Intervista. Gennaro Moccia

Più competitività, più garanzie: ecco la via da percorrere

Il vice presidente dell’unione degli industriali di Napoli con deleghe alle Politiche Industriali, Sviluppo e Territorio, Gennaro Moccia interviene oggi, presso la sala Salvatore D’Amato di piazza de’ Martiri, al convegno sul tema: “il nuovo ruolo del contratto collettivo aziendale e la flessibilità “buona” Al centro dell’incontro c’è l’accordo interconfederale siglato fra Confindustria e Cgil, Cisl e Uil il 28 giugno 2011 che ha completato l’impianto complessivo degli assetti della contrattazione collettiva definito con l’accordo interconfederale del 15 aprile 2009 (stipulato tra Uil, Cisl e Confindustria) per l’attuazione dell’accordo-quadro sulla riforma degli assetti contrattuali del 22 gennaio 2009. Nella stessa direzione si è mosso anche l’art. 8 della legge n. 148 del 14 settembre 2011. L’obiettivo dell’accordo è quello di realizzare un sistema di relazioni industriali capace di generare valore e di promuovere la centralità del lavoro e della contrattazione collettiva aziendale promuovendone l’affidabilità in termini di certezza su soggetti negoziali, tempi e contenuti ma anche sulla cogenza e il rispetto delle regole concordate.

Presidente Moccia, come considera l’accordo interconfederale siglato fra Confindustria e Cgil, Cisl e Uil il 28 giugno dello scorso anno?
Credo sia un elemento fortemente innovativo e di grande utilità per l’azienda e per i lavoratori. L’accordo incarna una concezione moderna del rapporto lavorativo che permette di raggiungere da un lato un’elevata competitività e migliori performance aziendali, e dall’altro una maggiore garanzia e continuità del lavoro.

Da quell’accordo sono passati più di sei mesi, è possibile fare un bilancio? In altre parole, è conveniente per le imprese puntare sulla “flessibilità”?
Sì. In un momento storico così particolare per l’economia e la finanza come quello attuale, lo spirito dell’accordo è quello di mantenere intatti quelli che sono i pilastri della contrattazione, ovvero i contratti collettivi nazionali di categoria, prevedendo un’apertura verso un nuovo modo di vedere il rapporto di lavoro rappresentato dalla singola trattativa aziendale o contrattazione di secondo livello. Partendo quindi da una base omogenea, valida per una determinata categoria di lavoratori, l’accordo prevede ampi margini per l’impresa di stabilire tutto ciò che riguarda la gestione della vita quotidiana dell’azienda stesso. Del resto se il lavoro non si adegua alle esigenze del mercato non si va da nessuna parte.

Nelle scorse settimane il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha lanciato un appello alla coesione sociale e un invito a rivedere gli ammortizzatori sociali, rispettando l’accordo del 28 giugno 2011. Crede che sia possibile raggiungere una vera unità di intenti fra sindacati e Confindustria?
L’accordo è un grande passo avanti. Le parti sociali devono però mettere da parte i rigidi schemi per aprirsi a sistemi flessibili che sono in grado di soddisfare le esigenze delle imprese come quelle dei sindacati e dei lavoratori.

Basilio Puoti


Giornale numero: 13 - Pagina: 12