tasso di under 35? Occorre incentivare l’occupazione, soprattutto quella giovanile, con politiche mirate e non più occasionali o a pioggia. Per risvegliare l’economia di Terra di Lavoro bisogna sviluppare sinergie professionali, imprenditoriali e politiche, senza le quali oggi è impensabile andare avanti. Gli imprenditori non chiedono nulla di particolare – conclude Bove – se non quello che ci è dovuto secondo la Costituzione: legalità, certezza del diritto, libertà d’impresa, alleggerimento del carico fiscale sul lavoro e sulle imprese, sburocratizzazione”.
“Il Paese per crescere ha bisogno di riforme coraggiose – interviene Nunzia Petrosino, presidente dei Giovani Industriali di Avellino – e di provvedimenti che consentano la stabilità dei conti pubblici facendo tornare gli investitori italiani e stranieri ad aver fiducia nell’economia. Diversamente, saremo condannati a pagare uno scotto ancora più doloroso alla crisi economica mondiale, con conseguenze sul piano sociale. L’Italia ha bisogno di tagliare la spesa pubblica, attuare una seria riforma delle pensioni e del sistema fiscale, di una politica basata sulla liberalizzazione e sulla semplificazione della burocrazia, nonché sulla certezza e sulla velocizzazione della giustizia. Un serio ostacolo alla crescita e alla competitività dell’Italia, che crea un serio gap fra noi e gli altri Paesi – continua Petrosino – è rappresentato in questo momento dalla mancanza di infrastrutture e dal costo dell’energia. Per le infrastrutture occorre contenere la spesa corrente e preservare quella per gli investimenti, creare condizioni di certezza e stabilità del quadro regolatorio e fiscale per attrarre capitali privati, aumentare gli investimenti in opere pubbliche senza escludere l’utilizzo delle entrate provenienti dalle dismissioni patrimoniali. C’è poi il capitolo costo dell’energia elettrica, superiore di circa il 40 per cento all’ingrosso rispetto agli altri Paesi europei. Bisogna ridurlo investendo in efficienza energetica, straordinario driver di crescita; e poi prorogare l’attuale livello di incentivazione fiscale fino al 2020, introdurre una normativa orientata a promuovere l’uso di standard tecnologici più efficienti in tutti i nuovi investimenti residenziali, nel terziario industriale e nei trasporti, oltre a promuovere con campagne informative i comportamenti di consumo energetico responsabile”. E per quanto concerne l’Irpinia, in particolare? “Il territorio ha innanzitutto bisogno di pianificazione- afferma Petrosino – vale a dire di un piano strategico di gestione delle risorse da canalizzare verso priorità condivise, come l’emergenza sociale derivante dalla chiusura di importanti realtà produttive del nostro territorio, vedi ad esempio la vicenda Irisbus. Senza un immediato piano di ricollocazione del personale rimasto inoccupato, si rischia altrimenti un’emergenza sociale che impatterebbe da subito sulla nostra vita di cittadini e sulle nostre attività”.
Paola Pietrantonio, presidente dei Giovani industriali di Benevento, è convinta che per ridare vitalità al sistema economico bisogna investire sulle specificità e tipicità dei tanti territori che compongono la Campania. “I dati di mercato – spiega – non delineano un settore nettamente trainante rispetto ad altri, mentre ve ne sono alcuni chiaramente in aperta crisi, in particolare nella nostra provincia penso al caso del tessile. Dal mio punto di vista i migliori risultati per la crescita di un’impresa si possono ottenere muovendosi in due direzioni: da un lato, introducendo innovazioni di prodotto e/o di processo in alcuni settori più o meno maturi e, sempre per la provincia di Benevento, penso all’agroalimentare, all’edilizia, al ciclo dei rifiuti; dall’altro, puntando su settori che si sviluppano come naturale evoluzione dei mutamenti strutturali della società e dell’habitat circostante, dai servizi alla persona alla produzione di energia alternativa, ai servizi per la tutela ambientale. Quanto ai mercati – continua Pietrantonio – i dati demografici individuano come opportune le aree con potenzialità di consumo ben maggiori della nostra. Per alcuni settori, in particolare quelli labour intensive, vi sono considerazioni legate ai costi dei fattori produttivi che incidono significativamente nella stessa direzione, verso scelte delocalizzative delle imprese italiane”. Come ringiovanire dunque la classe imprenditoriale? “Mediamente il sistema italiano non è culturalmente vecchio – sostiene la leader dei giovani industriali sanniti – ma lo è sicuramente anagraficamente. E’ ancora bassa la propensione delle nostre giovani generazioni a fare impresa, e momenti di crisi e di smarrimento come quello che l’Italia sta attraversando indeboliscono ulteriormente tale propensione. La questione giovanile, in questo momento storico, in Italia è anche questo e cioè avere dei giovani impauriti e spaventati del proprio futuro che preferiscono le poche certezze sulle quali possono contare alle grandi e intriganti sfide che pure potrebbero vincere. Tutto ciò rappresenta una perdita di competitività difficilmente quantificabile in termini economici per il nostro Paese: è un perdita di risorse, di nuova energia, di cultura – conclude Pietrantonio – che peggiora ulteriormente lo stato della nostra economia”.
