Quattro giornate dedicate a esplorare, raccontare e conoscere le forme più espressive della cultura partenopea, dall’arte alla musica, dal cinema alla poesia. Con il titolo “Delirious Naples“ l’evento organizzato dalla Hofstra University con la New York University – che si conclude domani a nella metropoli americana – celebra le figure più rappresentative della città del sole, da Eduardo De Filippo a Roberto Murolo e Francesco Rosi
“Delirio e stravaganza, ma anche paradosso. E’ ciò che vorrei si cogliesse di Napoli e delle sue mille chiavi di lettura, intento principale di questa conferenza”. Cosi’ Pellegrino D’Acierno, professore di cultura, storia e letteratura italiana introduce “Delirius Naples”, la kermesse di quattro giorni alla Hofstra University e alla New York University iniziata mercoledi e in programma fino a domani, che vede storici, intellettuali, artisti e studenti discutere di Napoli a 360 gradi.
Un simposio voluto da Pellegrino D’Acierno e Stanislao Pugliese, entrambi professori alla Hofstra University per parlare, non solo in termini accademici, di ciò che ha fatto della città partenopea una gemma singolare nel panorama culturale italiano e mondiale. “Una città misteriosa e imprevedibile di cui è difficile parlare. Un enigma per gli stessi napoletani. Ed è proprio questa impenetrabilità che la rende delirante e attraente” dice Pugliese, che poi aggiunge: “Qualcuno conosce un’altra città dove poter assaggiare un “caffé sospeso? Misterioso vero?”
Per D’Acierno è stata Napoli a scegliere lui quale promotore di queste quattro giornate. “Perché Napoli è al centro di questa conferenza potrebbe spiegarlo Nietzsche o Goethe, oppure Pulcinella o ancora meglio Totò, oppure chiunque abbia in sé l’essenza delirante della città del sole – spiega uncle Pelle, come si fa chiamare il professor D’Acierno – e spero di riuscire a produrre un magnifico libro alla fine di questa esperienza delirante”, aggiunge.
L’inaugurazione di “Napoli delirante” ha enfatizzato il 41esimo parallelo, la traiettoria geografica che unisce Napoli a New York. Entrambe città piene di contraddizioni, di emigrazioni di massa, città sorelle che conoscono bene l’esaltazione e la fantasia.
I lavori si sono aperti con la musica e l’arte, l’estro più rappresentativo della cultura napoletana. Un omaggio al mandolino e alla chitarra attraverso la maestria di John Monteleone, liutaio di origini napoletane e di fama internazionale. John ha portato con sé mandolini e chitarrre di fattura eccezionale, alcuni esposti al Metropolitan Museum di New York. Con lui John La Barbera, compositore, direttore e appassionato di strumenti a corda che con la sua chitarra battente (primo esempio di chitarra con corde di metallo) ha riscaldato gli animi in sala.
Da Napoli a parlare della musica che ha unito la città partenopea a New York, Simona Frasca, storica della musica, critica e autrice di “Birds of Passage”. Frasca ricorda Alfredo Gibelli che, emigrato a New York agli inizi del Novecento, di professione suonava il mandolino, fu poi baritono alla Metropolitan Opera House e quindi produttore musicale, lo stesso di Enrico Caruso. “E’ stato un intermediario singolare, è servito a diffondere la cultura musicale partenopea a New York e quindi in tutto il mondo”, affermaFrasca.
La storia unica di “Core ‘ngrato”, la canzone di Salvatore Cardillo, viene raccontata da Joseph Sciorra, professore di studi italoamericani del John Calandra Institute, Cuny. “Core ‘ngrato” è stata la prima canzone italiana scritta e registrata negli Stati Uniti (1911) e successivamente arrivata in Italia.
A mettere infine in luce le tracce della musica partenopea contemporanea è Patrizia La Trecchia, studiosa e direttrice del Department of World Languages della University of South Florida. La musica napoletana nell’era della globalizzazione arriva attraverso nuovi interpreti, gli Almamegretta ad esempio, che con la loro musica sono rimasti legati alle radici ma si sono espressi in uno spazio senza i limiti dei confini,
Infine l’artista italoamericana B. Amore, la cui famiglia è originaria della provincia di Avellino, ha presentato la mostra realizzata per “Deliriuos Naples” . B. Amore esprime da sempre, attraverso la sua arte, il filo conduttore che unisce Napoli a New York. Le opere di ‘Naples-New York:An Installation”, mettono a fuoco la relazione culturale e storica delle due città combinando una varietà di materiali, oggetti di recupero, copie di documenti storici e vecchi spartiti musicali raccolti per le loro strade. E’ un’integrazione originale di ciò che appartiene alle due metropoli. Hanno contribuito alla presentazione l’amico Charles D’Elia, avvocato e chief executive officer della Enotria Translations e la maestra del “Coro delle Voci Bianche” del Teatro San Carlo di Napoli, Stefania Rinaldi che in occasione dell’evento dirigerà gli allievi della scuola di musica della Hofstra University e all’amica B. Amore ha regalato alcuni degli oggetti parte delle “tele”.
Il seminario è terminato con il concerto diretto da John La Barbera con la partecipazione del soprano Cristina Fontanelli e del cantante napoletano Giuseppe De Falco, ancora omaggi a Napoli

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