Si raccomandava giorni fa ai supporter britannici del Manchester di tenersi lontani dal quartiere Forcella, e più in generale dal Centro Storico, di non indossare i colori del Club fuori del San Paolo, specie sui mezzi pubblici.
Pare che poi tutto sia andato bene, prima, durante e dopo la partita. Ha vinto la squadra del Napoli contro il Manchester, 2 a 1, e i tifosi hanno salutato la vittoria nel classico modo, intasando le vie della città con caroselli di macchine e motorini, sventolando le bandiere della squadra del cuore.
Come ci hanno raccontato i giornali nei giorni precedenti la partita, le raccomandazioni ai tifosi inglesi, pubblicate sul sito ufficiale del Manchester City, hanno fatto infuriare gli abitanti di Forcella (Furcella in dialetto), quartiere a ridosso di via Duomo, conosciuto in tutto il mondo non per i suoi pregi ma per le sue irregolarità, per fatti di cronaca violenta, illegalità, azioni delinquenziali; tanti morti ammazzati, scontri a fuoco, il contrabbando gli scippi, persino una ragazzina assassinata e non quartiere famoso perché situato fra il magico Decumano detto Spaccanapoli, e il Corso Umberto I, vera e propria arteria della città, con ben due ospedali in quel punto, via Egiziaca a Forcella, l’Ascalesi e l’Annunziata, quello della “ruota”, quello che ha salvato migliaia di bambini da fame, povertà e stenti. E nemmeno famoso, il quartiere, per quel caratteristico bivio a forma di “Y”.
Camminare a Forcella è sempre un’impresa, tra mezzi a due e quattro ruote che schizzano da ogni parte; merci invadenti la strada quasi per metà, automobili parcheggiate scorrettamente, marciapiedi pure occupati da prodotti e bancarelle, banchetti con sigarette di contrabbando ecc. Resistono alcune mamme coraggiose, o incoscienti, che proseguono addirittura con carrozzini per fare la spesa.
Vincenzo Calenda di Taviani fu Ministro di Grazia e Giustizia e Culti nel Regno d’Italia, durante il terzo governo Crispi, in carica per 816 giorni: Senatore del Regno dal 7 giugno 1886 e Ministro dal 15 dicembre 1893 al marzo 1896; fu inoltre Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, e Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine della Corona d’Italia.
Pure “l’aiuola murata” che si presenta poco dopo la salita che s’impenna da Piazza Muraglia – un microscopico spazio verde – viene contestata: “Che ci fanno là quei due o tre alberi? Meglio abbatterli, e dare più spazio ad automezzi e mercanzie”, affermavano poche settimane fa numerose persone con cartelli esposti nei pressi della microscopica area.
Più avanti, dopo avere attraversato un pezzo di via Duomo, ci s’incammina lungo l’antica via di San Biagio dei Librai, piena di botteghe rinvigorite dall’esposizione natalizia: tra poco anche qui sarà impossibile districarsi. Chissà se la statua del dio Nilo sarà occupata da cartelli invitanti all’acquisto di prodotti esposti sul suo basamento, come accade ogni anno; chissà se il piccolo slargo e le cancellate della chiesetta di San Gennaro dell’Olmo saranno risparmiati.
Al centro di Piazza Calenda, ecco il Trianòn Viviani, dal 2006 è teatro pubblico di Regione e Provincia.
Il “Teatro del popolo”, il Trianon prende il nome del villaggio acquistato e poi distrutto da re Luigi XIV per annetterlo al parco di Versailles; in questo luogo lussureggiante, nel 1670, il re Sole incarica Louis Le Vau di costruire una “casa per farvi merenda”, dove fuggire con la famiglia, lontano dall’etichetta e dalle fatiche del potere. Nel 1687, lo stesso sovrano fa edificare il “piccolo palazzo di marmo e porfido con giardini deliziosi”, poi denominato il Grand Trianon; quasi un secolo dopo, dal 1763 al 1768, è la volta del Petit Trianon, voluto da Luigi XV su pressioni della sua favorita, Madame di Pompadour. Nel 1776, Maria Antonietta vi fa riprendere i lavori: giardino inglese, tempio dell’amore, teatro, villaggio pittoresco attorno a uno stagno, dove la sovrana gioca a fare la pastorella. Il duca di Croÿ sintetizza così: “Non hanno mai cambiato tanto forma, né costato tanto denaro due iugeri di terra”.
Arriviamo nel secolo scorso e l’8 novembre 1911 il teatro napoletano di piazza Calenda riprende in modo… teatrale un toponimo ancora emblema di delizie regali e lusso.
Ettore De Mura ne ricorda l’apertura nella sua “Enciclopedia della canzone napoletana”: «Fu la compagnia di Eduardo Scarpetta, di cui facevano parte il figlio Vincenzo, Bianchina De Crescenzo, Della Rossa e la Perrella a inaugurare il teatro”. Poco distante dal Trianon, prova a resistere il millenario “Cippo a Forcella”, fossato circondato da una ringhiera dentro il quale è possibile scorgere, tra i rifiuti che l’invadono, resti della porta muraria di Neapolis: da qui, sinonimo di vetustà, l’antico detto “’sta cosa s’arricorda ‘o cipp’a Furcella”.
Si presume che quanto si vede, emerso durante i lavori del Risanamento, abbia fatto parte delle Mura Greche, e che sia risalente al III secolo a.C.; la piazza nacque proprio per proteggere i resti preziosi da colate di cemento, e i costruttori furono obbligati dalla Soprintendenza a ridurre e arretrare l’ingombro di nascenti edifici.
E dire che Forcella, alle prime ore del giorno, certo proprio all’albeggiare, incanti colui che vi cammini a cuore aperto e sguardo intelligente. La luce che s’insinua nelle ombre dei vichi, sussurri, voci millenarie, soffi di Partenope, cani e gatti in cerca di cibo, musiche canzoni, uno zingaro anziano in cerca di una sigaretta. E profumo di caffè, di bucato fresco, di bassi vasci tirati a lucido, che vedono sempre più la presenza di immigrati al posto di quella autoctona che in buona parte ha abbandonato quelle abitazioni per altre migliori. E sogni dei bambini appesi ai fili delle lenzuola stese in cerca di sole, e sogni delle madri per i bambini: un poco di verde in più, la scuola, una lucina in più per Natale, quella preghiera sommessa per San Gennaro, un lavoro onesto per il padre, l’abito da sposa per una figlia, magari uno di quelli preziosi delle sartorie di Via Duomo. E un muretto alzato nella notte come si può alzare un velo di pudore anche per il vascio, esposto ad ogni sorta d’ invasione.
Quartiere famoso, Forcella, non perché scenario del primo episodio di “Ieri, oggi e domani” di Vittorio de Sica, ispirato da un fatto di cronaca oggetto d’interrogazione parlamentare, in cui Adelina-Sophia Loren, per evitare la prigione per spaccio di sigarette di contrabbando continua a farsi mettere incinta dal marito (Marcello Mastroianni).
E nemmeno famoso perché scelto ai tempi nostri addirittura dalla superstar Julia Roberts che, sia pure protetta da un esercito di gorilla, è andata a gustare gioiosamente una pizza.
[viaggio nel Corpo di Napoli]
Passeggiando per le strade di Forcella
Di Franco D'Angelo – lunedì 28 novembre 2011Postato in: Cultura
Franco D'Angelo
Giornale numero: 222 - Pagina: 64

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