Quale credito e quale finanza per quale impresa al Sud

Mezzogiorno: cercasi strategia di rilancio

Come promuovere sviluppo nel fragile tessuto produttivo ed economico meridionale: è il tema al centro della quinta sessione della rassegna


Quale credito e quale finanza per quale impresa al Sud: se ne discute nella quinta sessione di dibattiti di“Napoli 2020“, la prima rassegna sulla Campania e l’economia del Mediterraneo realizzata dalla Camera di commercio e dal Denaro. Il confronto, venerdì 9 dicembre, al Teatro Mediterraneo della Mostra d’Oltremare, vede la partecipazione Emilio Alfano, presidente di Confapi Campania; Nino Attanasio, presidente di Hat Holding: Piero Gaeta, socio fondatore dello studio AvvocatoGaeta; Adriano Giannola, presidente della Svimez e docente di Economia bancaria all’Università Federico II di Napoli; Giancarlo Lanna, presidente della Simest e Massimo Lo Cicero, docente di Economia della comunicazione all’università Tor Vergata di Roma e di Economia aziendale alla Sapienza.
Che cosa bisogna fare, dunque, per rilanciare il fragile tessuto produttivo ed economico di Napoli e del Mezzogiorno? L’interrogativo è atavico, è nato insieme alla questione meridionale. Una lunga serie di occasioni perdute, una ingente quantità di risorse gettate al vento, specialmente nell’ultimo decennio. Sono state sprecate tante opportunità e tante risorse affidandole quasi esclusivamente ad un modello di gestione territoriale che col tempo ha dimostrato l’incapacità di affrontare e risolvere problemi strutturali. Colpevoli ritardi che nel tempo hanno portato il Sud a staccarsi sempre di più dal resto del Paese. Ed ecco, allora, che ci ritroviamo con un Mezzogiorno in grave ritardo e senza un tessuto produttivo consistente, mancano quasi del tutto le aziende di grandi dimensioni. “Uno studio di Mediobanca – rileva Massimo Lo Cicero, docente di Economia della comunicazione all’università Tor Vergata di Roma e di Economia aziendale alla Sapienza – evidenzia che su 4 mila imprese definite multinazionali tascabili solo 350, l’8 per cento del totale, sono nel Mezzogiorno. Se poi guardiamo alle grandi industrie su 2 mila ne troviamo un centinaio, e peraltro solo con propaggini e non con centri di potere, da Roma in giù”.
Ma c’è dell’altro. Sentite Nino Attanasio, presidente di Hat Holding. “Ci sono circa 8 miliardi di euro per le piccole e medie imprese. Dove vanno a finire questi soldi? Principalmente nelle aziende a forte connotazione innovativa e poi, purtroppo ma è così, in misura maggiore alle imprese del Centro Nord”.
Un quadro fosco, fotografato in modo inequivocabile dai dati. “Il Pil del Mezzogiorno – sottolinea Adriano Giannola presidente dello Svimez e docente di Economia bancaria, all’Università Federico II di Napoli – è in caduta libera così come, ovviamente, lo è quello della Campania. Siamo a livello di crescita dello 0,5 per cento nel 2011 e zero per cento in previsione per il prossimo anno. Andando avanti così, l’economia meridionale avrà bisogno di almeno 30 anni per ripartire”.
Fa impressione pensare che dovremo arrivare nei pressi del 2050 per poter tirare un sospiro di sollievo. Così come fa impressione constatare che sempre di più la debolezza del sistema imprenditoriale meridionale (oltre a tante cause strutturali) veda nell’accessibilità al credito uno degli handicap più significativi. Una differenza in termini di rapporto raccolta-impieghi e di costo del denaro che fa la differenza fra Nord e Sud. Secondo una indagine di Unioncamere, infatti, più del 60 per cento delle piccole e medie imprese di Campania, Puglia, Calabria e Sicilia non riesce ad avere accesso al credito. Un muro. “Le banche devono patrimonializzarsi – spiega il numero uno di Svimez – e ammortizzare così le perdite dei loro portafogli di titoli. Ed a pagare il prezzo più salato sono soprattutto le imprese del Sud: la rigidità delle banche nell’assistenza alle imprese è assimilabile ai tagli lineari operati dalle istituzioni, colpisce indistintamente tanto i forti quanto quelli che invece hanno bisogno di assistenza”.
E in tempi di globalizzazione come possono fare, allora, le aziende campane e meridionali per riuscire a vincere la sfida del mercato?
“Oggi il sistema economico meridionale – dice Giancarlo Lanna, presidente di Simest – paga la mancanza di una strategia di sviluppo. Manca del tutto un percorso di aggregazione tra piccole e media imprese, ed è assente una spinta verso soluzioni di internazionalizzazione. Competere sui mercati di altri Paesi è una necessità alla quale non possiamo sottrarci e per fortuna abbiamo a disposizione degli asset che ci permettono di essere protagonisti in molti contesti”.
“Soltanto internazionalizzando le nostre attività possiamo uscire dallo stato di difficoltà attuale”. Anche Emilio Alfano, presidente di Confapi Campania non vede altro futuro per l’economia campana. “La globalizzazione del mercato offre opportunità enormi alle imprese ma bisogna saperle sfruttare e non vedo in questo senso grande assistenza da parte delle nostre amministrazioni”. E torna alla ribalta il difficile, se non impossibile, accesso al credito ed il ruolo della banche che operano in Campania. “Il problema della liquidità per le imprese si può risolvere solo modificando il meccanismo di valutazione delle richieste di prestito. Le banche non riescono, in molti casi hanno le mani legate, a fare nulla. Bisognerebbe poi – spiega Alfano – tenere conto in modo più ampio del ruolo che sul territorio svolge l’azienda che non solo offre lavoro ma assume anche una valenza sociale”.
Ad un rapporto tra impresa e società ispirato a princìpi di correttezza ed equità, un’impresa cioè che non nega, ovviamente, l’importanza dei profitti ma che, nello stesso tempo, si pone degli obblighi civili, sociali e morali nei confronti della comunità di cui è parte, ad un valore, insomma, etico dell’impresa guarda Piero Gaeta, avvocato e socio fondatore dell’omonimo studio professionale.
“Una base per crescere è costituita anche dall’approccio etico all’impresa. E, purtroppo, qui in Campania, come più generalmente al Sud, manca proprio l’etica: spesso si fa impresa per avere soldi dalla banca da spendere in progetti approssimativi che hanno come unico scopo il sostentamento personale. Comunque, nonostante tutto io sono fiducioso per il futuro. Vedo grande voglia di emergere da parte dei giovani e questo aspetto, nonostante tutto, mi fa ben sperare”. A credere in un futuro in mano ai giovani è anche Nino Attanasio presidente di Hat Holding. “La crisi può essere un bene per favorire nelle aziende italiane un necessario ricambio generazionale. Il mercato delle imprese è potenzialmente molto promettente per i giovani manager. C’è poi anche un altro aspetto: quando prestiamo soldi vogliamo sapere da chi sono gestiti e se si tratta di giovani per noi è meglio. L’aspetto relativo alle risorse umane è molto rilevante…”.

