Creare un sistema di relazioni industriali capace di generare valore grazie a strumenti come la somministrazione di lavoro: è il tema di un incontro in programma oggi a Confindustria Napoli
Il mercato del lavoro è il cuore (insieme alle liberalizzazioni) della cosiddetta “fase due” del governo Monti. E non è solo una questione di possibilità di licenziamenti, il famigerato articolo 18 che continua a dividere, ma anche, e soprattutto, una materia che riguarda il sistema dei contratti, degli ammortizzatori sociali ed il rispetto delle direttive europee in materia di lavoro, direttive che agiscono nel nome delle semplificazione e sburocratizzazione.
Oggi pomeriggio (a partire dalle ore 15,45) all’Unione industriale si discuterà di lavoro, dell’esigenza di realizzare un sistema di relazioni industriali capace di generare valore, della necessità crescente di una piena valorizzazione degli strumenti di flessibilità tra i quali proprio la somministrazione di lavoro. Si confronteranno Paolo Graziano, presidente dell’Unione Industriali Napoli, Raffaele de Luca Tamajo, ordinario di Diritto del Lavoro dell’ Università Federico II, Severino Nappi, assessore al Lavoro e alla Formazione della Regione Campania, Michele Amoroso, vice presidente Assolavoro, Gennaro Delli Santi Cimaglia, presidente Ebitemp, Pasquale Giuliano, presidente commissione Lavoro, Previdenza Sociale, XI Commissione Senato, Gennaro Moccia, vice presidente Unione Industriali Napoli e il giornalista del Mattino Nando Santonastaso.
IL RUOLO DELLE AGENZIE
Il lavoro somministrato, ex lavoro interinale, è quel contratto in base al quale l’impresa (utilizzatrice) può richiedere manodopera ad agenzie o intermediari specializzati (somministratori), a tempo determinato o indeterminato. Fa eccezione la pubblica amministrazione, che può stipulare contratti di somministrazione unicamente a tempo determinato.
La somministrazione, come è ampiamente riconosciuto anche dai sindacati è la forma di flessibilità più tutelata e più avanzata, l’unica che garantisca stessi diritti, stesse tutele, stessa retribuzione lavoro alle dirette dipendenze delle aziende e offra in più un welfare (finanziato con risorse private delle Agenzie).
LAVORO EUROPA
Sempre più pressante ed improcrastinabile appare l’esigenza di adeguare il nostro sistema-lavoro a quello europeo dove esistono molti meno appesantimenti d’ogni genere. E la storia dei contratti di somministrazione (in Italia hanno una incidenza del 1,2 per cento contro una media europea di circa il 2 per cento) che hanno un vincolo “causale”, è l’esempio chiaro e lampante di come invece procedono le cose in Italia.
La rimozione del vincolo porterebbe immediatamente effetti positivi. Una semplificazione del resto già stata sperimentata con successo in Italia per i lavoratori provenienti dalle liste di mobilità: cancellata l’indicazione della causa in un anno oltre 26 mila hanno trovato nuove occasioni di lavoro grazie alle Agenzie.
SEMPLIFICAZIONE
In un momento di particolare crisi come quello attuale facilitare l’accesso al mondo del lavoro a quante più persone è possibile dovrebbe essere un imperativo comune. E lo strumento della somministrazione di manodopera andrebbe incentivato ed utilizzato al meglio. “O si riesce a trovare in tempi brevi una sintesi tra le diverse posizioni in campo (l’iter legislativo della Direttiva dovrebbe concludersi entro il prossimo 3 febbraio) e si interviene per agevolare l’ingresso e il ricollocamento soprattutto dei soggetti svantaggiati – afferma Federico Vione, presidente di Assolavoro – o altrimenti è meglio evitare qualsiasi alterazione della normativa vigente. Si profila, infatti, il rischio che – invece di cogliere le sollecitazioni che vengono dall’Europa e rimuovere gli ostacoli che limitano senza ragione la diffusione della somministrazione – si possa addirittura andare verso un inutile appesantimento burocratico che potrebbe aprire a interpretazioni atte a creare contenziosi”.
E determinante risulta essere l’adeguamento europeo. “Il superamento del vincolo della causale- dice il presidente di Assolavoro – non richiede l’impiego di risorse pubbliche e private, non comprime diritti, è già presente nelle normative dei Paesi europei più avanzati e contribuirebbe a diminuire sensibilmente, se non cancellare, le sacche di lavoro sotto tutelato ed irregolare. Che cosa si aspetta ?”.

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