Viaggio nel Corpo di Napoli

Un paradiso abitato da tanti diavoli

A Napoli in via Roma la figura femminile in abiti sontuosi è seduta su qualcosa che non si vede, appare sospesa nel vuoto, posa la sua regale mano inguantata sul pomo di un robusto bastone che poggia su una spessa lastra di metallo. Il trucco c’è ma non si vede, pare che lo conosca solo io. Intorno sguardi interessati e tanti commenti, i bambini, i più curiosi, aprono gli occhi e la bocca poi osservano interrogativi i genitori che inventano bugie non avendo risposte. Il Centro Storico, le sue bellezze antiche hanno tremato assieme all’intera città vittime alcuni giorni fa dei botti criminali con ‘nomi’ che hanno fatto riferimento al mondo del calcio e a quello della politica. In numerose abitazioni ha presenziato la micidiale polvere bianca consumata peggio dell’acqua minerale. La statua di San Gaetano situata nella omonima piazza, aveva già chiesto asilo come rifugiato di guerra alla Comunità di san Egidio, infatti l’anno scorso la notte capodanno alcuni giovani napoletani gli posero tra le dita dei micidiali petardi che al botto fecero saltare alcune dita. Molti infermieri e medici hanno cucito, curato organi vitali, violati dalla inciviltà diffusa e dalle gesta della delinquenza locale che ha alimentato illegalmente sia i botti criminali che la cocaina. Hanno proseguito nella trasformazione delle città in inferni dove i diavoli sono ancora loro.
Dall’altra parte del globo, nella città di Antigua a circa duecento chilometri dalla città del Guatemala, è stato incendiato un pupazzo enorme , alto circa cinque metri, a forma di diavolo, dedicato all’avvio delle festività natalizie, questo rito propiziatorio si chiama la “quema del diablo”. Il diavolo in tale usanza popolare è considerato il male e viene sconfitto prima del capodanno affinché l’anno nuovo sia privo di negatività. Nella ‘città del sole’ nella notte di capodanno davanti a Palazzo San Giacomo c’è ‘l’angelo della legalità, una statua regalata al Comune e inaugurata con una cerimonia il 21 dicembre scorso e sfregiata nella notte di capodanno da sconosciuti. La statua non rappresenta simbolicamente il diavolo come figura malefica, ma l’angelo figura benefica per eccellenza, infatti è l’angelo della legalità di cui i territori partenopei sono profondamente deficitarii. Dopo la mutilazione subito dall’Angelo della legalità, questo sarà spostato dentro le mura del Municipio. Come dire che la legalità pur nella sua simbologia deve essere protetta in quattro mura e non alla luce del sole. C’erano due grossi abeti ai lati della porta centrale del Duomo a Napoli, il primo quello di destra era già stato da poco rubato, rimaneva quello posto a sinistra che nella notte del 29 dicembre scorso è stato addirittura tagliato con una motosega e portato via con un mezzo di trasporto. A terra i resti di rami spezzati assieme agli sguardi stupiti e scandalizzati di tantissime persone. Molte le foto di turisti che hanno inviato in giro per il mondo quanto accaduto. In via Chiaia alcuni commercianti avevano pensato di abbellire il paesaggio ponendo l’albero addobbato fissato in un grosso contenitore all’ingresso di via Cavallerizza, all’angolo con Piazzetta Rodinò ma il 18 dicembre scorso, di notte è stato sradicato e portato via, assieme alle tantissime piante, distribuite sul resto della piazza. I quotidiani ci hanno ragguagliato dal 2 gennaio 2012 che oltre al numero dei feriti da botti e un morto da pistola, anche di altri episodi di violenza e inciviltà succedutesi nelle ore precedenti. Come l’incendio a San Gregorio Armeno che ha coinvolto numerose bancarelle selvagge e la facciata delle chiesa di San Gennaro all’Olmo dove ha sede la Fondazione Vico. L’incendio colpisce la facciata, il portone e accartoccia la targa della Fondazione , fissata sulle cancellate