Ai minimi storici la fiducia nei confronti di Comuni, Province, sindacati e banche. Le aziende si aggrappano alle associazioni di categoria e alle Camere di Commercio in cerca di strumenti di sostegno
Anche per quanto concerne l’ambiente istituzionale, con due eccezioni tradizionali, si registra un calo della fiducia nei confronti dei principali stakeholders. La crisi della politica, alcune riforme promesse e mai realizzate portano a valutazioni non proprio lusinghiere ed i soggetti che pagano maggiormente dazio nel giudizio degli imprenditori sono gli enti locali.
Per la prima volta da quando è iniziata la ricerca condotta dal Denaro e dall’Istituto IRCSIA, si è inserito fra gli attori istituzionali da valutare, anche il governo centrale. Ed anche per il governo le valutazioni non sono state entusiastiche forse anche in virtù dell’attuale crisi i cui antefatti risalgono alla rottura interna alla maggioranza con la componente di Futuro e Libertà. L’eccezione ai giudizi meno lusinghieri riguarda, come spesso è avvenuto in questi anni, le Camere di Commercio e le Associazioni di Categoria. Ma entriamo in un maggior dettaglio.
I segno meno più rilevanti li fanno registrare le valutazioni delle imprese nei confronti dei Comuni (-20) con il risultato peggiore degli ultimi 3 anni e prossimo a quello del 2009 in cui i Comuni avevano raggiunto la valutazione più bassa. Le Province (-22) pagano anche la loro presenza nel dibattito sui costi della politica e sono considerate fra gli enti locali meno utili e quindi da tagliare e così la valutazione degli imprenditori scende ai livelli più bassi degli ultimi anni.
Calano decisamente anche i Sindacati (-16,8) e le Banche (-16,7) e per entrambi questi stakeholder siamo ai risultati minimi degli ultimi 5 anni pagando rispettivamente le contrapposizioni sul fronte del lavoro e le difficoltà di accesso al credito per le imprese.
La Scuola e l’Università da un lato e la Regione dall’altro perdono anch’esse quota nei giudizi degli imprenditori (-15 punti circa). Per quanto concerne la Regione il calo rispetto al primo anno del governo Caldoro sconta una certa delusione delle aspettative anche se, nonostante il peggioramento nei giudizi, la valutazione si mantiene ancora al di sopra dell’ultimo biennio bassoliniano.
E’ di poco inferiore ai 3 punti il calo del giudizio sulle Associazioni di Categoria ma queste ultime insieme alle Camere di Commercio (che guadagnano un punticino) rimangono i migliori alleati delle imprese e i due soggetti in grado di incidere sull’ambiente istituzionale e sulla qualità della vita delle imprese.
Nella graduatoria fra gli stakeholders i primi quattro sono rappresentati dalle Camere di Commercio, dalle Associazioni di Categoria e, ad una certa distanza, Scuola ed Università e la Regione.
Misurando solo la categoria dei molto soddisfatti Comune, Provincia, Regione, Sindacati, Banche e Governo nazionale non incontrano un solo imprenditore che esprima giudizi entusiastici e sono tutti in calo nelle valutazioni degli imprenditori campani. Le Camere di Commercio vedono diminuire i molto soddisfatti dal 21 al 15 per cento ma diminuiscono anche gli insoddisfatti (dal 17 al 9 per cento) con una maggior concentrazione su un livello di soddisfazione intermedio.
Anche le Associazioni di Categoria vedono in calo i molto soddisfatti (dal 22 per cento al 3 per cento) ma diminuiscono della metà gli insoddisfatti (dal 20 all’11 per cento) con un incremento anche in questo caso di un livello di soddisfazione intermedio.
In sintesi, la fiducia negli enti locali si mantiene decisamente negativa verso province e comuni, e sconta un calo verso la Regione. Il Governo Nazionale ha un gradimento lievemente al di sotto della Regione (ma migliore rispetto a comuni e province). Per quanto riguarda il Comune di Napoli il giudizio è ancora legato alla vecchia giunta in quanto la nuova Amministrazione è ancora all’inizio del suo percorso (e lo stesso discorso vale per tutte le amministrazioni rinnovate recentemente).
Resta confermato uno scetticismo generale nei confronti degli stakeholders a cui continuano a far eccezione le sole Camere di Commercio e le Associazioni di Categoria.
