Medicina

Una rete contro l’artrite reumatoide

In Campania sono attivi quindici centri specialistici ma c’è poca informazione tra i pazienti Oltre mille malati migrano fuori regione dopo la diagnosi in cerca di cure migliori. Per questo vengono sprecati 2,5 milioni per i soli farmaci biologici e prestazioni inappropriate


Artrite reumatoide: malattia invalidante, che colpisce e deforma le articolazioni di 30 mila campani e di circa 300 mila persone in tutta Italia. Ancora oggi, però, è diagnosticata con un ritardo che rischia di compromettere la qualità di vita dei pazienti. E’ questo l’allarme lanciato dagli esperti campani, che si sono riuniti alla Seconda Università di Napoli nell’ambito del progetto ”Il Paziente al Centro”, un’iniziativa per favorire l’informazione sul ruolo dei Centri reumatologici in tutta Italia.

INFIAMMAZIONE CRONICA
L’artrite reumatoide è una malattia infiammatoria cronica autoimmune a decorso fluttuante e progressivo che conduce alla distruzione articolare con conseguente disabilità fisica.
Può comparire a ogni età e una volta iniziata prosegue lenta e inarrestabile, compromettendo gravemente la qualità della vita. “Nella cura dell’artrite reumatoide la diagnosi precoce è fondamentale perché gli obiettivi raggiungibili sono inversamente proporzionali ai tempi della diagnosi – spiega Gabriele Valentini, ordinario di Reumatologia e direttore dell’Unità operativa di dell’Azienda ospedaliera universitaria Seconda Università di Napoli – In altre parole, se si interviene con una terapia adeguata quando la durata di malattia è inferiore all’anno si può perseguire l’obiettivo della remissione. Se invece si interviene dopo l’anno, l’obiettivo terapeutico sarà la bassa attività della malattia”. L’artrite reumatoide è, inoltre una malattia sistemica: non si limita cioeé a colpire le articolazioni, ma coinvolge altre strutture quali la cute, i nervi periferici, il cuore, l’apparato respiratorio, ed è gravata dallo sviluppo di aterosclerosi accelerata e dal conseguente aumento della morbilità e mortalità cardiovascolare.

SCARSA INFORMAZIONE
Per questo motivo viene spesso definita una malattia subdola. Purtroppo, l’Italia soffre ancora di un ritardo diagnostico: spesso i pazienti non vengono inviati subito al reumatologo e ai Centri reumatologici, le strutture di riferimento per il trattamento dell’artrite reumatoide, rallentando così i tempi della diagnosi e quindi l’identificazione della terapia più adeguata.
“La nostra Regione – spiega Mario Delfino, assessore al Welfare della città di Giugliano in Campania e associato di dermatologia alla Federico II – è un caso di eccellenza nel Sud Italia per quanto riguarda il trattamento dell’artrite reumatoide, ma i campani non lo sanno. Possiamo forse sintetizzare con questo paradosso la ragione che spinge molti pazienti a spostarsi in altre regioni per la terapia, determinando cosi’ un immotivato dispendio di risorse. E’ quindi fondamentale rassicurare i pazienti e le loro famiglie, fare informazione sull’eccellente qualità dei centri reumatologici campani, con una distribuzione capillare su tutto il territorio”.

LE STRUTTURE
La Campania vanta quindici centri di Reumatologia, due centri di Reumatologia pediatrica abilitati alla prescrizione di farmaci biologici e 7 servizi territoriali distribuiti in tutte le cinque province. è una situazione che spicca nel contesto meridionale, dove le strutture sono spesso difficili da raggiungere: il 42 per cento dei pazienti del Sud Italia (contro una media nazionale del 31 per cento) non riesce a raggiungere i centri reumatologici a causa di un’eccessiva distanza, mentre il 20 per cento lamenta liste d’attesa troppo lunghe (contro la media del 13 per cento). Secondo gli esperti l’imperativo per la reumatologia campana del prossimo futuro è l’appropriatezza del trattamento, strettamente connessa alla diagnosi precoce e all’informazione sul ruolo dei Centri reumatologici.
“L’appropriatezza del trattamento è un aspetto fondamentale da tenere in considerazione – continua Valentini – ogni paziente dovrebbe essere visitato ogni tre mesi per ottimizzare il raggiungimento dell’obiettivo terapeutico della remissione o della bassa attività di malattia. Nel caso la terapia non sia sufficiente a spegnere la malattia o non sia tollerata, si dovrà modificare il trattamento fino a trovare quello efficace e tollerato, che andrà poi proseguito nel tempo.
ET. MAU.

Giornale numero: XI - Pagina: 69