Santi Cosma e Damiano e San Giovanni Maggiore: edifici sacri restituiti al culto e alla collettività cittadina
Chiesa e ingegneri: intesa vincente per il riscatto di Napoli, nel rinnovato clima di impegno etico e sociale che caratterizza il Giubileo per la città. Entra infatti in fase operativa il proetto di recupero urbanistico e sociale del centro antico di Napoli, basato sulla riapertura dei luoghi di culto e presentato dagli ingegneri napoletani nel corso del Giubileo di categoria celebrato nei giorni scorsi al Politecnico Federiciano con il Cardinale arcivescovo Crescenzio Sepe (vedere altri servizi nella pagina 20 – Ndr).
Si parte con la consegna, da parte del presule, delle chiavi della chiesa dei Santi Cosma e Damiano a Luigi Vinci (presidente dell’Ordine degli ingegneri di Napoli) e della chiesa di San Giovanni Maggiore a Giorgio Poulet (tesoriere dell’Associazione partenopea degli ingegneri). La concretezza dei tecnici si abbina allo slancio per il riscatto materiale e spirituale della città: due delle cinque chiese riaperte alla città per voltontà dell’arcivescovo sono ora affidate agli ingegneri.
“Si tratta un un passo importante – commenta Luigi Vinci – di una strategia complessiva con la quale vogliamo offrire le nostre competenze al futuro e alla crescita della città e cerchiamo di aggregare le altre energie che Napoli sa esprimere”.
L’IDEA
L’idea-progetto – battezzata “La Porta della città ducale per la città antica” – è centrata sulla chiesa dei Santi Cosma e Damiano e sul suo ambito territoriale costituito dall’area che, a partire da largo Banchi Nuovi, si dirama nel centro antico della città. E’ un esempio pilota di intervento per il miglioramento socio-economico di quest’area della città in grado di attrarre l’interesse di soggetti motivati ad effettuare investimenti socio-sostenibili in settori come i servizi, l’artigianato, il turismo culturale e d’arte.
Il tutto anche con il ricorso alle tecnologie Ict finalizzate alla sicurezza e ai servizi informativi per i visitatori. Un’occasione, insomma, anche per creare occupazione qualificata per i giovani.
PRIME ATTIVITA’
“E subito dopo la consegna delle chiavi abbiamo efffettuato – spiega Vinci – un sopralluogo nella chiesa di San Giovanni Maggiore, un gioiello sconosciuto alla gran parte dei napoletani di oggi e che presto verrà restituito alla città e al culto”.
Il Cardinale Sepe, infatti, inaugurerà la chiesa all’inzio del prossimo anno. “Proprio da questo luogo di culto – spiega Vinci – entrerà in fase operativa il nostro impegno per la città”. La chiesa già restaurata, infatti, sarà teatro di iniziative culturali, di concerti, di rassegne artistiche, che ne faranno un polo di aggregazione in un’area fortemente degradata.
“La riapertura della chiesa di San Giovanni Maggiore – aggiunge il presidente degli ingegneri napoletani – rappresenta, insomma, la prima tappa di un percorso che, con il restauro della chiesa dei Santi Cosma e Damiano, ancora da intraprendere, potrà davvero trasformarsi in opportunità di crescita sostenibile e di riscatto sociale per la città”.
LE RISORSE
In questa operazione gli ingegneri spendono le proprie competenze, ma anche risorse finanziarie: attraverso la Fondazione dell’Ordine, infatti, i professionisti mettono nel piatto 25 mila euro, somma che si aggiunge ai 12.500 euro per una borsa di studio, erogati dall’Ordine in occasione dell’evento giubilare.
L’obiettivo è coinvolgere altre realtà della società civile che possano fornire anch’esse competenze e risorse economiche, “a partire dai vari soggetti – sottolinea il presidente Vinci – che sono stati protagonisti dei vari eventi che si sono succeduti in questi mesi nell’ambito del Giubileo per Napoli”.
Ma come si articola concretamente il progetto e chi ne curerà la realizzazione?
BRACCIO OPERATIVO
Il braccio operativo è duplice: si mobilitano ingatti la Fondazione ingegneri dell’Ordine e l’Associazione di categoria.
I due organismi si propongono di costituire una struttura (che potrà essere una fondazione o un consorzio) di enti, organizzazioni e persone fisiche, che finanzi la realizzazione degli interventi strutturali e infrastrutturali del progetto, ne curi l’avvio e governi nel tempo il suo corretto sviluppo.
“Alcuni di questi soggetti – si legge nella relazione tecnica – possono essere interessati ai benefici indiretti della gestione dei servizi che saranno realizzati. Altri soggetti potrebbero fornire un sostegno etico-economico che duri nel tempo: sviluppare azioni di formazione, realizzare eventi culturali, promuovere opere di utilità sociale” e così via.
LA COOPERATIVA
Il progetto prevede anche la nascita di una cooperativa, formata prevalentemente da giovani del luogo, che potrebbe gestire i servizi operando come un normale soggetto imprenditoriale. I giovani della cooperativa, con l’aiuto dei promotori e degli altri soggetti coinvolti, potranno essere formati all’uso delle tecnologie necessarie. Successivamente “potranno diventare essi stessi – come si legge nella relazione – agenti di alfabetizzazione informatica per le persone anziane, promotori di sperimentazioni di nuovi prodotti per la comunicazione”. La cooperativa potrà quindi essere anche protagonista della crescita etica e civile della zona, ponendosi come un presidio di legalità.

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