Pasquale Giuliano

Relazioni sindacali, qualcosa sta cambiando

Lo scenario del mondo del lavoro oggi è per certi versi incoraggiante. Abbiamo creato una riforma previdenziale vista come esempio in altri paesi democratici, con la crisi abbiamo attivato un sistema di ammortizzatori sociali anche per settori che prima non ne godevano. Ci troviamo di fronte ad un sindacato che si è reso conto che deve cambiare modo di porsi, che non può essere legato a posizioni ideologiche. Ad affermarlo il Senatore Pasquale Giuliano presidente della Commissione Lavoro e Previdenza sociale del Senato della Repubblica che ci illustra anche quali potrebbero essere le soluzioni alle varie problematiche che ostacolano il mercato del lavoro nel Mezzogiorno.

Senatore, cosa è cambiato dopo l’accordo del 28 giugno siglato tra Confindustria, Cisl, Uil, Cgil e con l’articolo 8?
Sia l’accordo del 28 giugno che l’articolo 8 hanno portato una ventata di aria fresca, delle innovazioni tali che oggi assistiamo ad un ripensamento dei principi fondamentali del diritto del lavoro e dei rapporti tra forze datoriali e lavoratori. Ma i problemi soprattutto al Sud non mancano.

Quali sono secondo lei le maggiori criticità che frenano il mercato del lavoro nel Mezzogiorno?
Purtroppo sono tante e si intersecano tra loro. Prima tra tutte la criminalità organizzata collegata al lavoro nero. Sono i due fattori che maggiormente preoccupano il mercato del lavoro al Sud. La criminalità organizzata è la problematica che crea più squilibri all’interno del mercato del lavoro, perché danneggia anche le imprese sane.

E ancora?
Nel Mezzogiorno abbiamo un credito ristretto, una crisi di liquidità che si è riversata sull’imprenditoria e non ultimo nel Sud del Paese si registra una disoccupazione endemica sia per la minore attrazione che noi abbiamo di capitali stranieri, sia per la mancanza di infrastrutture. E’ un cane che si morde la coda perché in una zona dove ci sono poche imprese con una ricettività minore rispetto alle altre ovviamente si crea maggiore disoccupazione.

Cosa ci dice della fuga di cervelli?
In questo momento, ma già da un po’ di anni, il Mezzogiorno sta assistendo ad una sorta di migrazione della parte migliore della gioventù, mentre in passato offrivamo al Nord o al centro Europa una manodopera poco qualificata, attualmente invece noi esportiamo cervelli, patrimoni culturali che cercano spazi maggiori e migliori possibilità lontano dal meridione. Sono capitali umani che fanno depauperare il territorio, già per molti versi maltrattato.

Quali potrebbero essere le soluzioni?
Oltre a combattere con ogni mezzo la criminalità e il lavoro nero, creare innanzitutto le infrastrutture. Il Mezzogiorno manca di infrastrutture capaci di assicurare una presenza di industrie. Occorre poi una classe dirigenziale più forte, più determinata, anche se mi rendo conto che stiamo vivendo uno dei peggiori periodi della storia e la crisi sta incidendo al Sud in maniera più forte rispetto ad altre zone.

A livello nazionale c’è poi la questione dell’articolo 18 che afferma che il licenziamento è valido se avviene solo per giusta causa. Cosa ne pensa?
Il problema dell’art 18 è periodico. Occorre rivederlo e rivisitarlo, ma non mi sembra questo il momento politico ed economico giusto. Aspettiamo tempi più tranquilli in modo da affrontare la questione in maniera non pregiudiziale.
N. P.

Giornale numero: 13 - Pagina: 13