Campania della Conoscenza

Dal cemento al carbonio: ecco l’edilizia del futuro

Fibre di basalto, di aramide e di canapa, i nuovi materiali stanno trasformando il panorama delle costruzioni. La napoletana Olympus-Frp è tra i leader nazionali del settore


Uno dei leoni di Piazza dei Martiri

Due dei quattro leoni di Piazza dei Martiri sono bionici. In barba all’incuria degli amministratori e alla stupidità dei vandali, le code del “Leone trafitto dalla spada” e del “Leone dall’aspetto minaccioso” non solo sono tornate a posto ma sono più forti di prima. Del marmo non c’è più traccia, ora sono in fibra di carbonio. Materiale reso celebre dalla nautica e dalla “Formula 1”, la fibra di carbonio sta ora diventando un “must” anche nel campo del restauro monumentale e dell’edilizia. “Ovviamente, solo di quella più avanzata”, si affretta a precisare Domenico Brigante, fondatore e direttore della giovane società napoletana Olympus-Frp, specializzata in materiali compositi e nuove tecnologie al servizio dell’ingegneria, dell’architettura e del design. “Quello di Piazza dei Martiri è solo un esempio. Un altro intervento di cui andiamo fieri è quello effettuato sul rosone della facciata della Basilica di Santa Chiara, con l’utilizzo di tondi pultrusi di fibre di vetro. Oggi alla competenza e all’esperienza occorre necessariamente aggiungere ricerca e innovazione”. La Olympus nasce all’interno dell’azienda di famiglia, la Brigante Engineering, dal 1976 una delle aziende italiane più attive nel settore delle opere pubbliche e del restauro monumentale.

Piazza dei Martiri

Realizzato nell’ambito del 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia, il progetto di ripristino delle statue poste a guardia dell’obelisco che svetta nel salotto della città partenopea racchiude tutti gli ingredienti più cari al giovane ingegnere di Chiaia. Nel caso hanno infatti lavorato gomito a gomito università e impresa, rispettivamente il Dipartimento di Ingegneria dei Materiali e della Produzione della Federico II, guidato Ignazio Crivelli Visconti, e l’impresa di Brigante. “Nel caso specifico abbiamo scelto di realizzare un’anima interna in materiale composito – spiega Brigante – sul quale i restauratori hanno poi applicato lo strato di finitura, realizzato con una particolare resina acrilica in modo da restituire un aspetto del tutto uguale a quello del marmo di Carrara in cui è realizzato il resto del monumento; all’interno della resina di ricopertura è stata inoltre inserita una rete in materiale composito al fine di ottenere una maggiore distribuzione del peso”. Uno dei vantaggi delle fibre di carbonio è proprio il loro peso. Pardon, la loro leggerezza. Rispetto al tradizionale calcestruzzo armato questo tipo di materiali arriva a pesare anche 10 volte di meno, il che significa poter realizzare interventi di restauro o di consolidamento di strutture senza intaccare l’equilibrio dell’edificio. Un “lussuoso” esempio a riguardo è l’Hotel Boscolo Exedra di Nizza, dove la Olympus ha realizzato un consolidamento di travi e pilastri con tessuti e lamine in nuovi materiali. “In questo modo siamo riusciti a realizzare una piscina a sfioro sul tetto dell’Hotel senza dover intervenire sulle fondazioni, con un enorme risparmio sia economico sia di tempo”. Non solo, perché c’è anche un risparmio di spazio. “A differenza degli interventi tradizionali – – specifica l’ingegnere – il rinforzo con fibre garantisce la totale assenza di variazioni geometriche della struttura e quindi l’assenza di perdita di spazi utili. Cosa di fondamentale importanza nel caso di immobili che si trovano in località di pregio, dove perdere dei metri quadri significa perdere moltissimi soldi”. E questo è il caso dell’Exedra di Nizza, dove se il rinforzo fosse avvenuto con il calcestruzzo armato avrebbe determinato una riduzione di circa due metri quadri a camera, che moltiplicato per il numero di stanze avrebbe comportato una perdita netta di centinaia di metri quadri per l’intera struttura.

Fibre di carbonio

La passione di Domenico per la fibra di carbonio e il contemporaneo timore di vederla “mortificata” nel solo ambito dell’edilizia, lo ha addirittura spinto a inventarsi un concorso, il Carbon Fiber Design Contest. “L’obiettivo – dice – è sensibilizzare architetti, designers e progettisti all’utilizzo della fibra di carbonio in settori nuovi rispetto a quelli tradizionali di applicazione, sfruttando e valorizzando le caratteristiche tecniche proprie del materiale, come la resistenza meccanica, la leggerezza e la modellabilità”. Oltre all’Olympus-Frp, il concorso è promosso dalla NcdArchitects e da deZign Studio, con il sostegno dell’Adi -Associazione per il Disegno Industriale, dell’Università degli Studi di Napoli Federico II D.i.m.p. e della Confartigianato. “Ci interessano cose realizzabili, non cose fantasmagoriche. Il design è l’orgoglio della progettazione italiana non solo perché siamo in grado di immaginare forme e soluzioni bellissime, ma perché siamo anche in grado di renderle fruibili. Finché si rimane chiusi nel proprio ambito, magari nei dipartimenti universitari, si possono pensare delle opere fantastiche. Bene, a noi interessano delle soluzioni fattibili e che abbiano un mercato. Non a caso i primi tre classificati riceveranno in premio l’effettiva realizzazione dei loro progetti”.

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Domenico Brigante

Brigante, tra brevetti e ricerca di base
Domenico Brigante è fondatore e dirigente della Olympus Frp. Dopo la laurea in Ingegneria conseguita alla Federico II, ha continuato la sua ricerca in ambito universitario sull’utilizzo dei materiali compositi, ottenendo un dottorato di ricerca presso il Dipartimento di Ingegneria dei Materiali e della Produzione dell’ateneo federiciano con una tesi sull’utilizzo di materiali innovativi nel consolidamento strutturale di costruzioni civili e monumentali. All’esperienza di laboratorio e alla ricerca accademica ha sempre affiancato il lavoro sul campo, con esperienza pratica nella progettazione e direzione tecnica di numerosi interventi di consolidamento di edifici civili, industriali e di interesse monumentale, con applicazione su muratura, legno, cemento armato e acciaio. E’ autore di tre brevetti relativi sull’uso innovativo di materiali compositi. Ha pubblicato numerosi articoli su riviste scientifiche internazionali.

Cristian Fuschetto


Giornale numero: 13 - Pagina: 19