Vicende del genere si consumano ogni giorno al sud. Napoli è una delle città maggiormente afflitte dal problema del pizzo: una “tassa” chiesta in cambio di protezione dagli stessi richiedenti. Un cane che si morde la coda e che autoalimenta il traffico di soldi.
La malavita non conosce barriere, esige il suo tributo senza troppi fronzoli e guai a non pagare le tasse, potrebbero succedere “cose spiacevoli”. Ai familiari e alle persone più strette. La morsa del terrore e della necessità di continuare a lavorare sono le molle che spingono ad accontentare la camorra.
Un imprenditore campano – Filippo Nocerino – ha deciso di porre fine a questi quotidiani soprusi per difendere il suo lavoro, quello faticato, quello fatto del sudore della fronte. Così durante la consueta e immotivata richiesta di soldi ha scelto di filmare il losco meeting.
La scena, per quanto sia stata raccontata e riproposta in film e video ormai innumerevoli volte, appare sempre sconcertante: volti e frasi che chiedono a Nocerino di donare una percentuale di 20.000 euro sull’appalto per il rifacimento della facciata del Real Albergo dei Poveri a piazza Carlo III. Un lavoro da 450.000 euro.
Mesi e mesi di vessazioni e richieste economiche da parte della camorra hanno spinto l’imprenditore di Torre del Greco a denunciare i suoi aguzzini raccogliendo prove schiaccianti nel video girato – che sta impazzando su YouTube – con una telecamera nascosta in un orologio da polso.
La malavita è formata da persone attente, informate sugli appalti, sugli importi e su dove andare a chiedere la tassa per essere protetti. Parafrasando Luciano De Crescenzo in una scena di “Così Parlò Bellavista“ mentre si rivolgeva ad un signore che chiedeva il pizzo in un negozio: “Ma come si può essere napoletani e allo stesso tanto crudeli da ammazzare i commercianti e gli imprenditori di Napoli?”.

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Ridimensioniamo le cose, cercando di fare e far fare qualche riflessione.
Il fatto: Rai, stampa, giornali on-line, youtube fanno circolare dei video di un imprenditore di Ercolano che filma i suoi aguzzini mentre gli chiedono il pizzo.
Ecco i miei punti di vista, personali e non.
Da Cittadina che crede nel mondo civile: leggendo la notizia (e se non fossi condizionata dal mio coinvolgimento personale) sarei assolutamente orgogliosa. Quell’uomo è un esempio da seguire. E’ il coraggio di denunciare e di fare anche di più, fornire le prove necessarie per inchiodare i malavitosi. Ha rischiato, prima e dopo. Poi si è affidato alla legge e la legge è stata con lui. Si è affidato in particolar modo ai carabinieri e i carabinieri sono stati i suoi “Angeli”. Tutti dovrebbero denunciare, perché è così che si combatte la camorra, insieme. Fiaccando ogni giorno questa maledetta realtà del sud, riducendo la sua forza intimidatrice a debole contrasto nei confronti di gente che ormai non sta più zitta, che reagisce perché è dalla parte della ragione. Lo stato non abbandona chi denuncia, questa è la realtà, ne siamo la testimonianza.
Da figlia di chi viene definito un eroe, che non sempre può essere razionale: era proprio necessario rimettere quest’uomo sotto la luce dei riflettori? Proprio ora? quando non era ancora il momento adatto? Si, gli imputati sono informati delle prove che li inchiodano, sanno già la verità, come la conoscono i suoi familiari, ma guardare un video del genere non può contribuire ad istigare chi fa come mestiere il camorrista e vive di quell’onore che gli permette di camminare a testa alta? Quello stesso onore che è il pretesto e il simbolo del suo potere sul territorio, per il quale tanta gente è già morta? Per ogni eroe c’è sempre un antagonista, ricordiamolo. Avete considerato anche che in quei video c’è gente che è ancora fuori? Che di certo non resta impassibile guardando immagini del genere? Potete immaginare la rabbia di noi familiari? Ma questo è il pensiero istintivo di chi è troppo coinvolto e che ogni tanto può avere paura. Un pensiero che poi svanisce quando ti rendi conto che lo Stato non ti ha abbandonato ed è con te, in ogni istante, per affermare con forza il tuo gesto e e farti sentire sicuro. Un pensiero che svanisce quando leggi i commenti di centinaia di persone che appoggiano e stimano quel gesto. Questo dà la forza e insieme rafforza la convinzione.
Da aspirante pubblicista: E la Deontologia professionale? L’etica? Era proprio necessario indicare anche il mezzo usato per filmare i camorristi? I cari giornalisti hanno semplicemente pensato allo scoop, trincerandosi dietro il famoso diritto di cronaca. E allora io mi rivolgo a loro: Cosa pensate di avere ottenuto? A parte la notorietà di chi ha potuto parlare di un fatto di tale importanza? Ora che tutti sanno qual’è lo strumento usato per filmare i malavitosi, non vi passa per la testa l’idea che saranno quei poveracci che ancora pagano il pizzo che ne subiranno le conseguenze? Immagino le scene, immagino un cittadino spaventato che deve affrontare il clan di turno e viene spogliato di tutto quello che ha addosso. Perché se Nocerino Filippo li ha filmati, questo non deve accadere più. Questo è quello che penseranno i malavitosi. Non pensate di avere quasi aiutato la camorra? Non pensate di avere leso il potere di indagine delle forze dell’ordine? Non credete di aver messo sull’attenti quelli che, del video, non sono ancora stati arrestati? I carabinieri non sono entusiasti di quanto è accaduto, anzi. Vi chiedete perché?
Ed è proprio ai giornalisti che mi rivolgo infine: siete dei Grandi, sicuramente l’esempio che io NON seguirò se volessi ancora continuare nella stessa vostra professione.
Senza parlare poi di chi ha venduto le informazioni. Si perché questo è il punto, purtroppo. I video avevano un prezzo e sono stati ceduti, per una ragione o per un’altra. Ma NON dovevano uscire. Non ora, non così, con questa leggerezza. Complimenti a chi ha avuto questa brillante idea, spera che legga il mio disprezzo in queste parole, prima ancora che io possa dirgliele in faccia, se e quando ne avrò la possibilità.
Questo è il pensiero poco politico e professionale di una figlia, una cittadina e una persona moralmente responsabile e con una coscienza, credo, ormai consolidata. Fatene ciò che volete.