dell’ antichissima chiesa. Il Presidente della Fondazione Vico ,Vincenzo Pepe ha dichiarato di essere preoccupato e amareggiato per l’incendio certamente doloso…”vandali” esclama “sporgeremo denuncia”. Il Questore di Napoli Luigi Merolla in riferimento ai fatti accaduti in particolare quelli nella notte di capodanno, ha affermato che tali comportamenti sono frutto di: “una cultura plebea che muove le gesta di chi usa i botti illegali con scarso senso civico nella realtà cittadina”. Nel frattempo la notte del 9 gennaio 2012, nell’anno appena avviato viene nuovamente mutilato ‘l’Angelo della Legalità”, da poco aggiustato, questa volta qualcuno ha fatto volare via una gamba. Simbolicamente l’accaduto pare nuovamente riconfermare che in città la legalità nell’anno nuovo continuerà a essere menomata, chissà un presagio? Un mio amico residente nel Centro Storico mi ha descritto come ha trascorso il capodanno: “come tutte le brave persone, chiuse in casa con la paura di avvicinarsi alle finestre, per il terrore di essere vittima di proiettili…ma niente di più di quello che accade per strada durante tutto l’anno” – ha concluso con amarezza. “Credo però”, ho risposto “che ci sia una differenza sottile, perché a Capodanno tutti i malavitosi si esprimono in contemporanea, mentre durante l’anno l’ho fanno all’occasione. “Che amara consolazione” – ha risposto il mio amico. Il “cippo”, la tradizione del cippo di S. Antonio Abate ci riportano i testi, prende corpo nel lontano 1500, quando quei napoletani abitanti nel Borgo di S. Antonio Abate per scongiurare la diffusione della peste, decisero di ungere di sugna il corpo tutti gli appestati affinché lo strato di grasso spalmato sul corpo mantenesse all’interno del corpo il male. Contemporaneamente veniva incendiato ogni cosa che aveva avuto contatto con l’appestato in enormi roghi. Racconta la leggenda che uno di questi roghi non prese fuoco fino a quando la statua di S. Antonio Abate non fu portata in processione in quei luoghi. Il 17 gennaio scorso in alcune aree del Centro Storico questa usanza trasmessa nei secoli ancora viene praticata, fortunatamente in misura molto contenuta. Ma un ulteriore colpo al nostro Patrimonio Artistico viene scagliato nei confronti della chiesa cinquecentesca della Scorziata, più propriamente detta “della Presentazione di Maria col ritiro, che dicesi Scorziata”. Ci racconta Gennaro Aspreno Galante prete napolitano, nella sua Guida Sacra Della Città Di Napoli: “Scorziata vedova di Ferdinando Brancaccio avendo perduto cinque figliuoli, sola vivevasi in grande tristezza; finché per consiglio dé Teatini nel 1528 fondò questo Ritiro”. Ora questo tempio sconsacrato, abbandonato, saccheggiato su ordinazione, trasformato in un contenitore di rifiuti, ha subito nei tempi d’oggi l’ultima offesa. Un rogo, un ‘cippo’ acceso in occasione della tradizionale ricorrenza di S. Antonio Abate, la notte del 16 gennaio ha quasi distrutto ciò che restava di questa antica preziosità storica e architettonica. Pare che il fuoco e i fuochi inseguano la città di Napoli da sempre, senza però mai liberarla dai diavoli come fanno gli abitanti di Antigua che il diavolo loro lo bruciano per liberarsene. A Napoli invece i diavoli si allevano. Un paradiso abitato da diavoli, scriveva Benedetto Croce, lo scriveva, ci spiega Giuseppe Galasso nella quarta di copertina affinché tale fatto verissimo “sia sempre men vero”. Che sia sempre men vero che“ Napoli sia un paradiso abitato da diavoli – cioè da uomini di poco ingegno, maligni, cattivi e pieni di tradimenti”. Dunque è possibile dedurre che amare la città vuol dire impegnarsi agire e denunciare i limiti e le barbarie cittadine affinché queste siano sempre di meno, è cosa non da diavoli ma da persone per bene, da napoletani veraci!

Franco D'Angelo


Giornale numero: 015 - Pagina: 43