Mario Monti ha bisogno di più coraggio

Se fosse veramente semplice imporre riforme contro singoli interessi di parte, gli altri ci sarebbero già riusciti.
Mario Monti, da due mesi il Primo Ministro italiano, non è da invidiare per il suo compito. Entro poche settimane gli si chiede di risolvere dei compiti che si sono accumulati durante decenni di politica clientelare e stallo di politica economica. Altrimenti c’è il pericolo che l’Italia, per causa del suo debito statale di 1900 miliardi di Euro o 120 per cento del Pil, sprofondi in un vortice di brutte notizie, speculazione e sfiducia degli investitori – e con l’Italia eventualmente anche l’Euro. Appena dopo l’arrivo alla carica, Monti si è dedicato in modo deciso al deficit nel bilancio pubblico ed alla riforma delle pensioni, per la quale il tempo era scaduto da tempo. Con correzioni forti ha messo a posto la programmazione del bilancio pubblico. Adesso non ci sono più dubbi che il deficit italiano nell’anno 2013 sarà zero. Allo stesso momento si sono aboliti vecchi privilegi nel sistema pensionistico senza tabu. Come secondo passo, il Primo Ministro e Professore di Economia Mario Monti ha promesso pacchetti di riforme per accelerare la crescita economica. Questo, perché malgrado della stabilizzazione del bilancio pubblico il debito statale può solo essere ripagato, se l’economia italiana si sviluppa meglio. Con stagnazione o una reale crescita di 0,5 o 0,8 per cento all’anno non sarebbe certo, se nel 2022 si potranno estinguere titoli di Stato decennali. Per questa ragione, gli investitori chiedono un supplemento di rischio (spread) di fronte ai titoli tedeschi, ultimamente ancora 4,5 punti percentuali. Ma l’ultimo pacchetto di riforme del venerdì, per liberalizzazioni e più mercato, è stato abbastanza timido. Ci sono pure le proteste di tassisti, farmacisti ed avvocati. Ma in tante questioni di dettaglio il governo è arretrato. Inoltre, le tante aziende municipalizzate sono state escluse dalle riforme. Queste sono spesso i baluardi del clientelismo locale. I cittadini devono finanziare tramite i prezzi di acqua, energia elettrica e rifiuti delle aziende comunali poco efficaci, pur di offrire a qualche sindaco la possibilità di creare un posto per il figlio del suo autista o altri amici. Il Primo Ministro Monti ha fatto diffondere la notizia che il suo pacchetto di riforme produrrà durante i prossimi anni crescita aggiuntiva di 10 punti percentuali. Questo suona come ottimismo opportunista. La questione chiave della crescita finora è stata esclusa.
( dal Frankfurter Allgemeine Zeitung del 23 gennaio)
L’Italia ha bisogno di una riforma del mercato di lavoro, che finora offre ai pochi con contratto indeterminato nelle grandi aziende un posto di lavoro dal quale non possono essere licenziati, ai giovani italiani invece solo dei “job” precari.
Soprattutto, per causa delle leggi del lavoro dagli anni Settanta, milioni di piccole aziende rimangono sotto la soglia giuridicamente critica di 15 dipendenti, e non sono più competitivi come nel passato, quando adesso devono affrontare il mercato globale. Se la soglia fosse aumentata, ad almeno 50 dipendenti o meglio 100, ci si potrebbe aspettare nuova dinamica nel mondo delle piccole aziende, ed allora un salto di crescita. Ma il governo vuole adesso cercare compromessi con i sindacati avversi alle riforme; è questo è un brutto segnale.
Se fosse semplice, imporre delle riforme contro i tanti interessi di parte, forse anche qualche governo del passato sarebbe riuscito a fare di più del deludente piccolo-piccolo. Pure in Monti adesso sembrano nascere dei dubbi. In modo preventivo ha già richiesto aiuto dall’Europa. Secondo lui, il Fondo di Salvataggio dovrebbe essere più grande, i tassi d’interessi più bassi. In Italia, queste richieste cadono su un terreno fertile, perché i tanti politici che hanno fallito negli anni scorsi, adesso fanno credere ai loro compatrioti che l’Europa e soprattutto la Germania potrebbero risolvere tutti i loro problemi: con una garanzia sui debiti, Eurobond ed lo stampaggio illimitato di moneta da parte della Banca Centrale Europea. La verità poco confortevole è invece quella che con questi metodi ci si può guadagnare poco. Forse si può guadagnare del tempo, ma così i problemi vengono solo rinviati verso il futuro. Sebbene non ne vogliono sapere i politici italiani: Lo stampo di moneta e la garanzia di debiti da parte della Banca Centrale Europea non porterebbero solo grandi salti di inflazione, ma sarebbero anche una violazione dei trattati per la Unione Monetaria, un segnale per una totale mancanza di credibilità di qualsiasi ulteriore trattato.
Per Monti, allora, non c’è altra strada che fare l’Italia più produttiva e competitiva. Questo porta più benessere ed anche la fine dei dubbi sull’ammontare del debito italiano. Lo spread potrebbe scendere e così anche gli tassi d’interesse. La base finanziaria delle banche sarebbe più solida, le aziende potrebbero ottenere fidi a costi più bassi. Monti potrebbe utilizzare le sue entrate di tasse per abbassare i contributi sociali sui posti di lavoro anziché per il costo degli interessi del debito. Ma questo obiettivo si può raggiungere solo con ancora più coraggio per le riforme. Monti deve rischiare di rendersi impopolare. Senza qualche drammatica prova di potere non si può ottenere il salvataggio dell’Italia.

dal Frankfurter Allgemeine Zeitung del 23 gennaio

Tobias Piller


Giornale numero: 017 - Pagina: 31