Le soluzioni per migliorare la qualità della vita delle imprese
Lo smottamento dei consensi nei confronti dei diversi stakeholders da parte degli imprenditori, piuttosto costante negli ultimi anni, ha generato l’esigenza di andare oltre le valutazioni delle capacità di risposta agli scenari per poter invece approfondire le soluzioni. Le imprese, gli imprenditori nel loro quotidiano confronto con la realtà operativa per rafforzare la competitività della propria azienda, hanno una visione concreta delle necessità e delle soluzioni in grado di far fare un salto di qualità al nostro territorio. Pertanto si è individuata una lista di soluzioni/servizi per ciascuno stakeholder utili a garantire un innalzamento della qualità della vita delle imprese.
Richieste al governo
Per quanto concerne il governo centrale si sono immaginate sei soluzioni che possano avere una ricaduta anche a livello locale:
• Riduzione generalizzata della pressione fiscale
• Semplificazione legislativa
• Maggior ricorso alle liberalizzazioni
• Creazione di una Banca del Sud
• Utilizzo di capitali privati nella realizzazione di infrastrutture
• Minori tagli agli enti locali
Le soluzioni più importanti per quanto concerne il Governo nazionale sono la riduzione generalizzata della pressione fiscale e la semplificazione legislativa. Su una scala da 0 a 100 la riduzione della pressione fiscale è considerata molto efficace (score 92) e non si discosta di molto la valutazione per la semplificazione legislativa (score 88). Per contro i minori tagli agli enti locali non sembrano interessare particolarmente (punteggio di 32). Si collocano ad un livello intermedio altre soluzioni fra cui la Banca del Sud, l’utilizzo di capitali privati per realizzare infrastrutture e le liberalizzazioni.
A livello percentuale il 97 per cento circa degli imprenditori considera la riduzione fiscale come una misura molto efficace ed il 90 per cento effettua la stessa valutazione per la semplificazione legislativa. Poco più del 10 per cento ritiene molto efficaci le altre misure con l’eccezione dei minori tagli agli enti locali, mai considerati molto efficaci.
Richieste agli enti locali
Agli enti locali sono state proposte dodici soluzioni vista la maggior prossimità con le imprese:
• Rafforzamento rete dei trasporti
• Abbattimento burocrazia/aumento autocertificazioni/informatizzazione
• Spazi per attività imprenditoriali
• Sostegno della legalità e della sicurezza
• Riduzione fiscalità IRPEF/IRAP e tasse sui rifiuti
• Sostegno all’internazionalizzazione
• Sostegno all’innovazione
• Più finanziamenti per chi assume
• Lotta alla concorrenza sleale
• Minor corruzione della classe politica
• Miglior utilizzo dei fondi comunitari
Riduzione dei tempi di pagamento della P.A. alle imprese
Le soluzioni più importanti per quanto concerne gli Enti locali sono la riduzione dei tempi di pagamento alle imprese e l’abbattimento della burocrazia (aumento delle autocertificazioni, informatizzazione). Sono considerate molto importanti anche la riduzione della fiscalità (IRAP, IRPEF; tasse sui rifiuti) e un utilizzo migliore dei fondi comunitari.
Su una scala da 0 a 100 la riduzione dei tempi di pagamento è considerata una soluzione molto efficace (score 90) e non si discosta di molto da quest’ultima la valutazione per l’abbattimento della burocrazia (score 89). Per contro gli spazi per attività imprenditoriali (punteggio 46), il rafforzamento della rete dei trasporti (punteggio 48) ma anche la corruzione politica (punteggio 53) sembrano essere soluzioni meno efficaci. Si collocano ad un livello medio alto altre soluzioni fra cui sostegno ad innovazione ed internazionalizzazione e una premialità in termini di finanziamenti per le imprese che assumono.
A livello percentuale il 100 per cento degli imprenditori considera molto efficace per migliorare la qualità della vita delle imprese la riduzione dei tempi di pagamento da parte della P.A. ed il 99 per cento ritiene che l’abbattimento della burocrazia abbia effetti positivi per le imprese. Abbastanza alta la percentuale di imprenditori che giudicano molto efficace la riduzione fiscale (77 per cento) e l’utilizzo migliore dei fondi comunitari (73 per cento) mentre meno del 20 per cento degli imprenditori giudica molto efficace la creazione di spazi per attività imprenditoriali e il rafforzamento della rete dei trasporti.
