L’eroe e il traditore. Le due facce della medaglia, è il titolo dell’intervento che Giulio Giorello terrà stasera a Napoli, nell’ambito della nona edizione della serie di simposi “Come alla corte di Federico II”, un appuntamento ormai collaudato in città, per parlare di scienza a un pubblico folto, non necessariamente di addetti ai lavori, utilizzando un linguaggio semplice ma rigoroso. Parlerà di tradimento Giorello, anticipando il tema del suo ultimo lavoro, in uscita a febbraio per Longanesi, non a caso dal titolo “Tradimento”.
“Ci vuole coraggio per essere eroi, ma ce ne vuole anche per essere traditori”. È un’affermazione per certi versi spiazzante, che pare contrastare con quell’immediato sentimento morale che ci accomuna tutti e che sembra aborrire come il peggiore dei mali il tradimento e condannare senza appello chi di questa onta si macchia. Dante collocava i traditori nell’ultimo cerchio, Giuda Bruto e Cassio, traditori rispettivamente della chiesa e dell’impero, meritavano di stare al cospetto di Lucifero, il primo e il più abietto dei traditori. Il buon senso e il luogo comune suggeriscono l’associazione immediata tra tradimento e viltà: non ci vuole alcun coraggio nel rinnegare un’idea, un valore, un amico, al contrario il tradimento è l’espressione lampante della codardia. Eppure il più illustre filosofo della scienza italiano la pensa diversamente e mette in discussione le nostre certezze consolidate.
Da sempre il tradimento è vissuto come hybris, sovvertimento di un ordine costituito e giusto; il tradimento risulta spaesante e inquietante perché mette in discussione i nostri valori consolidati, una morale che appare a prima vista innata e universale; i traditori vanno stanati, riconosciuti e puniti: la colpa va espiata e vuole un castigo esemplare, solo così è possibile ripristinare quell’ordine cosmico che la tracotanza dell’uomo ha incrinato. Giuda, che mentre bacia Gesù, lo tradisce per trenta denari, non merita neanche il castigo, prima ancora che giunga la condanna del mondo, è lui stesso a farsi da parte, a disprezzare il suo atto a tal punto da impiccarsi. Giuda è diventato poi l’emblema del tradimento, pochi hanno soffermato l’attenzione sul fatto che l’Escariota costituisce il deus ex machina del racconto evangelico: Giuda è colui che attraverso il tradimento, consente la morte e dunque la resurrezione di Cristo. Con Giuda, grazie a Giuda, si compie la possibilità data all’uomo della redenzione dei peccati. Eppure tutt’oggi quando intendiamo insultare qualcuno lo appelliamo Giuda.
Fin qui il tradimento presenta ancora un aspetto epico: Giuda, Bruto, Cassio sono per certi versi degli eroi, eroi tragici, eroi negativi certo, ma che tuttavia portano con sé una certa aura di grandezza: in fondo ci vuole un bel coraggio sia per tradire Gesù che per tradire Cesare! Ma come la mettiamo se dal passato remoto ci spostiamo al presente, dove si tradisce per meno di trenta denari, la posta in gioco è bassa e si riduce alla compravendita politica, o allo scambio di favori tra scialbi colletti bianchi che nulla hanno della tragicità delle figure antiche? Qui la condanna sembra essere ancora più perentoria e senza appello, poiché non è corredata da nessun elemento lirico! Ma in fondo anche questi atti erano giustificati già da Machiavelli in quell’opera di grande realismo politico che è Il principe, in cui lo studioso sosteneva che il tradimento fosse un male necessario.. Certo il tradimento va dissimulato per mantenere la gloria e il potere.
In questo excursus che dai racconti evangelici, attraversa Shakespeare e giunge fino a Tex Willer, Giorello ci dimostra che molto spesso il tradimento può rivelarsi volano di cambiamento, di innovazione: traditori dunque interpretati come rivoluzionari che a volte spostano il mondo dai suoi cardini per ricostruirlo tutto daccapo, dando vita al nuovo, all’inedito.
Come alla Corte di federico II
Da Giuda a Tex Willer: eroi e traditori secondo Giorello
Di Fabiana Gambardella – giovedì 26 gennaio 2012Postato in: Futura
Fabiana Gambardella
Giornale numero: 018 - Pagina: 22

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