Parla il responsabile della Direzione investigativa antimafia di Napoli: In un anno sequestrati beni per 380 milioni di euro e controlli su 341 società
La criminalità organizzata fa un salto di qualità: sono sempre di più i camorristi in giacca e cravatta che sanno come orientare gli investimenti e quali mercati aggredire”. Parola di Maurizio Vallone, responsabile della Direzione investigativa antimafia di Napoli. Il poliziotto traccia un bilancio delle attività della Dia partenopea e spiega che “in Campania aumenta la zona grigia, cioè quell’area al limite della legge dove anche molte persone pulite non disdegnano l’aiuto di chi vive nell’illegalità”. Secondo Vallone, “la criminalità è un’azienda che non conosce crisi, ma che prospera nei momenti di maggiore difficoltà”. Il numero uno degli investigatori contro la mafia è ottimista: “A Napoli e in Campania ci sono tantissime persone perbene le quali non si sporcano le mani nonostante i tantissimi ostacoli che incontrano ogni giorno”. Napoletano, sposato, 52 anni e due figli, Vallone è stato a capo della sezione di Fiumicino prima di arrivare nel capoluogo campano.
Nel corso del 2011, la Dia sequestra beni per 380 milioni di euro. Le confische, invece, salgono a 137 milioni. Dall’inizio delle attività a Napoli salgono a 3 miliardi di euro le confische realizzate dalla Dia.
Quali sono i numeri dell’attività della Direzione investigativa antimafia di Napoli nel corso del 2011?
Sono numeri importanti. Basti pensare che nel corso del 2011 sono stati sequestrati beni per 380 milioni di euro e le confische ammontano a 137 milioni di euro. Dall’istituzione del gruppo, le confische salgono a 3 miliardi di euro: una cifra ragguardevole.
Cresce il numero delle attività illegali portate alla luce: come mai?
Aumenta il nostro lavoro, fatto soprattutto di prevenzione. Diciamo che il sistema di indagine si evolve e scova con più sicurezza tutto ciò che è fatto alle spalle dello Stato. Il nostro obiettivo è aiutare chi lavora seriamente ogni giorno, che si impegna per continuare a vivere nella legalità e dare un futuro ai propri figli.
Se dovesse scegliere un’operazione, quale la soddisfa più delle altre?
Non è facile fare una cernita: ogni intervento comporta sacrifici e lavoro duro da parte dei nostri umoni. Se dovessi sceglierne una, credo che l’operazione Megaride rappresenti un vero e proprio fiore all’occhiello del nostro ufficio (indagine condotta nel 2011 sulle attività di riciclaggio e di usura, e sul reinvestimento di capitali illeciti in catene di ristoranti, pub e bar di Napoli, ndr).
Come si evolve la criminalità organizzata a Napoli e in Campania?
Cresce la cosiddetta zona grigia, cioè l’area al limite della legge dove anche molte persone pulite non disdegnano l’aiuto di chi vive nell’illegalità. E’ il fenomeno che sta emergendo proprio in questo periodo.
Cambia l’idea del “camorrista”: in che modo?
Diciamo che chi muove i fili, chi decide veste sempre di più in giacca e cravatta o maglioni di chachemire. Questo non significa che è scomparsa la bassa manovalanza. Anzi, nei momenti di crisi aumenta il numero di scippi, rapine e di richieste di estorsione. Chi dirige, però, è bravo a orientare gli investimenti e individuare quali mercati aggredire.
Veri e proprio manager?
Se non lo sono i criminali in prima persona, si affidano a coloro che veramente sanno come muoversi. Ecco, quindi, che ritorniamo alla zona grigia. Negli ultimi tempi stiamo accendendo i fari sulla zona grigia della politica, cioè di coloro che per accedere a cariche istituzionali sono pronte a scendere a patti con la criminalità organizzata. Ciò avviene ad ogni livello: dal Comune per arrivare alla Provincia, alla Regione e al Parlamento.
