Giambattista Vico non seguì percorsi di studi regolari, frequentò per alcuni mesi l’Istituto del Gesù Vecchio dei padri gesuiti, poi scelse di proseguire gli studi da solo con straordinario impegno. Nella bottega del padre, tra colle, carta, aggeggi che accompagnarono l’arte del genitore riuscì a completare gli studi umanistici e di filosofia. Iscrittosi alla facoltà di giurisprudenza all’Ateneo napoletano nel 1689, decise poi di proseguire gli studi da solo. Le ristrettezze economiche lo costrinsero a cercare lavoro senza però abbandonare lo studio. Dopo alcune esperienze di insegnamento fuori città, tornò a Napoli ventiseienne dove proseguì gli studi incrociati a momenti di insegnamento. Successivamente ricevette un incarico all’ Università di Napoli per l’insegnamento di retorica. La sua persona e i suoi studi non ricevettero apprezzamenti , ma isolamento dagli altri studiosi tanto che la possibilità di diventare professore ordinario gli fu scippata da un poco di buono nell’ambito universitario . Questo dispiacere aggiunto a scelte irresponsabili del figlio , lo provarono tanto da chiudersi in se stesso . E gli acciacchi dell’età fecero il resto , morì il 23 gennaio 1744. Le spoglie di Giambattista Vico furono poste nella chiesa dei Gerolomini. Una lapide postuma non indica il luogo della sepoltura , ma solo che in quel tempio furono deposti i suoi resti, nella fossa comune dei sotterranei. Immaginiamo l’ammirazione del vecchio libraio per un figlio così tenace nello studio , e quanto, nonostante le ristrettezze economiche quel genitore abbia fatto per il figlio ,divenuto poi uno dei più grandi illustri napoletani. Era figlio di un povero artigiano (“di umore allegro, la madre di tempra assai malinconica, entrambi concorsero alla naturalezza di lor figliolo”) nella via della corporazione dei librai, un quartiere povero e preoccupante. Sono nei pressi della chiesa di san Gennaro all’Olmo e quella di san Biagio Maggiore, entrambe poste all’incrocio di via san Biagio dei librai e via san Gregorio Armeno ; tutte e due le chiese sono legate alla vita del filosofo, la prima dove ricevette il battesimo, quindi l’inizio della sua esistenza, mentre la seconda ricorda attraverso una lapide postuma la sua fine come una ‘gloria napoletana’. La targa della Fondazione ‘GBV’ è posta sulle ferriate che circondano la chiesa di san Biagio che pare abbandonata a se stessa ma speranzosa di capaci interventi di restauro. Noto numerose mamme che accompagnano i figli a scuola ; alcuni trascinati a forza, altri composti mano nella mano alla giovane mamma. Gli scolari sono consegnati come tanti pacchi postali all’intero corpo scolastico, poi saranno ripresi dopo alcune ore. I genitori da tempo sono diventati gli avversari dei professori , pronti a difendere i propri figli da presunte tirannie .Pensano con il loro comportamento di essere genitori protettivi , ma ci sono sempre più bambini , adolescenti e ragazzi distratti , svogliati nelle aule e apatici nelle mura domestiche e …prepotenti e vandali nelle strade .A questo punto mi ricordo delle parole che il grande filosofo espresse sulla compostezza della sua famiglia: lui era sopravvissuto e cresciuto, non così male, anzi. La famiglia dovrebbe essere la prima fondamentale fonte di educazione, il primo livello auto regolativo , quella che interviene nel primo processo di formazione e se tale sistema familiare è disfunzionale, assente, problematico,troppo intransigente o eccessivamente permissivo produrrà disagio, sofferenza, rischi di devianza. E poi all’ambiente familiare influisce, in seconda battuta, l’ambiente circostante. Dunque le mura domestiche sono fondamentali per il futuro degli adolescenti. Eppure Giambattista Vico riuscì nel suo intento, non divenne un poco di buono, lo studio lo accompagnò durante tutta la sua complicata esistenza con l’aiuto, l’affetto e l’ammirazione dei genitori.
Perché nella Napoli del 1700 erano possibili tali accadimenti mentre oggi l’adolescenza è fortemente a rischio? Quali sono i riferimenti valoriali dei genitori oggi e cosa trasmettono ai propri figli?La violenza miete ogni giorno in Europa 40 giovani vittime (dati OMS). Sono 15mila in Europa i ragazzi morti (dati 2010) a causa di violenza. E’ questa la terza causa di morte in Europa per la fascia di persone compresa tra i 10 ed i 29 anni. Quattro omicidi su dieci sono commessi con un coltello o oggetto contundente e per ogni giovane che muore, altri 20 sono ricoverati in ospedale. I Paesi a medio e basso reddito sono quelli in cui vengono compiuti più omicidi (9 su 10)mentre all’interno dello stesso Paese sono le classi più povere a rappresentare il rischio di accoltellamento tra i giovani, anche se la violenza non ha ragione di esistere nei paesi dell’occidente. E’ scontato ravvisare la città partenopea in tale panorama come teatro di violenze, di adolescenti e giovani allo sbando, di genitori falliti, e infine di politiche pubbliche deboli? All’inizio del ‘900 il problema dell’infanzia e dei suoi bisogni furono riconosciuti e fu affermato che i diritti dei minori devono essere tutelati dai genitori e da tutta la società. Nel 1925 fu approvata a Ginevra la Dichiarazione dei diritti del fanciullo “i bambini devono essere curati, nutriti, protetti da ogni forma di sfruttamento”. Nel 1959 è stata proclamata dall’Assemblea dell’ONU la Carta dei Diritti del fanciullo, è stato ribadito il diritto alla nascita con cure adeguate e alla madre nel periodo pre e post natale. Il Parlamento Europeo nel 1986 ha riaffermato le precedenti raccomandazioni con particolare attenzione alle forme di abuso sull’infanzia e sulla necessità di protezione del minore. Nel 1990 il Consiglio d’Europa ha espresso la necessità di misure preventive a sostegno delle famiglie in difficoltà e di misure specifiche di informazione, e di individuazione delle violenze, di aiuto e terapia a tutta la famiglia e di coordinamento tra i vari servizi. Forse prima di arrivare a parlare degli adolescenti e del loro sviluppo bisognerebbe partire dalla qualità genitoriale, oggi pessima e profondamente fallita. A Napoli sono falliti i genitori, questi sfornano figli e li abbandonano allo stato brado metropolitano. Ma pretendono dagli altri gli interventi mentre loro si sentono liberati da ogni dovere, missione e responsabilità. Ma sono tutti cos’ì bulli, violenti, ignoranti, cafoni, certo che no! Ci sono adolescenti che hanno nei loro comportamenti regole, educazione generosità, pulizia, che vogliono bene a se stessi e agli altri, ma sono a rischio, contagio di questi bellicosi ragazzi figli di genitori falliti, che dominano scuole, locali, condomini, vicoli, strade. Giambattista Vico lo conoscono questi genitori? Certo che no! Questi conoscono ovviamente Maradona e le classifiche delle squadre di calcio, non che sia sbagliato conoscerle, il fatto è che conoscono solo questo.
Viaggio nel Corpo di Napoli
Giambattista Vico, una gloria napoletana
Di Franco D'Angelo – sabato 12 novembre 2011Postato in: Cultura
Franco D'Angelo
Giornale numero: 212 - Pagina: 42

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