Who feeds the artist? In Italia, dopo l’approvazione della bozza di provvedimento, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni continua il confronto con gli operatori del settore sulle reti di comunicazione elettronica
Nel dibattito italiano ed europeo sulle politiche pubbliche per le comunicazioni, insieme a neutralità della rete, servizio universale e uso delle frequenze, si fanno sempre più insistenti i riferimenti al diritto di autore ed alla lotta contro la pirateria audiovisiva online.
In Italia, dopo il picco di attenzione estivo, in occasione dell’approvazione della bozza di provvedimento, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni sta continuando il confronto con gli operatori del settore sul tema del diritto di autore sulle reti di comunicazione elettronica.
In Francia, il Presidente Sarkozy, da sempre molto attento al mondo digitale, ha recentemente dichiarato di voler rafforzare la ferrea legge anti-pirateria, la cosiddetta Hadopi, per combattere, dopo le reti peer-to-peer, i siti di streaming illegale di contenuti audiovisivi.
In tutta Europa, invece, l’attenzione di operatori, esperti ed addetti al settore è stata calamitata da due recenti sentenze della Corte di Giustizia Europea in tema di diritti audiovisivi sportivi e pirateria.
Nel primo caso, la sentenza Murphy (dal nome della proprietaria di un pub inglese in cui venivano proiettati gli incontri della Premier League utilizzando una scheda greca) ha radicalmente rivoluzionato il sistema dei diritti calcistici, stabilendo innanzitutto che una partita di calcio non può essere considerata un’opera protetta dal diritto di autore, e che pertanto i limiti territoriali per la ritrasmissione degli incontri di calcio sono contrari alle norme UE: secondo la Corte, il sistema, che vieta ai telespettatori di seguire le partite utilizzando una scheda per decoder di altri Stati membri, non può essere giustificato con riguardo all’obiettivo della tutela dei diritti di proprietà intellettuale, ed è pertanto contrario al diritto dell’Unione Europea.
Nel secondo caso, la Corte di Lussemburgo ha decretato – partendo da una controversia che contrapponeva il provider belga Scarlet Extended, i cui utenti scaricavano illegalmente dal web opere contenute nel suo catalogo sulle reti P2p, e la Sabam, una società di gestione dei diritti di proprietà intellettuale – che un giudice nazionale non può ingiungere ad un Isp di predisporre un sistema di filtraggio per prevenire gli scaricamenti illegali di musica o film.
Siffatto provvedimento sarebbe infatti contrario al diritto UE (in particolare alla direttiva sul commercio elettronico) che vieta di imporre a un internet service provider un obbligo di sorveglianza e non garantisce un giusto equilibrio tra il diritto di proprietà intellettuale, da un lato, e la libertà d’impresa, il diritto alla tutela dei dati personali e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni, dall’altro.
Nel mezzo di queste sentenze, dichiarazioni e consultazioni pubbliche, il Commissario dell’UE all’Agenda Digitale Neelie Kroes ha lanciato, in occasione del Forum di Avignone dello scorso mese, degli interessanti spunti di riflessione su queste tematiche, che ribaltano la prospettiva tradizionale di inquadramento del tema.
Partendo dalla considerazione “art feeds the soul, but who feeds artist?” (l’arte nutre l’anima, ma chi nutre l’artista?), la Kroes ha puntato tutto il suo intervento sulla necessità di dare dignità al lavoro di artisti e autori. Secondo il commissario olandese, il copyright è certamente importante, ma non può essere un ossessione, perché anche la vita dei creatori di contenuti, la cui maggioranza vive con meno di mille euro al mese, è fondamentale.
Il copyright infatti è il punto di incontro tra gli interessi degli editori e quelli degli autori. Ma mentre per gli editori è fondamentale, per gli artisti è solo uno dei modelli di business possibili.
Se gli autori devono essere considerati i grandi generatori di senso e creatori di cultura, e il pubblico della produzione culturale non può essere più considerato come un insieme di consumatori, ma come parte integrante della produzione culturale, ciò vuol dire che è necessario ripensare modelli di business editoriale che consentano anche una moltiplicazione dei sistemi di generazione di reddito per artisti e autori.
Per questo, gli interventi pubblici in materia dovrebbero non tanto reprimere le forme di pirateria e consumo illegale, ma soprattutto incentivare nuove modalità di offerta dei contenuti online, da un lato sensibilizzando gli utenti ad acquisti legali, dall’altro incoraggiando e guidando gli editori nell’affrontare la nuova sfida portata loro dai media (e dai consumatori) digitali.

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