Memorandum per il Governo: domani l’approfondimento
Il Denaro pubblica i resoconti dei dibattiti svoltisi venerdì 9 e sabato 10 dicembre al Teatro Mediterraneo della Mostra d’Oltremare nel corso di “Napoli 2020“, la prima rassegna sulla Campania e l’economia del Mediterraneo realizzata dalla Camera di commercio e dal Denaro. Qui sotto l’elenco dei temi affontati nel corso dei dibattiti svoltisi nelle otto sessioni della rassegna e la data di pubblicazione sul Denaro dei relativi approfondimenti

LE OTTO SESSIONI

Mercoledì 14
Dal Giubileo al Forum:
culture in movimento

Giovedì 15
Il contratto Campania
Un laboratorio per il Paese

Venerdì 16
Il Foresight Tecnologico:
uno strumento a supporto
delle scelte strategiche
di ricerca e innovazione
Sabato 17
Mediterraneo
e nuovi scenari
Come favorire gli scambi

Martedì 20
Quale credito
e quale finanza
per quale impresa al Sud

Mercoledì 21
Rigore e crescita:
Memorandum
del Mezzogiorno
per il Governo

Giovedì 22
Sanità in salute
come curare
il grande malato
e liberare risorse

Venerdì 23
Alla conquista dei mercati:
le condizioni per farcela

5 – continua

Edoardo Palumbo


Giornale numero: 238 - Pagina: 5