Gennaro Lodato, numero uno dei Giovani industriali di Salerno, spinge invece il pedale sul fronte del credito: “Per facilitare il rapporto fra banche-imprese – afferma – c’è bisogno di un tavolo tecnico permanente in seno a Confindustria con istituzioni, imprese e banche per agevolare l’accesso al credito e favorire nuove iniziative imprenditoriali. Al gruppo Giovani spetta il ruolo di portare all’attenzione delle istituzioni quelle che sono secondo noi le priorità imprescindibili per il rilancio dell’economia: aumento dell’età pensionabile, contratti di apprendistato, agevolazioni fiscali per le giovani aziende, rapporti con gli istituti tecnici per la ricerca di manodopera e impieghi qualificati”.
Venerdì 21 ottobre
14.30 Apertura dei lavori
Sebastiano Caffo, presidente Comitato Interregionale G.I. Mezzogiorno
Saluti di benvenuto
Giorgio Fiore, presidente Confindustria Campania
14.50 Alziamo il volume
Diamo voce al futuro
Jacopo Morelli, presidente Giovani Imprenditori Confindustria
15.20 Scenario Italia: senza giovani
il Paese non può crescere
Giuseppe Roma, direttore Generale Censis
15.40 Sistema Paese: vincoli e opportunità
Domenico Arcuri, amministratore Delegato Invitalia
Andrea Battistoni, direttore d’Orchestra
Sara Caminati, Innovation Marketing
Elsa Fornero, Università di Torino
Michele Pellizzari, Università Bocconi
Tatiana Rizzante, amministratore Delegato Reply
16.40 Un mercato del lavoro per i giovani
Stefano Scarpetta Deputy Director Ocse
17.00 Oltre i confini: è più semplice
“diventare grandi”?
Martin Angioni, Country Manager Amazon Italia
Emanuele Baldacci, Istat
Francesco Billari, Università Bocconi
Federico Marchetti, Fondatore YOOX Group
Sergio Nava, Giovani Talenti Radio 24
Stefano Scabbio, Presidente Manpower Italia
18.00 Cara Italia… o Italia cara?
Tommaso Nannicini, Università Bocconi
Sergio Rizzo, Corriere della Sera
Stefano Sacchi, Università di Milano
Gian Antonio Stella, Editorialista
Modera i lavori:
Antonello Piroso
Sabato 22 ottobre 2011
9.30 Apertura dei lavori
Intervento
Carlo Barbagallo, presidente G.I. Confindustria Campania
10.00 Terapia d’urto per la crescita:
la forza dei giovani
Luca Paolazzi, direttore Centro Studi Confindustria
10.20 Non ci resta che crescere
Marco Arcelli, direttore Up Stream Gas Enel
Paolo Bertoluzzo, amministratore Delegato Vodafone Italia
Emanuele Ferragina, Università di Oxford
Daniele Franco, direttore Centrale Banca d’Italia
Roberto Napoletano, direttore Sole 24 Ore
Roberto Nicastro, direttore Generale UniCredit
Lucrezia Reichlin, London Business School
11.20 Storie della nostra gente
Intervista a
Edoardo Nesi, vincitore Premio Strega 2011
11.40 Ripartiamo dalle città
Ne discutono
Alessandro Cattaneo, sindaco di Pavia
Massimo Zedda, sindaco di Cagliari
12.10 Millennials: i “nuovi” giovani
Antonio Campo Dall’Orto, vice Presidente Esecutivo Mtv Networks International
Intervento
Emma Marcegaglia, presidente Confindustria
13.00 Conclusioni
Jacopo Morelli
Modera i lavori:
Antonello Piroso
hanno collaborato Maria Beatrice Crisci, Sabrina Iadarola, Caterina La Bella, Filomena Labruna

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