Mediterraneo centrale per il futuro d’Europa

Le rivoluzioni arabe disegnano un nuovo scenario nell’area del Bacino. Il vecchio Continente, per superare la crisi, deve sostenere i cambiamenti e lo sviluppo delle democrazia


Sono molteplici le occasioni di investimento, produttive, di sviluppo ed occupazionali nei Paesi della Primavera Araba, occasioni importanti, in primis, per le popolazioni autoctone , per la loro crescita sociale ed economica, per l’acquisizione di diritti sacrosanti e per il riconoscimento della dignità di ogni individuo. E sono occasioni impegnative anche per i Paesi occidentali , Euromediterranei e per le stesse regioni italiane in prossimità della costa africana , come la Campania, ( che in questa direzione aveva già siglato un protocollo d’intesa con l’allora Ministro Frattini e che ci auguriamo abbia seguito) soprattutto se essi le colgono per costruire un sistema di reciproco scambio e se diventano il sostegno, i fautori principali, per il necessario e lungimirante processo di democratizzazione dei paesi arabi del Mediterraneo.
Nei Paesi del Nord Africa, come il Marocco, la Tunisia, l’Algeria, l’Egitto, questi scambi economici e culturali si erano avviati, in verità, ancor prima della rivolta dei ciclamini, con attività di nostre aziende, dai grandi colossi, come Eni, Finmeccanica, alle molteplici attività imprenditoriali nei più disparati settori.
Ma dal 18 dicembre 2010 tutto è cambiato, i paesi della rivoluzione hanno mutato la loro storia mettendo fine a diverse dittature e stravolgendo il quadro geo-politico e sociale di quelle terre.
C’è tanto da fare in diversi settori e per troppe esigenze, a partire dalla ricostruzione, per passare dalle infrastrutture materiali ed immateriali, fino a settori da incrementare come l’agro-alimentare e se non addirittura da reinventare come quello ittico.
Bene stanno facendo in questa direzione il Governo, con Mario Monti e i Ministri di competenza, ad avviare intese in reciproci viaggi ed incontri, ad organizzare iniziative come quella che vedrà a fine febbraio a Napoli cinque Paesi del Nord Africa incontrare cinque dell’Europa meridionale. Ed interessante è stata anche la discussione apertasi all’ordine dei commercialisti di Napoli sulle opportunità di sviluppo che le imprese italiane hanno in Nord Africa e in Libia. I dati sono illuminanti se si pensa agli investimenti che potenzialmente si possono attuare nell’edilizia in queste terre: in Libia, ad esempio, Unioncamere fa prognostici positivi con investimenti potenziali che possono raggiungere anche i 4 miliardi di euro, tra ricostruzione ed infrastrutture.
Non devono essere solo occasioni di business, ma anche di occupazione, produttività e soprattutto di crescita.
Così come nel settore turistico o ancor di più nel agro- alimentare, dove servono macchinari, nuovi e moderni strumenti per la coltivazione, sistemi efficienti di irrigazione in luoghi con condizione climatiche spesso difficili; strumenti ma anche professionalità in grado di migliorare i risultati, oppure modernizzazione dei servizi, penso ai trasporti e alle politiche energetiche. Il vero investimento in questo mare magnum di opportunità è di sicuro il capitale umano, i giovani, che sono stati i promotori e i protagonisti coraggiosi della primavera araba.
I giovani, donne ed uomini senza distinzione, sono stati i primi a rompere le catene insopportabili della corruzione della classe dirigente, della mancanza dei diritti e delle libertà, della mancanza di occupazione, della povertà ed, allora, fondamentale, in questa direzione, è la costruzione di un percorso che porti alle elezioni libere e democratiche, per stabilizzare governi e paesi, ognuno con le proprie specificità, superando le intricate lotte intestine, come sta succedendo in Libia, tra fazioni e tribù locali. Per la coesione sociale il ruolo dei partiti e dei sindacati è fondamentale.
E da questo punto di vista, dal canto suo, la Uil ha già avviato diverse intese coi Paesi arabi, in ultimo quella col nuovo sindacato libero della Libia, per uno scambio reciproco di formazione sia dei quadri sindacali da parte degli italiani sia per la formazione professionale dei lavoratori arabi.
E’ davvero tanto il lavoro da fare, ma è necessario farlo bene, ciascuno per il ruolo che gli spetta. Noi lo faremo come Uil, come sindacato. E crediamo che la prima battaglia da vincere sia quella per i diritti e la democrazia, che sono al di sopra di ogni business, solo così si resta “fedeli” allo spirito e alle volontà della primavera araba, solo così si dà il via ad una nuova stagione politico-economico e sociale dei paesi musulmani del Mediterraneo.

*segretario Uil Campania

Anna Rea


Giornale numero: 022 - Pagina: 29