Richieste alle banche
Per quanto concerne le banche, le soluzioni operative proposte sono sei:
• Prestiti mirati
• Abbassamento dei costi dei servizi bancari
• Richiesta di minori garanzie sui prestiti
• Maggior personalizzazione dei servizi
• Maggior presenza di sportelli sul territorio
• Riduzione del gap dei tassi di interesse rispetto ad altre aree del paese
Le soluzioni più importanti per quanto concerne le banche sono la riduzione del gap dei tassi di interesse rispetto ad altre aree del paese e la richiesta di minori garanzie sui prestiti. Prestiti mirati, personalizzazione dei servizi, abbassamento generalizzato dei costi dei servizi bancari si collocano ad un livello intermedio, non di poca importanza, ma non tali da essere giudicate soluzioni prioritarie. Poco interesse invece ha suscitato l’ipotesi di una maggior presenza di sportelli bancari sul territorio.
Su di una scala 0-100 la riduzione del gap dei tassi di interesse rispetto ad altre aree del paese raggiunge un punteggio di efficacia pari ad 83 e la richiesta di minori garanzie sui prestiti è poco al di sotto di 80.
La maggior presenza di sportelli sul territorio raggiunge uno score decisamente basso (39) mentre le altre soluzioni superano di poco il punteggio di 60.
In termini percentuali l’81 per cento degli imprenditori considera molto efficace la riduzione del gap dei tassi di interesse ed il 74 per cento la richiesta di minori garanzie da parte delle banche. Prestiti mirati, personalizzazione dei servizi e costi bancari generali sono soluzioni molto efficaci per non più del 30 per cento degli imprenditori.
Rispetto alle soluzioni espresse per governo ed enti locali, le richieste alle banche, pur elevate, si dimostrano meno prioritarie.
Richieste alle Scuole e all’Università
Le soluzioni proposte a scuole e Università sono quattro:
• Interazione con imprese per formazione figure professionali specifiche
• Interazione fra centri di ricerca universitari ed imprese
• Percorsi formativi professionali basati sulla domanda delle imprese
• Soppressione/riduzione di corsi di laurea con pochi sbocchi occupazionali
Le soluzioni più importanti per quanto concerne le Scuole e l’Università hanno riguardato da un lato il coinvolgimento delle imprese per formare figure professionali specifiche e dall’altro la creazione di percorsi formativi professionali sulla base della domanda delle imprese. Entrambe le soluzioni (in collaborazione con le università piuttosto che con i Centri di Formazione Professionale) mettono al centro la necessità di rispondere ad esigenze di avere risorse umane qualificate in maniera adeguata alle richieste delle imprese evitando figure generiche che trovano maggiori difficoltà a collocarsi sul mercato del lavoro.
Poco interesse ha destato la soppressione di corsi di laurea con pochi sbocchi occupazionali mentre l’interazione con i centri di ricerca ha interessato le imprese parzialmente.
I percorsi formativi professionali basati sulla domanda delle imprese e l’interazione con le imprese per formare figure professionali specifiche hanno raggiunto uno score di 86 su scala 0-100.
Oltre il 90 per cento degli imprenditori giudicano la creazione di figure professionali specifiche e percorsi formativi on demand come soluzioni molto efficaci per migliorare la qualità della vita delle imprese.
Richieste alle Camere di Commercio
Per quanto concerne le Camere di Commercio le soluzioni operative proposte sono sei:
• Semplificazione iter burocratici
• Erogazione di servizi a sportello tramite internet
• Sostegno ai confidi/ accesso al credito
• Contributi all’innovazione
• Formazione specialistica (anche tramite accordi con università)
• Accompagnamento all’internazionalizzazione
Le soluzioni richieste dalle imprese si concentrano particolarmente sul sostegno ai confidi e l’accesso al credito (punteggio 92 in scala 0-100) e sulla semplificazione degli iter burocratici (punteggio 88). Meno consistente ma non irrilevante è stato l’interesse per soluzioni legate all’erogazione di servizi a sportello da parte delle Camere di Commercio o ancora per la formazione specialistica in collaborazione con le Università. Innovazione ed internazionalizzazione sono campi che richiedono attenzione anche se non sono prioritari rispetto a confidi e burocrazia (punteggi rispettivamente pari a 74 e 73,5).
Raggiunge il 97 per cento circa la percentuale di imprenditori che considera molto efficace il sostegno ai confidi e all’accesso al credito da parte delle Camere di Commercio mentre è all’89 per cento la percentuale di imprenditori che attribuisce molta importanza alla semplificazione degli iter burocratici.
L’accompagnamento all’internazionalizzazione è considerato molto efficace come soluzione da parte delle Camere da quasi due imprenditori su tre.
Richieste alle Associazioni di Categoria
Alle associazioni di categoria le soluzioni proposte sono cinque:
• Servizi personalizzati
• Accompagnamento all’internazionalizzazione
• Consulenza per l’accesso ai finanziamenti pubblici
• Fondi di garanzia per le PMI
• Maggior tutela degli interessi delle imprese presso le pubbliche amministrazioni.
