La società partenopea “VMengine” riceve dal colosso americano l’ambito riconoscimento di azienda “esperta” nel settore. In Italia sono solo quattro, nel mondo poco più di trecento
Nel mondo sono poco più di trecento, in Europa 57 e in Italia soltanto quattro. Le aziende che possono vantarsi del “sigillo di garanzia” del primo Cloud provider del pianeta sono pochissime e una è napoletana. La “VMengine” di Fabio Cecaro è stata appena riconosciuta dalla Amazon come “Amazon Web Services Solution Provider”. In pratica il colosso di Jeff Bezos garantisce a tutti i suoi clienti che l’azienda partenopea ci sa davvero fare con la “nuvola”. La nuvola in questione è, manco a dirlo, il Cloud, vessillo della rivoluzione democratica nei servizi di tecnologia dell’informazione. Uno dei suoi vantaggi principali è infatti rappresentato dal fatto che anche i “piccoli” possono usufruire delle enormi potenze di calcolo dei “grandi” pur non disponendo degli stessi budget. Il Cloud permette alle aziende di liberarsi di gran parte delle infrastrutture senza per questo perdere i servizi garantiti fino a oggi da quelle stesse infrastrutture. E’ un po’come liberare un enorme magazzino, con tutto quel che ciò significa in termini di costi di gestione, senza tuttavia rinunciare ad alcun prodotto.
“Con i servizi cloud – spiega Cecaro – possiamo configurare enormi e complessi datacenter e poterli usarli per poche ore e pagare meno di una minuscola risorsa computazionale usata per un anno”. Ma che c’entra Amazon con il cloud?
Leader mondiale nel commercio elettronico, Amazon intuisce presto le potenzialità dell’enorme parco macchine messo su per gestire il proprio sito e-commerce e praticamente da subito gli affianca un piattaforma parallela, la Amazon Web Services (Aws), il primo cloud provider al mondo. “La sua caratteristica principale è la semplicità”, osserva il numero uno della VMengine. “Per esempio, la differenza fondamentale tra Aws e Ibm la si nota navigando sui portali dei due big. Su quello di Amazon si capisce subito di cosa parliamo e si è guidati su ogni tipo di servizio, dall’iscrizione alle documentazioni, sino all’indicazione dei partner. Mentre la Ibm, essendo un colosso delle tecnologie dell’informazione, tratta molti servizi, forse troppi, e diventa impossibile capire le caratteristiche dell’offerta sul Cloud Computing. In sostanza, per potersi orientare si è costretti a fare un passaggio con dei consulenti commerciali e ovviamente questa è una possibilità che non tutte le aziende possono o vogliono permettersi”. Il fatto è che la Ibm, ma del resto anche la Oracle, nascono come produttrici di apparati e quindi non possono concentrarsi sul modello “public” del Cloud Computing. In altri termini, si tratta di società che sono per vocazione tenute a offrire soluzioni integrate per vendere apparati e software, mentre Aws non vende “ferro”, ma solo servizi. I clienti di Aws, al momento, sono più di due milioni in tutto il mondo.
La VMengine nasce nel 2007, quando della nuvola non se ne sapeva quasi nulla. “Col tempo – ricorda Cecaro – siamo cresciuti sul territorio e, nel farlo, abbiamo sempre provato a diffondere la cultura dell’innovazione. Per esmepio abbiamo co-fondato associazioni come EuroCloud Italia di cui sono membro del Board”. Quanto al parco clienti, si va ben aldilà del territorio. “Ci muoviamo online e pertanto possiamo avere clienti anche dall’altro capo del mondo, come spesso ci capita.
Cosi come utilizziamo l’outsourcing online per piccoli o grandi task, così possiamo anche approfittare di qualche opportunità di lavoro da una qualsiasi parte del mondo. Noi vediamo il cloud computing come una grossa opportunità per ridurre i costi delle imprese”. Ma non solo. “La nuvola serve ha anche una sensibilità ecologica e infatti queste nuove tecnologie consentono di ridurre l’impatto dei consumi elettrici legati al parco macchine dei Ced”.
“Ma la cosa anche più interessante del cloud computing di Aws – conclude Cecaro – resta senz’altro la possibilità economica che fornisce alle startup di creare servizi e software a costi irrisori ed in tempi molto rapidi”. Infine un consiglio. “Il cloud computing è un ecosistema in continua evoluzione, un ecosistema con ramificazioni sempre più dense e sempre più presenti in tutto il mondo Ict, e solo la corretta conoscenza della nascita e dell’evoluzione del paradigma e degli ecosistemi che con esso si sono sviluppati può rendere l’esperto un vero pioniere e un visionario. Ormai son passati più di due anni dal punto oltre il quale l’ecosistema è divenuto non più gestibile da una sola persona. Servono professionisti”.
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c.fuschetto@denaro.it
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Un genio informatico votato al sociale
Fabio Cecaro, esperto di cloud computing, è il leader della “VMengine”. Cresciuto nei datacenter della Vodafone è poi divenuto profondo appassionato di virtualizzazione (“per non rientrare più – dice – in quelle sale gelide”). E’ leader di uno User Group di Amazon Web Services, co-fondatore e consigliere di amministrazione dell’EuroCloud Italia, e organizzatore di microeventi verticalizzati sul Cloud Computing (tra cui il CloudCamp 2010 ed il “Make The Cloud Green”). Ha inoltre fondato il primo e più grosso gruppo Unicef di Linkedin, da poco più di un mese reso ufficiale dalla Unicef Usa a cui ne ha ceduto l’amministrazione. Ha fondato anche il primo gruppo Greenpeace, “in attesa che qualcuno si faccia avanti”.


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Grande Fabio, continua così
Queste sono le cose che ci rendono orgogliosi di essere napoletani!