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Richieste nuove norme per disciplinare gli impianti a fune

Serve una normativa che uniformi la disciplina della ‘vita’ degli impianti a fune adibiti a servizi di trasporto pubblico. E’ quanto chiedono le Regioni, in un documento che è stato approvato nel corso dell’ultima seduta della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome. Un provvedimento del 1985 prevede infatti, per quanto riguarda il periodo in cui l’impianto può essere mantenuto in esercizio, una serie di scadenze temporali che variano a seconda della tipologia dell’impianto. Al termine di queste scadenze gli impianti devono essere integralmente sostituiti ma questo, sottolineano le Regioni, ha una serie di effetti negativi. Innanzitutto l’integrale sostituzione degli impianti comporta un dispendio di risorse economiche per le società che ne hanno la gestione, “aggravando la già delicata fase che il settore funiviario sta attraversando” a causa della congiuntura economica negativa e della carenza dei finanziamenti pubblici specifici, fanno notare i governatori nel documento approvato, “oltre che avere impatti negativi sull’ambiente legati allo smaltimento degli impianti”. La normativa italiana prevede infatti – ricordano i presidenti delle Regioni – già costose revisioni che interessano l’intero corpo dell’impianto oltre che singole componenti. In secondo luogo, i governatori rilevano che la cosiddetta ‘vita tecnica’ degli impianti a fune non è disciplinata uniformemente su tutto il territorio nazionale. Pertanto le Regioni avanzano una proposta di normativa per uniformare la disciplina nazionale che preveda che gli impianti, indipendentemente dal loro anno di costruzione, se sottoposti a particolari verifiche periodiche a cura del ministero delle Infrastrutture, mantenendo quindi i previsti standard di sicurezza stabiliti dal ministero, possano essere mantenuti in esercizio.