Cause di lavoro e contributo unificato, le soluzioni

A seguito della entrata in vigore del D.L.98/11 e successiva conversione nella Legge 111/11, numerosi sono stati i dubbi interpretativi per gli uffici giudiziari, in particolare per quanto concerne l’art. 37 del citato D.L. con conseguenti difficoltà applicative per gli uffici. Con la presente nota, dunque, si intendono prospettare e riepilogare alcune soluzioni interpretative ed applicative derivanti da una più attenta riflessione sulla norma in oggetto, salvo diverse determinazioni da parte del Ministero della Giustizia. Ma procediamo per punti:
1) Soggetti obbligati
In primo luogo la norma ha aggiunto all’art. 9 del T.U. in materia di Spese di Giustizia (D.P:R. 115/2002) il co. 1 bis il quale ha previsto il pagamento del contributo unificato per le controversie di previdenza ed assistenza obbligatoria nonché per quelle individuali di lavoro o concernenti rapporti di pubblico impiego per le parti “titolari di un reddito imponibile ai fini dell’imposta personale sul reddito, risultante dall’ultima dichiarazione, superiore a tre volte l’importo previsto dall’art. 76”, stessa legge.
La prima domanda da porsi è quella relativa alla esatta individuazione dei soggetti obbligati al versamento del contributo unificato: ovvero di coloro i quali siano “titolari di un reddito imponibile ai fini dell’imposta personale sul reddito”. A tal fine, non essendo stato fatto espresso riferimento all’IRPEF, dovremmo presumere che il legislatore abbia voluto riferirsi anche all’imposta sul reddito delle persone giuridiche, oggi denominata Ires. Diversamente la norma sarebbe palesemente incostituzionale perché assoggetterebbe al pagamento del C.U. solo i soggetti privati, in particolare lavoratori, escludendo le società, enti etc. La interpretazione proposta invece escluderebbe solo quei soggetti che non siano titolari di alcun reddito imponibile, siano essi privati, enti, associazioni etc.
Non potendo però gli uffici valutare l’effettiva condizione reddituale del soggetto obbligato si è ritenuto di onerare il soggetto stesso, ovvero la parte che introduce il giudizio, a certificare la condizione che giustifica il diritto all’esenzione dal versamento del contributo di iscrizione a ruolo della causa di Lavoro o di Previdenza.
Si ritiene altresì che, laddove ricorrano le condizioni che giustificano il diritto all’esenzione, non ricorra neppure l’ipotesi di una eventuale prenotazione a debito dell’imposta perché non dovuta ex lege, permanendo la disciplina generale dell’esenzione prevista dalla Legge 2 aprile 1958 n. 319 per tutti i giudizi di lavoro, previdenza ed assistenza obbligatorie, dal momento che la stessa non è stata esplicitamente abrogata, ma è stato previsto solo l’obbligo di pagamento del contributo per quei soggetti che si trovino nelle condizioni di cui all’art. 9 co. 1 bis T.U. 115/02. Per tale motivo gli stessi procedimenti continuano ad essere esenti da ogni altro tipo di spesa di natura tributaria (es imposta di bollo, di registro, diritti di copia, di notifica etc).
2) Ammontare del reddito
Il riferimento è quello relativo al reddito relativo all’ultima dichiarazione dei redditi determinato nel quantum con riferimento all’importo, triplicato, previsto dall’art. 76 TU 115/2002. Anche se l’articolo 76 fa riferimento al reddito familiare, l’interpretazione letterale della norma condurrebbe a pensare che il riferimento all’art. 76 sia solo indicativo del parametro di valore (aggiornabile con i criteri ivi previsti) e che quindi non concorrono a determinare il tetto del reddito i redditi prodotti dagli altri familiari (come invece accade in materia di gratuito patrocinio). Tesi interpretativa questa privilegiata e già applicata negli uffici, anche se qualche dubbio interpretativo permane laddove si voglia ricorrere ad una interpretazione sistematica della norma stessa favorevole all’applicazione dello stesso criterio ispiratore dell’art. 76, ovvero il reddito familiare. Tuttavia il richiamo all’art. 76 senza riferimento ai co da 1 a 3 (come invece è previsto per determinare l’ammontare del reddito per il beneficio di cui all’art. 152 disp. Att. c.p.c.) ci fa concludere per l’ipotesi interpretativa relativa al reddito personale.
3) Modalità di dichiarazione di esenzione
Ai sensi dell’art. 10, co 6 TU 115/02 “la ragione dell’esenzione per materia deve risultare da apposita dichiarazione resa dalla parte nelle conclusioni dell’atto introduttivo”.
Tale norma, previgente rispetto al testo di cui all’art. 9 co 1 bis, era prevista in relazione alle ipotesi di cui ai commi 1 e 2 dello stesso art. 10, analogamente a quanto già stabilito (con riferimento alla esigenza di determinare lo scaglione di contributo da versare) a proposito della dichiarazione di valore della controversia da rendersi a cura della parte che per prima si coistituisce in giudizio o che modifica la domanda (art. 14, co 1 e 2 TU 115/02). Si ritiene che mentre la dichiarazione di valore o di esenzione possa essere sottoscritta dall’Avvocato, rientrando la suddetta attività nei poteri delagati dalla “parte”, attraverso il mandato, al difensore, la dichiarazione relativa al diritto all’esenzione per motivi di redditto debba essere resa dalla parte personalmente e dunque dalla stessa certificata. Ora, se è vero che la dichiarazione di valore può anche essere resa successivamente all’atto introduttivo del giudizio, secondo quanto disposto con circolare ministeriale del 