Le soluzioni richieste dalle imprese si concentrano su due elementi fondamentali: i fondi di garanzia per le piccole e medie imprese (punteggio 81,3) e accompagnamento all’internazionalizzazione (punteggio 73,6). Destano meno interesse la consulenza per l’accesso ai finanziamenti pubblici (54,3) e i servizi personalizzati (61,1). Mediamente i punteggi espressi dalle soluzioni collegate alle Associazioni di Categoria non raggiungono i picchi più elevati ma hanno destato tutti un livello di interesse e di efficacia medio alto.
In termini percentuali il 72 per cento degli imprenditori ritiene molto efficaci i fondi di garanzia delle piccole e medie imprese come soluzione per migliorare la qualità della vita delle imprese da parte delle Associazioni di categoria ed il 61 per cento richiede l’accompagnamento all’internazionalizzazione. Un imprenditore su cinque, invece, ritiene molto efficace la consulenza per l’accesso ai finanziamenti pubblici.
Richieste ai Sindacati
Per quanto concerne i sindacati le soluzioni operative proposte sono 3:
Contrattazione decentrata
• Maggior apertura a forme contrattuali flessibili
• Riduzione degli scioperi
Nel caso dei sindacati l’attenzione è fortemente concentrata sulla maggior apertura a forme contrattuali flessibili (punteggio pari a circa 89) mentre la riduzione degli scioperi (47,4) e la contrattazione decentrata su scala anche regionale (58,6) non incontrano il favore particolare degli imprenditori.
In termini percentuali il 92 per cento delle imprese ritiene l’apertura a contratti di lavoro flessibili una soluzione molto efficace per migliorare la qualità della vita delle imprese. La riduzione degli scioperi è considerata una soluzione efficace da meno del 10 per cento degli imprenditori campani.
Le Strategie adottate dalle imprese campane per uscire dalla crisi
Le imprese esprimono, dunque, una serie di fabbisogni e di esigenze legate all’ambiente operativo ed agli stakeholders istituzionali ma devono altresì porre in campo le migliori risorse e le strategie più efficaci per l’uscita dalla crisi.
Per questo motivo si è deciso di approfondire come le imprese stanno affrontando le crisi e con quali strumenti.
La strategia più diffusa (punteggio 68,5) è legata al consolidamento o l’avviamento di reti di imprese. E’noto come le reti d’imprese stanno assumendo importanza anche per l’ottenimento di rating bancari ed in generale come la rete consenta di affrontare sfide più complesse potendo usufruire di una maggiore potenza di fuoco. In questo senso le imprese campane sembrano avere avviato un percorso importante e gravido di buone prospettive.
Gli investimenti per l’innovazione (come si sottolineerà anche nel tema specifico) sono ancora uno strumento considerato fondamentale per affrontare la crisi (punteggio 62,6). Rimangono abbastanza importanti due strategie più tradizionali: la riduzione del profitto per stabilizzare la domanda (punteggio 62,2) e la concentrazione sul proprio core business (62).
Sono meno interessanti invece strategie legate alla riduzione del personale (23,3) e la riduzione della qualità per offrire prezzi più competitivi (34).
In generale l’approccio alla crisi favorisce l’utilizzo di strategie che non arretrano sul fronte della qualità e che cercano di salvaguardare il capitale umano. Sono più forti, in generale, strategie più sistemiche o comunque tali da offrire più qualità o di mantenere la qualità riducendo i prezzi.
Oltre il 51 per cento delle imprese ha affermato di fare molto ricorso alle reti per superare la crisi ed il 38 per cento ha invece puntato fortemente sulla riduzione del profitto pur di favorire la stabilità della domanda.
Grado di soddisfazione delle imprese sull’attività degli enti: la graduatoria
2012 2011 2010 2009 2008 2007
1 Camera di Commercio 53,3 52,2 50,8 48,5 52,4 56,2
2 Associazioni di categoria 46,1 48,9 53,5 49,4 45,7 54,1
3 Scuola e Università 31,3 47,1 49,0 44,4 40,2 54,4
4 Regione 24,6 39,8 22,4 23,8 39,9 39,6
5 Sindacati 22,6 39,4 34,9 38,1 39,3 46,4
6 Governo 22,4 - - - - -
7 Banche 19,6 36,3 24,9 36,6 36,8 49,5
8 Comune 15,9 36,0 26,3 18,8 31,9 37,1
9 Provincia 10,2 32,2 22,2 19,1 31,4 44,2
Scala dei valori: 1=poco soddisfatto, 100=molto soddisfatto

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