Zona grigia solo in politica?
No, assolutamente. La nostra attenzione va verso gli avvocati dei clan e dei camorristi: vogliamo capire come si muovono, cosa fanno se svolgono solo la funzione che impone loro la legge oppure se hanno altri “interessi da tutelare”. Esiste una “zona grigia” dei periti, cioè coloro che devono attestare e fare dichiarazioni in un giudizio. La Dia cerca di capire se svolgono il proprio lavoro in maniera assolutamente chiara. Negli ultimi tempi, poi, la nostra attenzione va nei confronti dei commercialisti, un settore che diventa fondamentale nell’economia criminale.
Perchè è fondamentale?
Perchè i criminali hanno bisogno di bravi consulenti e di bravi manager. Nelle nostre indagini emerge sempre di più che chi svolge attività illegale si affida a coloro che davvero conoscono i mercati che sanno come muoversi nelle pieghe della legge, come spostare i capitali da un punto all’altro del mondo e, soprattutto, come contrattare con le banche.
Criminali sempre più cittadini del mondo…
Non solo questo, sempre più capaci di intuire e capire. Ritornando all’operazione Megaride, durante le intercettazioni abbiamo ascoltato un vero e proprio trattato di economia criminale: come nascondere i capitali, come riciclarli, portarli all’estero facendo sembrare tutto normale. Queste esperienze non si imparano per strada, ma c’è bisogno di “personale qualificato”.
In che relazione è la crisi con lo sviluppo dell’economia criminale?
La criminalità è un’azienda che non conosce crisi, ma che prospera nei momenti di maggiore difficoltà. In questo momento sono coloro che hanno maggiori disponibilità di capitali a superare più facilmente il periodo di stagnazione. L’elemento che testimonia la prosperità dell’attività criminale è l’usura.
In che modo?
Non solo gli imprenditori, ma tutti i cittadini hanno bisogno di liquidità. Le banche contingentano le aperture di credito. Ecco quindi che aumenta il numero di coloro che si rivolgono agli strozzini. Si fa avanti una sorta di usura “buona”.
Usura buona: cosa intende?
L’usuraio si pone al cittadino o all’imprenditore come il salvatore della propria attività. Il ragionamento è semplice: la banca non ti da i soldi, te li presto io a un tasso nemmeno troppo alto, il 3 o il 4 per cento al mese. In prima battuta sembra un trattamento di riguardo, ma un tasso di interesse simile è comunque alto ed esagerato e prende alla gola proprio coloro che hanno più bisogno.
Da osservatore attento, come valuta il sistema imprenditoriale napoletano e campano?
Nella nostra attività siamo abituati ad avere a che fare solo con le mele marce. A Napoli e in Campania, però, esiste una classe imprenditoriale sana e perbene, che lavora nonostante le mille difficoltà. L’onestà è forte ed è figlia della cultura: gli imprenditori onesti lo sono sempre, nonostante i mille ostacoli che incontrano ogni giorno e qui, in Campania e nel Mezzogiorno, sono davvero tanti.
Li definirebbe degli eroi?
No, persone normali. La nostra città, la nostra regione, non hanno bisogno di eroi, ma di uomini e donne normali che, ogni giorno, si alzano per compiere il loro dovere e costruire una società migliore.
In che modo si può contrastare l’illegalità?
Serve tanta prevenzione da parte di tutti, non solo delle forze dell’ordine. E’ necessaria molta cultura e formazione: solo così sarà possibile risalire la china.
Attività, il bilancio del 2011
Attività Anno
2011
Provvedimenti cautelari 112
Persone deferite in stato di libertà 89
Sequestri penali 234,538
milioni di euro
Sequestri legge 575/65 146,112
(Misure di prevenzione) milioni di euro
Confische 575/65 € 137,330
(Misure di prevenzione) milioni di euro
Nel 2011, la Dia di Napoli sequestra beni per circa 380 milinoi di euro

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