Campania della Conoscenza

Ambiente, Napoli guida la missione Ue per l’Africa

Gli esperti di Amra insieme agli studenti selezionati dalle università africane per partecipare al programma Cluva (Impatto dei cambiamenti climatici sulla vulnerabilità delle città africane)

Parte dal capoluogo campano il progetto Cluva, programma di cooperazione internazionale rivolto alla prevenzione dei pericoli ambientali indotti dai cambiamenti climatici in alcune tra le principali città del Continente Nero. Dodici gli enti di ricerca coinvolti: sei europei e sei africani. A guidarli è Amra, il Centro regionale di competenza per l’analisi e il monitoraggio del rischio ambientale) di competenza per l’Analisi e il monitoraggio del rischio ambientale


 

Sono nove, si chiamano Timack, Augustino, Nebyou, Isidore, Christine, Arnaud, Urbaine, Tekle, Oumar, e su di loro molti Paesi africani hanno fatto un’importante scommessa. Provengono dalla Tanzania, dal Senegal, dall’Ethiopia, dal Burkina Faso e dal Cameroun sono stati scelti dalle rispettive università per diventare degli specialisti nella prevenzione dei rischi ambientali. L’effetto combinato della fragilità dei sistemi economici e sociali, dei cambiamenti climatici e di una repentina quanto disordinata urbanizzazione, rende gran parte delle città africane particolarmente esposte al verificarsi di disastri ambientali. “Lì – spiega Paolo Gasparini, coordinatore scientifico di Amra, Centro regionale di competenza per l’Analisi e il monitoraggio del rischio ambientale – anche dei piccoli cambiamenti nei rischi naturali possono provocare delle catastrofi, e ciò proprio a causa della debolezza del tessuto socio-economico. In questo tipo di ambiente anche un piccolo evento, per esempio una pioggia molto forte, invece di provocare 10 morti come a Genova, ne provoca centinaia”. Per contrastare questo fenomeno la Commissione Europea ha deciso di finanziare un progetto di studio e di prevenzione dei rischi ambientali indotti dai cambiamenti climatici su alcune delle principali città africane. Il progetto si chiama Cluva (Impatto dei Cambiamenti Climatici sulla Vulnerabilità Urbana delle Città Africane), ha un valore di oltre 4 milioni di euro e a guidarlo è l’Amra, in questi ultimi anni affermatosi come uno dei più importanti enti di ricerca internazionali sui sistemi di mitigazione del rischio. Il progetto di cooperazione durerà tre anni e vedrà lavorare insieme sei enti europei e sei enti africani. Da un lato l’Università di Copenaghen, l’Università di Manchester, il Politecnico di Monaco di Baviera, il Centro Euromediterraneo su Cambiamenti Climatici, il Centro Helmholtz per la Ricerca Ambientale e l’Istituto Norvegese per la ricerca urbana e regionale; dall’altro l’Università “Gaston Berger” di St. Louis (Senegal), l’Università di Ouagadougou del Burkina Faso, l’Università di Yaounde (Cameroun), l’Ardhi University e l’Università di Addis Abeba (Etiopia), e il Csir – Centro per la ricerca scientifica e industriale del Sud Africa. L’obiettivo è quello di favorire la gestione sostenibile dell’ambiente e delle risorse nei centri urbani africani mediante l’approfondimento delle conoscenze sulle interazioni tra biosfera, ecosistemi e attività umane. “Lo scopo di Cluva – precisa Gasparini – è prevedere e verificare, entro il 2050, le variazioni nei rischi di natura ambientale causate dai cambiamenti climatici, e quindi fornire agli amministratori delle diverse città campione delle indicazioni utili a prevenire eventi che potrebbero rivelarsi disastrosi”. Il primo step del progetto si è svolto a Napoli. Dal 24 ottobre all’11 novembre i nove studenti africani sono stati preparati dagli specialisti di Amra su quello che in gergo si chiama “multirischio”, ovvero nel monitoraggio, nella previsione e nella gestione della molteplicità di effetti possibilmente causati da un evento. “Le fonti di rischio vengono considerate in modo armonico, quindi si fa un ranking, ovvero una graduatoria delle conseguenze che possono portare”. La graduatoria stilata dagli scienziati ha un valore strategico non solo e non tanto dal punto di vista scientifico, quanto dal punto di vista della governance. “Il ranking – spiega infatti Gasparini – può essere utilizzato dagli amministratori locali per capire dove agire prima o, nel caso di penuria di risorse, quali azioni mettere in pratica e quali no”. Le città campione sono cinque: Addis Abeba (Ethiopia), Dar es Salaam (Tanzania), Douala (Cameroon), St. Louis (Senegal) e Ouagadougou (Burkina Faso).

Logo progetto Cluva

“Voglio esprimere la mia soddisfazione – dice Arnaud Boris Ngosso dell’University of Yaounde, Cameroon – e ringraziare l’intero team di docenti del corso per il lavoro svolto. Penso sia stata un’opportunità importante per noi, che da questo punto di vista abbiamo molto da imparare, quella di acquisire conoscenze sui metodi per la valutazione e l’applicazione dell’approccio multirischio”.
“La mia impressione – aggiunge Nebyou Yonas Gabore, dell’Università di Addis Abeba – è che i cambiamenti climatici rappresentino una problematica globale che richiede un alto livello di competenze, necessarie soprattutto per la valutazione dei pericoli naturali legati ai cambiamenti climatici che affliggono soprattutto i nostri Paesi. La lezione appresa grazie ad Amra ci ha dato un contributo essenziale per poter tentare di creare un futuro migliore. Ringrazio tutti i docenti e la Commissione Europea che ha reso possibile una tale cooperazione”.
Ha ragione Nebyou, non c’è aiuto più concreto che quello realizzato sul piano della conoscenza.

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(86 – continua)


Paolo Gasparini

Gasparini, pioniere nello studio dei sismi

Paolo Gasparini, docente di Fisica Terrestre presso l’Università Federico II, è presidente di Amra Scarl. I suoi interessi di ricerca riguardano early warning, struttura dei vulcani, rischio sismico e vulcanico. E’ autore di un centinaio di pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali e di una dozzina di libri divulgativi. Oltre a seguire il progetto Cluva, Gasparini è coordinatore scientifico di Reakt, il più importante progetto europeo sulla mitigazione dei rischi sismici.

Cristian Fuschetto


Giornale numero: 212 - Pagina: 41