29/9/2003 “in considerazione del fatto che (e con ciò si cita testualmente la interpretazione data dal ministero in risposta ad uno specifico quesito), come si evince dalla relazione all’art. 13 T.U. – che determina gli importi del contributo unificato – la ratio della norma è quella di determinare la misura del contributo unificato in relazione al valore dei processi,( la precisazione sul valore della causa formulata successivamente all’atto introduttivo, purchè sottoscritta dal difensore e presentata al momento dell’iscrizione a ruolo, deve considerarsi come una formale integrazione dell’atto introduttivo del giudizio e, come tale, validamente preordinata ad individuare lo scaglione di valore del processo al fine di determinare l’importo del contributo unificato da versare) allo stesso modo si ritiene che tale dichiarazione, resa ai fini dell’esenzione dal versamento del C.U. (e non ad altri fini) che deve essere sottoscritta dalla parte personalmente, possa essere resa dalla parte anche con atto separato rispetto al ricorso introduttivo ed anzi vada resa nelle forme e nei modi di cui all’art. 46 D.P.R. 445/2000 ed inserita nel fascicolo di ufficio. La suddetta tesi interpretativa è stata di recente sostenuta anche dal Segretariato generale della Giustizia amministrativa con Circolare 18 ottobre 2011, avente ad oggetto:Istruzioni sull’applicazione della disciplina in materia di contributo unificato nel processo amministrativo “Dimostrazione del requisito reddituale e controllo da parte della segreteria dell’organo giudiziario”: Nell’art. 37 del D.L. n. 98 del 2011 si fa espresso riferimento, quanto alla dimostrazione del possesso di un reddito inferiore a quello minimo previsto, all’“ultima dichiarazione” dei redditi.
Ciò significa che, analogamente a quanto previsto dal medesimo T.U. n. 115 del 2002 per la dimostrazione del livello reddituale richiesto per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato (art. 79), la parte può produrre, a mezzo del suo difensore, una dichiarazione sostitutiva di certificazione ai sensi dell’art. 46 comma 1 lett. o) del d.P.R. 28 dicembre 2000 n. 445, attestante la sussistenza delle condizioni di reddito previste per beneficiare dell’esenzione.
Analogamente la giurisprudenza (Cass. Civ. Sez Lav 12/5/2009 n. 10875), con riferimento a quanto previsto dall’art. 152 disp. Att. c.p.c. e per le finalità di cui alla stessa norma, ovvero affinchè la parte ricorrente nei giudizi per prestazioni previdenziali o assistenziali sia esonerata dal pagamento delle spese, competenze ed onorari in caso di soccombenza, ha ritenuto che per godere del suddetto beneficio la dichiarazione sulle condizioni reddituali da rendersi mediante dichiarazione sostitutiva di certificazione nelle conclusioni dell’atto introduttivo, vada interpretata nel senso che “deve ritenersi l’efficacia della dichiarazione sostitutiva che, ancorchè materialmente redatta su foglio separato, sia espressamente richiamata nel ricorso introduttivo del giudizio di primo grado e ritualmente prodotta con il medesimo.”
4) Quantificazione dell’ammontare dovuto
Mentre per i ricorsi in materia di Previdenza ed assistenza il contributo è fisso, per le cause di Lavoro il contributo dovuto è quello già previsto per le cause civili di cui all’art. 13, 1° comma, ridotto alla metà.
E’ stato sollevato il dubbio in relazione all’importo da corrispondere nei giudizi di cui al libro IV , titolo I c.p.c., compresi i giudizi di opposizione a decreto ingiuntivo i quali già in materia civile godono del beneficio della riduzione alla metà del contributo dovuto; pertanto taluni ritengono che per tali procedimenti il C.U. dovuto sia, in materia di lavoro, la metà della metà dello scaglione previsto dall’art. 13, 1° co. Al contrario, la interpretazione letterale della norma, ovvero del 3° co dell’art. 13 coordinato con il nuovo testo, recita “ il contributo è ridotto alla metà per i processi speciali… e per le controversie individuali di lavoro e concernenti rapporti di pubblico impiego” prevedendo la riduzione con una ipotesi congiuntiva e senza ridurre i procedimenti con il contributo fisso come quelli in materia di previdenza. Si ritiene pertanto che per i giudizi di cui al libro IV , titolo I c.p.c., compresi i giudizi di opposizione a decreto ingiuntivo il contributo sia lo stesso in materia civile e in materia di lavoro.
5) Domanda riconvenzionale
Ai sensi dell’art. 14 co 3 del T.U. 115/02, modificato dall’art. 28 Legge 12 novembre 2011 n. 183 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato, Legge di stabilità 2012). pubblicata sulla Gazzatta Ufficiale n. 265 del 14 novembre 2011, la parte che modifica la domanda o propone domanda riconvenzionale o formula chiamata o svolge intervento autonomo, cui consegue l’aumento di valore della causa, è tenuta a farne espressa dichiarazione e a procedere al contestuale pagamento, integrativo, se trattasi di parte che ha iscritto a ruolo la causa, o autonomo,(determinato in base al valore della domanda proposta) se trattasi di altra parte.
Alla luce del nuovo testo della norma anche in questa seconda ipotesi si dovrà eventualmente documentare il diritto all’esenzione per le cause di lavoro e previdenza.

coordinamento scientifico a cura di:
Roberto Dante Cogliandro (notaio)
Sergio Carlino
e Mario de Bellis (avvocati)

*direttore amministrativo
coordinatore delle sezioni Lavoro del Tribunale di Napoli

Patrizia Trapanese


Giornale numero: 224 - Pagina: 21